Scambista con mio figlio (terza parte) | Racconto incesti di Marco Sala

Il rapporto con i miei figli è sempre stato improntato su un rapporto più di amicizia complice che sul classico legame madre-figli. Forse perché, essendo separata e sola, e dovendo mandare avanti da sola un’azienda, sono stati cresciuti dai miei genitori. Il nostro rapporto è sempre stato molto disinibito, il sesso ed il nudo non è mai stati un tabù, loro sanno tutto di me, dei miei amori, delle mie tendenze sessuali e del fatto che frequentavo e frequento delle spiagge per nudisti anzi, una volta raggiunta la maggiore età, si sono uniti a me nella frequentazione di questi luoghi. Ovviamente anche in casa ci capita spesso di girare nudi e le battutine sono all’ordine del giorno, soprattutto da parte mia e di Gabriella, mia figlia, nei confronti di Marco, mio figlio nonché suo fratello. Marco è un tipo molto eccitabile dal punto di vista sessuale, gli basta un niente per avere delle erezioni improvvise, il solo fatto che io gli passi vicino sfiorandolo con qualche parte del corpo e sufficiente per vedergli il pisello crescere all’istante, il tutto tra l’ilarità mia e di mia figlia. Questa sua attitudine nei miei confronti mi ha fatto capire l’attrazione sessuale che prova verso di me e, in una particolare situazione mi ha portata ad intraprendere una relazione incestuosa con lui, il tutto tenendo all’oscuro nel modo più assoluto Gabriella, mia figlia. Purtroppo, a causa delle nostre attività lavorative e di studio viviamo tutta la settimana lontani, io a Trieste e lui a Milano, per questo i nostri rapporti carnali non sono molto frequenti. Quando lui è a casa non sempre possiamo farlo, vista la presenza di mia figlia, allora quando sono sola, a casa o negli hotel dove soggiorno durante i miei viaggi di lavoro, uno dei nostri passatempi serali è giocare su skype, cosa che Marco e i suoi amici fanno spesso seduti e “smutandati” tutti e tre sul divano, così come piace a loro raccontare. Lui vive con due coinquilini compagni di università; una sera, durante un mio passaggio a Milano, sono uscita a cena con tutti loro e, a causa di mio figlio che amava esibire la mamma come un trofeo, ed il livello alcolico sopra il consentito, la mia indole esibizionista ha fatto si che tra me ed i suoi due compagni iniziasse un gioco che finì con loro che si masturbavano davanti a me mezza nuda per strada, nascosti dietro un SUV parcheggiato. Da quel giorno ogni volta che chiamavo Marco su skype, quello sciagurato di mio figlio, sapendo che io alla sera, sia che fossi in casa o nella camera dell’hotel giro sempre seminuda, non perdeva occasione di tendermi delle trappole per mostrarmi in quella guisa ai suoi amici. Spesso mi rispondeva dal salone con lui e suoi due complici seduti sul divano in T-Shirt, tutti e tre “smutandati” con i piselli all’aria. Le prime volte fingevo di arrabbiarmi ma, dentro di me, la mia verve esibizionista sperava di trovarli in quella situazione per assaporare il sottile piacere che provai quella sera nel vederli eccitati masturbarsi guardandomi. Ovviamente fingendo imbarazzo: “Eddai ragazzi sempre nudi a segarvi appena vedete una donna in intimo?” “No Paola lo facciamo solo con te, lo sai che ci ecciti.. ops scusa Marco.” Come sempre era Paolo a parlare. “No, problem Paolo, so che mia mamma è una bella donna desiderata da molti.” “Ok, se volete giocare va bene, ma almeno inquadratevi dalla vita in su.” Cercai di dire fingendomi poco interessata a vedere i loro piselli turgidi. “Almeno tu Marco, sono sempre tua mamma!” “Mamma ma io non mi sego per te, solo per solidarietà con loro!” Che bugie