Io e la mamma incesto infinito 9 – La mamma affronta la nonna e ritorna il sereno | Racconto incesti di coccoduro

La mamma con calma discese le scale e usci di casa, io con lo sguardo perso nel vuoto e il respiro che faticava ad uscire pensavo: adesso sono guai, la nonna farà un casino tale che in poche ore tutto il paese ne sarà informato e, già mi vedevo additato come quello che si scopa la propria mamma, valutavo in quale continente rifugiarmi per non incorrere nelle ire di mio padre, comunque la mamma verrà via con me, non posso lasciarla nelle mani di mio padre, disperato mi buttai sul letto e chiusi gli occhi.

Serena la Tettona parte 4: Natale | Racconto etero di GiovaOrt

Arrivò il periodo natalizio. Come gli altri anni io e Serena avremmo passato la vigilia con la mia famiglia e il giorno di Natale con la sua. Nelle ultime settimane il nostro rapporto era migliorato, lei continuava a vedersi e scopare con altri (Jacopo in primis), ma non infieriva su di me e, anzi, facevamo sesso molto spesso. Avevo smesso di provare vergogna per la mia situazione, chiedevo costantemente a Serena di raccontarmi le sue avventure erotiche e lei era felicissima di farlo, soprattutto durante le nostre scopate visto che ci dava una carica in più ad entrambi.

Prime esperienze con lamica tettona di mia sorella (p. 1) | Racconto prime esperienze di Arrapaho