stavamo raccontando per salvare le apparenze. “ A quel punto intervenne Matteo. “Signora Paola perché non si toglie anche l’intimo?” Tanto lei è abituata visto che frequenta le spiagge per nudisti.” “Ma sei proprio un bell’impertinente Matteo, lo sai?” Gli dissi con tono di rimprovero ma era quello che volevo mi chiedessero. Mi tolsi l’intimo e mi mostrai a loro nella mia più completa nudità. “Ed ora cosa vuoi che faccia?” “Non saprei, faccia lei.” Così iniziai ad accarezzarmi sensualmente il corpo, prima i seni, poi in ventre con qualche carezza alla patatina, senza scordarmi di girarmi di schiena mostrando loro il mio lato B. Si, ormai avevano capito che la presenza di mio figlio non mi creava imbarazzo, che il nostro rapporto era molto libero, ma non sapevano che questo rapporto andavo molto oltre. “Ohh.. Paola sei bellissima.” Disse Paolo subito seguito da Matteo che non riuscì a terminare la frase. “Si.. si.. sei bellis.. ahhhh.. ohhhh..” E tutti e tre esplosero in un copioso schizzo di sborra calda.. Nel vederli tutti e tre in web-cam eccitati a masturbarsi, aveva fatto crescere in me la voglia sesso. Dopo aver chiuso la conversazione fingendo di nuovo di rimproverarli per ciò che avevano, fatto, presi il mio inseparabile vibratore mi masturbai vigorosamente. L’occasione per poter passare una nuova notte di sesso con mio figlio capitò qualche mese dopo. Era una domenica di ottobre finalmente eravamo tutti a casa. Nonostante la giornata festiva stavo sbrigando della corrispondenza inviando e leggendo le solite decine di mail che ricevo regolarmente. Tra le diverse mail trovo quella di un cliente di Torino che mi chiedeva se potevo anticipare a lunedì l’appuntamento precedentemente fissato per il mercoledì. Consultai l’agenda e vidi che il lunedì non avevo niente di importante, unico problema il martedì mattina sarei dovuta essere a Nizza, in Francia, diciamo che in un certo senso ero in zona, allora gli confermai l’appuntamento senza specificare l’ora. La risposta del cliente mi arrivo a breve giro di mail; nessun problema, mi avrebbe ricevuta a qualsiasi ora, tanto era in ufficio tutto il giorno. Allora mi venne un’idea, mi rivolsi a Marco e gli dissi: “Marco, siccome devo essere a Torino lunedì, che ne dici questo pomeriggio di partire con me, a Milano mangiamo qualcosa insieme, mi fermo a dormire lì, poi alla mattina riparto per Torino, così ti eviti l’alzataccia lunedì mattina per prendere il treno.” Così dicendo, visto che era presente anche Giulia, la ragazza di mio figlio, gli feci l’occhiolino facendogli capire che avevo in mente qualcosa di particolare. Lui acconsentì al volo , Giulia un po’ meno, stare qualche ora in meno con il ragazzo le dispiaceva. Subito mi misi all’opera per prenotare l’hotel on line ed in un attimo ebbi finito. “Bene, l’hotel io l’ho prenotato, tu comincia a prepararti la borsa.” Passando accanto a me Marco sbirciò il video del PC e subito si accorse della prenotazione di una matrimoniale non a Milano ma a Desenzano. Mi guardò in silenzio, aveva capito la mia intenzione di passare la notte con lui, con un sorrisino complice mi strizzò l’occhio a sua volta e se ne andò in camera insieme a Giulia a prepararsi la borsa. Finite le ultime cose, anche io mi diressi vero la mia camera per preparare il mio piccolo bagaglio. Passando davanti alla camera di Marco entrai per dirgli come avrei preferito si vestisse per il viaggio ma ahimè, entrando, lo trovai nudo sul letto con Giulia che gli stava facendo il “pompino della staffa”. “Ops.. scusatemi.. ma già che ci sono volevo dirti di metterti una bella camicia ed un paio di pantaloni che non siano i soliti jeans strappati. Stasera ti porto a cena in bel posticino. Ora continuate pure.” Dopo l’imbarazzo iniziale ci fu ilarità e tutti ridemmo divertiti per la curiosa situazione. Appena chiusa la porta però, l’immagine che avevo appena visto, mi provocò un piccolo brivido d’eccitazione lungo la schiena. Un’oretta più tardi eravamo pronti per la partenza, ripongo il mio trolley ed il suo borsone nel baule dell’auto, e dopo i saluti a Giulia si parte in direzione Milano. Dopo pochi chilometri Marco mi disse: “Mamma io ho messo i pantaloni belli come mi hai chiesto, però tu potevi metterti una gonna anziché i jeans.” “Perché non sto bene con questi jeans attillati? Dai guarda che bel culo mi fanno!” “Si.. si.. ti fanno un be
l culo, ma trovo molto sexy vederti guidare con la gonna un po’ tirata su e tutta scosciata. Poi avrei potuto infilarti le mani sotto e ravanarti un pochino.” Immediatamente scoppiammo entrambi in una fragorosa risata. Durante il viaggio mi tempestò di domande per sapere quali programmi avessi avuto per la serata, ovviamente io cercavo di glissare l’argomento. Avrei voluto fargli una sorpresa, anzi per cambiare discorso gli chiesi: “Invece dimmi tu cosa è successo in camera tua quando poi io sono uscita.” E lui sorridendo: “Dai mamma lo sai, a Giulia piace farmi i pompini, appena può mi prende in cazzo in bocca, ma se ti può fare piacere non è brava come te.” Altra risata. Un attimo dopo un messaggino sul suo cellulare. “Accidenti, siamo appena partiti e già gli manchi?” “No, è Gabriella, mi ha scritto di curarti perché ormai ha già una certa età per viaggiare sola.” “Che figli stronzi che ho!” “No, mi ha solo scritto di mandargli un messaggino quando arriviamo a Milano.” Altra risata sonora, sapendo che la nostra meta era un’altra. Arrivati in hotel a Desenzano per prima cosa prendemmo possesso della camera con registrazione alla reception, poi cena al ristorante dell’hotel. “Mamma, ma io pensavo uscissimo a cena fuori.” “No amore, stasera ceniamo in hotel, poi dopo ti porto io in bel localino.” Dopo aver cenato tranquillamente, visto che si erano ormai fatte le 22.00 decidiamo di muoverci, non prima di esserci rifatti il look in camera. “Amore indossa la camicia bianca questa sera, ti sta da dio e lasciala un poco aperta, mi piace vedere il tuo petto depilato. Poi se vuoi aspettami nella hall, magari chiama tua sorella e digli che siamo arrivati, così non ci rompe più fino a domani.” Detto fatto Marco si cambiò indossando la camicia che gli avevo suggerito e via lasciandomi sola in camera a scegliere il look della serata. Dopo una decina di minuti scesi anch’io. Lo vidi intento a smanettare con il cellulare, lui alzando la testa mi vide e non poté non lanciare un’occhiata di approvazione. “Wwaaoo.. soprabito blu stretto i vita con la cintura e tacco 12, cosa nascondi sotto mamma?” “Non preoccuparti, dimmi piuttosto cosa ti ha detto tua sorella.” “Niente di particolare, che è a casa, solo una pizza con il suo ragazzo ed una coppia di amici, ma la sentivo un po’ su di giri.” “Ho capito, stasera ha voglia di fare la troietta anche lei, mi sa che al suo ragazzo piace vederla scopare con altri, e lei sicuramente non si tira indietro” E subito una nuova risata. Saliti in macchina Marco cercò di infilarmi una mano sotto il soprabito, con due schiaffetti gliela tolsi. “Curiosone, più tardi avrai modo di vedere e costatare di persona, ora no, sarà una sorpresa.” Dopo qualche minuto di strada ci fermammo e parcheggiammo. Fatti una decina di metri a piedi ci trovammo davanti ad una porta chiusa con una piccola insegna al neon con la scritta “Club Privè” “Ahhh.. ecco