I miei primi approcci con il sesso, ricordi indelebili della mia adolescenza che spesso ripercorro mentalmente: dai primi turbamenti, alla scoperta della masturbazione fino al primo rapporto completo che risale ad una decina di anni fa. Sono i momenti salienti della mia vita sessuale che riguardano il periodo compreso fra i 9/10 ed i 14/15 anni che nel mio caso coinvolgono gli stessi protagonisti: io e Monica, una amica di mia sorella. Io e lei fin da bambini eravamo come due opposti che si attraggono e si respingono. Diversi di aspetto, lei mora ed io biondo, diversi di carattere, io timido lei invece riservata solamente con gli sconosciuti, al contrario sapeva imporre le sue decisioni nei confronti degli amici. In comune avevamo il mese di nascita: ottobre per entrambi, ma eravamo divisi da un anno esatto, io nato nel 1988 e Monica nel 1989. Inizio con il raccontarvi un po di me: biondo con un fisico asciutto ed un po gracilino, da bambino e da adolescente dimostravo meno della mia reale età. Di carattere, come già detto, sono sempre stato timido. La composizione della mia famiglia invece è comune a molte altre, con mamma, papà ed una sorella più giovane di 3 anni. Con mia sorella ho sempre avuto un normalissimo rapporto, andavamo discretamente daccordo senza mai pestarci i piedi a vicenda fin da bambini. Lei aveva come amichetta, una vicina di casa che si chiamava Monica e che veniva spesso da noi a giocare assieme; le due bambine si divertivano molto in compagnia nonostante i due anni di differenza in età. Pure io avevo lamichetto dei giochi anche se qualche volta passavo del tempo assieme a mia sorella ed alla sua amica, visto che frequentava casa nostra, a giocare a nascondino o a mosca cieca sviluppando di conseguenza una certa confidenza anche con Monica, ma niente di più perchè a quelletà per me le femmine potevano rappresentare al massimo delle occasionali compagne di gioco e spesso le consideravo noiose e poco divertenti. In quel periodo frequentavo le elementari e nonostante la giovane età avevo già le idee chiare su cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande: il medico. Proprio per questa mia manifesta passione i miei genitori, in occasione del mio nono compleanno, mi avevano regalato un kit del dottore, un gioco composto da uno stetoscopio, un martelletto, un paio di pinze, una siringa senza ago di plastica e qualche altro attrezzo. Per cominciare a far pratica… dicevano sorridendomi mamma e papà ed io li avevo presi sulla parola. Infatti già allora mi atteggiavo da dottore coinvolgendo la mia sorellina come paziente e visto che in sua compagnia cera spesso anche Monica, a queste visite, di conseguenza vi partecipava anche lamichetta. Questultima, anche da bambina, non accettava sempre passivamente le mie disposizioni, se sotto certi aspetti dimostrava di essere un po ingenua, al contempo aveva sempre avuto la tendenza a tentare di impormi certe sue decisioni, tanto che già a quel tempo mi vedevo costretto a concederle di fare la parte della dottoressa a sua volta. Tutti e tre inizialmente ci divertimmo molto con questo gioco, il tutto condotto senza alcuna morbosità ne tantomeno scopo sessuale, ma solo come un gioco innocente e chi, a turno, faceva da paziente doveva scoprirsi solo il torace o, stesi sulla pancia, mostrare un po di culetto per fare liniezione. Come ho appena scritto ricevetti in regalo il kit del dottore per il mio nono compleanno, quindi allepoca Monica ne aveva otto di anni ed alla sua prima partecipazione aveva accettato dopo breve titubanza di scoprire il torace per permettermi di visitarla. Le volte seguenti però non oppose alcuna resistenza abituandosi, a poco a poco, alla routine del gioco anche perchè si divertiva a sua volta quando era il suo turno di fare il medico con me o mia sorella in qualità di pazienti. Per i primi sei-sette mesi, finchè era considerato una divertente novità ci giocammo di tanto in tanto, poi la noia della ripetitività ci portò ad abbandonarlo per qualche mese. Il giorno in cui proposi di riprenderlo notai subito che la disponibilità di Monica non era più la stessa, anche se dopo una mia breve insistenza accettò di parteciparvi nuovamente. Quando nel corso della nuova visita le scoprii il torace notai subito dei piccoli ma particolari cambiamenti nel fisico di Monica che nel frattempo aveva appena compiuto i nove anni. Non presentava più il petto liscio da bambina visto fino a qualche mese prima, perchè le areole, fino a quel momento piccole, avevano iniziato a modificarsi con dei piccoli rigonfiamenti, un certo aumento di dimensioni ed un inscurimento del pigmento che di conseguenza le rendeva molto più evidenti presentandosi come due bottoni in leggero rilievo. Erano i primi segni di un abbozzo del seno, qualcosa che non mi aspettavo di vedere che a prima vista mi incuriosì e mi affascinò moltissimo. La volta seguente, ancora più attratto da quelle areole così sporgenti da un petto ancora abbastanza piatto, sentii il desiderio di approfondire questa novità iniziando a toccare quei due minuscoli bozzolini. Prendendoli delicatamente fra pollice ed indice notai la presenza di una specie di nodulo sottostante (il bottone mammario), a causa di questa mia manipolazione Monica emise un gemito soffocato affermando di aver sentito un po di fastidio. La vista ed il tatto di quel seppur minuscolo abbozzo di seno non mi lasciarono del tutto indifferente, avevo 10 anni e per la prima volta mi rendevo conto che le femmine non sono come le avevo semplicemente considerate e sottovalutate fino a quel momento, in parole povere quello fu il primo vero turbamento a sfondo sessuale. Si trattava di una sensazione mai provata in precedenza, mentre la toccavo sul petto mi sentii scosso da una specie di tremore interno, un calore mi avvolse il corpo ed il mio pisellino si sollevò diventando dritto e rigido. Questultimo particolare mi provocò un certo imbarazzo, indossavo un pantaloncino sportivo, elastico ed un po attillato, perciò quella mia inattesa erezione, nonostante a 10 anni non superasse gli 8/9 centimetri, creò una punta nella parte anteriore del pantaloncino. La notò anche Monica che diresse lo sguardo proprio lì, ma non credo che a quellepoca possa aver ben compreso di cosa si trattasse. Quella sera quando andai a letto ripassai mentalmente quanto avevo visto (e pure toccato) durante lultima visita a Monica ed il mio pisellino rispose prontamente sollevandosi e diventando rigido ancora una volta. Allora infilai una mano sotto ai pantaloni del pigiama, provai a toccarlo per comprendere qualcosa di più e per sentire se quella insistente erezione provocasse del dolore al tatto. Constatai subito che non era così, nessun fastidio, anzi si trattava di una nuova e piacevole sensazione, perciò provai a massaggiare il pisellino e notai che più la mia mano andava su e giù sul piccolo membro irrigidito e maggiore era il godimento che provavo. Ripensavo a lei ed alle sue areole in fase di sviluppo mentre la mia mano in maniera meccanica e quasi senza rendermene conto proseguiva il suo lavoro a ritmo sempre più veloce fino a raggiungere il mio primo orgasmo che a quelletà era ancora di tipo asciutto. In quelloccasione compresi che il pene non serviva solamente per fare la pipì ma poteva anche essere fonte di una nuova ed incredibile sensazione di piacere, fu quella la mia prima masturbazione che ripetei tutte le sere nel mio letto prima di dormire. Riuscii a coinvolgere Monica ancora per qualche volta in quella cosa che per me sapeva sempre meno di gioco e sempre più di curiosità sessuale, ma lamichetta di mia sorella, nonostante i 9 anni, nel frattempo si era resa consapevole dei mutamenti che stavano per avvenire nel suo corpo. Prendeva conoscenza delle differenze che ad un certo momento dello sviluppo contraddistinguono le femminucce dai maschietti e fra queste il seno, di conseguenza non era più disponibile a mostrarsi a torso nudo davanti a me ne tantomeno a farsi toccare i capezzoli durante la visita. Lo sviluppo che precedeva la pubertà nel caso di Monica fu precoce e veloce tanto che, in seguito, dovette indossar
e il primo reggiseno già alletà di dieci anni, momento in cui le sue tettine erano cresciute a sufficienza da formare due bozzoli riconoscibili sotto alla maglietta. Per entrambi il tempo della ingenuità nel gioco del dottore volgeva al termine, lei non si concedeva più alle visite da qualche mese ed io mi accontentavo di immaginare il suo acerbo seno mentre mi masturbavo con la speranza di riuscire un giorno a rivederlo scoperto. Quel desiderio di rivederlo era forte perciò pensai che una volta accantonato il gioco del dottore, a causa del suo rifiuto a continuarlo, mi sarei dovuto escogitare qualcosa di nuovo, ma ero frenato dalla mia timidezza. Qualche mese dopo persi ogni speranza di riuscire a coinvolgerla in qualcosa di nuovo in quanto Monica ci aveva lasciato quando, per motivi di lavoro, i suoi genitori avevano deciso di trasferirsi in unaltra città a 300 km di distanza.

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