cosa nascondevi, brava mamma, bella sorpresa.” Dopo aver suonato all’entrata ci aprì un signore che vedendomi mi salutò calorosamente. “Buonasera signora Paola, è un sacco di tempo che non la vedevamo.” “Buonasera Giovanni, effettivamente sono stata molto occupata in questo periodo.” Marco guardandomi incuriosito mi disse: “Mamma, ma ti conoscono?” “Si amore, ci venivo tempo fa quando avevo voglia di farmi una sana scopata senza intrighi di sorta.” Dopo qualche secondo ci venne incontro la guardarobiera, una signora matura ma ancora molto affascinante che ogni tanto non disdegna buttarsi nella mischia. “Ciao Paola, come stai?” Lei era un’amica di vecchia data, e fu proprio lei a farmi conoscere il locale. “Ma che bel giovanotto hai portato con te questa sera, complimenti.” Poi sottovoce nell’orecchio: “Prima di lasciare il locale me lo fai provare sto bonazzo.” Risata tra noi due. Così dicendo prese la giacca di Marco ed io mi sfilai il soprabito e glielo affidai. Vedendo il mio look Marco rimase senza parole. Indossavo un vestitino a rete aderentissimo senza intimo, solo le autoreggenti, con i capezzoli che mi uscivano dalle maglie della rete. Vedendo il suo sguardo stralunato mi venne istintivo dirgli: “Bhe? Non mi hai mai vista nuda?” E lì scoppiammo a ridere tutti e quattro. Entrammo nel locale, un paio di coppie al bar, altre persone si intravedevano nelle varie stanze del Club. Tanto per acclimatarci andammo al bar per bere un drink. Marco, mentre prima mi tempestava di domande, ora era muto come un pesce. Vedendolo un po’ in imbarazzo cercai di rompere il ghiaccio io. “Allora amore, ti piace il posto?” “Si mamma, è molto intrigante, ma come ci si comporta qui?” La sua perplessità mi strappo una risata. “Tranquillo, qui non c’è un codice di comportamento fisso, si recita a soggetto, intanto rilassati e bevi qualcosa.” La musica d’ambiente che diffondevano alcuni altoparlanti creava un ambiente soft e rilassato. Mentre sorseggiavamo il nostro drink iniziammo a far conoscenza con un’altra coppia, nel frattempo strinsi a me Marco facendogli capire che, davanti a questa coppia, ora poteva abbracciarmi ed anche osare qualcosa di più. Il messaggio arrivò chiaro, subito mi abbracciò da dietro attaccando il suo corpo al mio, mentre io parlavo tranquillamente con la donna dell’altra coppia. Era una bella donna, minuta, di 40 anni, capelli lisci neri e, per l’occasione, aveva un trucco un po’ vistoso. Era abbigliata con una camicetta sbottonata che lasciava intravedere un seno abbondante e florido, una gonnellina a balze e calze di seta. Dopo una decina di minuti dei soliti discorsi di circostanza, iniziò a farmi i complimenti per il vestito dicendomi che le piaceva molto e che aveva provato a cercarne uno simile ma aveva trovato solo delle tutine in rete, quelle che ti avvolgono completamente, partendo da piede e salendo lungo le gambe e poi per tutto il corto. Cosi dicendo si accarezzo una coscia con entrambe le mani mimando il modo con cui la tutina avrebbe avvolto la coscia stessa. Nel movimento lasciò intravedere come le calze fossero sostenuto da un reggicalze nero molto sexy. Vedendo che la osservavo, le sue mani non si fermarono alla coscia ma continuarono alzando la gonna e mostrando una splendida fighetta tutta liscia e depilata come la mia. Lui invece era un uomo sui 45 anni, robusto con qualche chiletto in più ma ugualmente sexy, camicia sbottonata che lasciava intravedere un petto depilato ed i capelli rasati, insomma una coppia giusta, pensai dentro di me, e sembrava che anche a loro garbasse la nostra presenza. Dopo altri minuti di chiacchiere, lei mi si avvicinò all’orecchio ed indicando due uomini giovani non molto distanti che ci osservavano mi disse. “Hai visto quei giovanotti? Ci stanno mangiando con gli occhi.” Io per risposta gli dissi: “Bhè, che ne dici se gli facessimo vedere qualcosa di più? Magari oltre a mangiarci potrebbero anche leccarci.” E lei: “Non so, sono giovani. Anche quando ero ragazzina non sono mai andata con i miei coetanei, ho sempre preferito gli uomini maturi.” “Non sai cosa ti sei persa. Marco, il mio partner, ne ha 22 e scopa da dio.” Gli dissi. Lei rimase un attimo senza parlare, forse arrossì, io senza dire niente la presi per mano ed insieme ci avviammo, seguite dai nostri uomini, in una stanza del Club con un enorme letto circolare nel mezzo. Ci posizionammo in ginocchio nel centro del letto ed iniziammo a baciarci, prima bacetti sul collo e sulle spalle, poi un lungo bacio profondo. Mentre ci baciavamo sentivo le mani di mio figlio esplorare tutti gli anfratti del mio corpo. Cercai di aprire le gambe il più possibile per aiutarlo nel suo intento. Ormai il vestito mi si era alzato fino ai fianchi, con una manovra veloce me lo sfilai del tutto e rimasi solo con le autoreggenti. Marco dietro di me passando una mano in mezzo alle gambe mi sditalinava la fighetta già bagnatissima, mentre con l’altra mano mi massaggiava le tette. Il compagno della mia improvvisata partner faceva lo stesso con lei. Eravamo entrambe n
ude, in ginocchio sul letto incollate l’una all’altra e mentre ci baciavamo i nostri uomini ci accarezzavano e ci masturbavano. Era una situazione eccitantissima. Sentivo dietro di me l’ansimare voglioso ed eccitato di Marco, allungai una mano dietro e sentii il cazzo durissimo ancora nei pantaloni in attesa che venisse liberato. Mi girai verso di lui, gli presi il viso tra le mani e subito iniziai a baciarlo con la bocca che ancora aveva il sapore della mia partner di poco prima. Non so per quale motivo ma la sua bocca mi sembrava più dolce del miele, non volevo staccarmene. Mentre ci baciavamo iniziai a spogliarlo. Gli slacciai la camicia e gliela tolsi lasciandola cadere dove capitava, non come dovrebbe fare una mamma che ripone con cura gli abiti del figlio, ma come fa un’amante in calore, come ero io in quel momento, vogliosa di assaporare il proprio uomo nudo. Stessa sorte per i pantaloni e quindi infilai le due mani sui fianchi all’interno dei boxer e con un solo movimento glieli feci scivolare fino alle caviglie. La visione del suo cazzo turgido mi apparve in tutto il suo splendore. La voglia covata era tanta, glielo afferrai con entrambe le mani ed iniziai a spompinarlo. Anche la voglia di Marco era tanta, quasi con violenza mi spinse e mi fece stendere sulla schiena, in un attimo fu sopra di me ed iniziò a scoparmi con vigore. In quel momento di eccitazione massima esistevamo solo noi due, tutto il resto era scomparso. Il mio desiderio sopito ormai da settimane esplose facendomi arrivare all’orgasmo in pochi minuti. Marco non si fermò, continuò a scoparmi, poi improvvisamente, sentendo arrivare l’orgasmo, usci da dentro di me, si avvicino con il cazzo alla mia bocca, inondandomi del suo caldo seme anche il viso e le tette. Rimasi un attimo frastornata, poi ripresami dissi: “Wow.. Marco, come sei stato veloce! E che schizzo! Avevi voglia pure tu” “ Si mamm… Paola.” Nel frattempo, riaprendo gli occhi sul mondo vedi il viso della lei conosciuta prima a pochi centimetri dal mio naso. Era in ginocchio con il suo uomo che la stava scopando alla pecorina. Sul suo viso si vedeva l’espressione di chi voleva essere baciata. Allungai il collo fino a far toccare le nostre labbra, ci baciammo profondamente poi lei scese con la bocca a leccare la sborra di Marco sulle mie tette. Marco vedendo la scena ci si avvicinò e infilò il suo cazzo ancora sporco di sborra tra le nostre bocche che leccammo e succhiammo avidamente. Il suo uomo eccitato dalla scena e pronto all’orgasmo si stacco da lei e, avvicinandosi a noi dalla parte opposta di Marco, schizzò sui nostri visi. Occasione più ghiotta, nel vero senso della parola, non poteva capitarci. Iniziammo a leccarci, pulendoci a vicenda con la lingua, la sborra dal viso senza lasciarne nemmeno una goccia. Rimanemmo sul letto a rilassarci qualche minuto tutti e quattro vicini. Marco mi baciava teneramente, io ovviamente ricambiavo. Dopo qualche minuto vidi avvicinarsi a me anche il lui della coppia nostra partner. Iniziò a baciarmi i capezzoli mentre sentivo una mano farsi spazio nella mia intimità. Capii subito che era la mano di Marco, allargai le gambe per favorirlo nel suo intento così iniziò anche a leccarmi la fighetta implume. In quel momento mio figlio ed uno sconosciuto mi leccavano e mi baciavano insieme, nuovi brividi di piacere ricominciarono a percorrermi la schiena. Cercai voluttuosamente i loro cazzi ma non riuscii a trovarli. Io, che di solito sono quella che comanda il gioco, in quel momento ero passiva in balìa di quei due uomini, era una sensazione mai provata e decisamente piacevole. Rimasi in quella posizione di passività per diversi minuti, le loro lingue percorsero il mio corpo dalla testa ai piedi per diverse volte esplorando l’intimità di tutti i miei buchini, ma poi la mia voglia di cazzo prese nuovamente i sopravvento, mi rialzai, mi si in ginocchio davanti a loro. Prima baciai Marco quindi lo sconosciuto, li feci sdraiare ed impugnai i loro cazzi, pronta a rendergli il favore. Comincia a segarli piano piano fino a quando non arrivarono al turgore massimo quindi iniziai a spompinarli entrambi. Mentre io mi occupavo di entrambi i nostri uomini, la mia amica occasionale la vedevo su una poltrona a poca distanza da noi intenta a succhiare il cazzo a uno dei due giovanotti adocchiati prima al bar, mentre l’altro la stava scopando. Senza preoccuparmi continuai il mio lavoretto suoi miei due maschi. Alternavo il cazzo di uno al cazzo dell’altro mischiando i loro sapori nella mia bocca. Marco dopo qualche minuto si alzò e, girandomi dietro, iniziò a leccami il buchino. Capii subito le sue intenzioni, anche io però avevo voglia del suo cazzo nel culo anzi, avevo voglia di due cazzi. Presi un preservativo da un contenitore nelle vicinanze e, dopo aver aperto la busta che lo conteneva, con la bocca lo srotolai sul cazzo dello sconosciuto con una manovra degna della più navigata zoccola, quindi mi impalai su di lui offendo il mio culetto aperto a Marco. Dopo qualche secondo iniziai a sentire il suo cazzo che lentamente mi stava penetrando. Il suo cazzone mi riempì completamente il ventre. Due piselli contemporaneamente mi stavano stantuffando. Non riuscivo a dire nulla, solo gemiti di piacere e dolore mischiati e sovrapposti. In questo turbinio di sensazioni sentii crescere un brivido nella pancia che culminò con l’ennesimo orgasmo della serata tanto forte da togliermi le forze, così di abbattermi sul corpo dello sconosciuto sotto di me. Le braccia forti di Marco e dell’uomo mi rialzarono e mi distesero sulla schiena e, avvicinandosi con i loro cazzi al mio viso, esplosero tutta la loro voglia inondandomi di sperma caldo. Nel frattempo si unì a noi, anche lei ricoperta dello sperma dei due ragazzi, la compagna dello sconosciuto. Entrambe eravamo un maschera di sperma, decidemmo di andare in bagno per lavarci. Al ritorno trovammo Marco ed il suo uomo già rivestiti, al bar a bere una birra rinfrescante con i nostri abiti in mano. Lei si rivestì subito, mentre io rimasi nuda, ormai il mio corpo lo avevano visto tutti e, le mie frequentazioni delle spiaggia nudiste mi avevano abituata a certe situazioni anzi, presi il mio vestito e lo diedi alla donna quale regalo in ricordo del nostro incontro. Presi anche io un drink dissetante, poi, infilato il soprabito tornammo all’hotel. In ascensore Marco mi sfilò nuovamente il soprabito: “Mamma, è troppo eccitante vederti nuda con le sole autoreggenti e tacco 12, in mezzo alla gente che ti desidera.” Uscii dall’ascensore in quella guisa ma, essendo già le tre di notte, nessuno ci vide nel corridoi. Appena in camera mi infilai subito sotto la doccia. Dopo poco entro Marco e si accomodò in doccia con me. Iniziammo ad insaponarci a vicenda e, manco a dirsi, il suo pisello gli divenne ancora duro. Senza dire niente mi fece appoggiare alle piastrelle e da dietro mi prese un’altra volta. La sua energia giovanile mi aveva contagiata, aveva fatto crescere anche la mia voglia e in pochi minuti godemmo un’altra volta insieme. Ci asciugammo e ci infilammo nel letto nudi e stanchi, tanto che ci addormentammo abbracciati senza neanche darci la buonanotte. Al mattino eravamo ancora abbracciati, i nostri corpi erano incollati l’uno all’altra. Sentivo il suo cazzo turgido per la “morning glory” schiacciato contro il mio culetto. Non potei resistere, nonostante lui stesse ancora dormendo glielo presi tra le mani e lo feci sborrare senza che lui si svegliasse, raccolsi tutto il suo seme caldo in bocca e lo deglutii senza neanche perderne una goccia, poi via in bagno per rinfrescarmi ed essere pronta per ricominciare il viaggio. Ormai era mattina inoltrata, dopo esserci vestiti e preparato i nostri bagagli ripartiamo per Milano. Dopo averlo lasciato ad una fermata della metropolitana per non perdere ulteriore tempo, ripartii di corsa per Torino, ormai si era fatto pomeriggio. Dopo aver incontrato il cliente ripartii pe Nizza così come avevo programmato. Mentre guidavo nella mia mente passavano le immagini della serata trascorsa con mio figlio al Cl
ub Privé, immagini che mi davano piacevoli sensazioni miste ad un senso di appagamento e tranquillità. L’idea che fare sesso con mio figlio fosse una cosa proibita ormai l’avevo superata da tempo, sentivo solo un grande amore verso di lui e, speravo, anche lui nei mie confronti. Prima di arrivare a Nizza mangiai qualcosa di veloce per strada poi, una volta giunta in albergo, subito in camera per il quotidiano lavoro di lettura e risposta alle mail dei clienti e fornitori. Prima di iniziare a lavorare, seduta sul letto con il pc sulle gambe, chiamai su skype mia figlia per un saluto veloce. Le solite domande di circostanza ma questa volta condite con delle piccole bugie, concordate con mio figlio, relativamente alla serata precedente. Anche lei mi raccontò di come era andata la pizzata in casa con amici, ma dal suo tono si capiva che forse stava raccontando una piccola bugia, del resto con una mamma troia come me lei non poteva certo essere diversa, per non parlare poi del fratello… Dove aver sbrigato le ultime cose, appoggiai il pc sul comodino e mi distesi cercando di prendere sonno. Appena chiusi gli occhi, il trillo della chiamata di skype mi svegliò. Guardai, accidenti era mio figlio. Mezza rincoglionita, nella penombra della camera, illuminata solo alla luce dello schermo del pc risposi. “Ciao mamma come stai?” “Se devo essere sincera sono mezza addormentata, ero già a letto.” “Volevo salutarti e dirti una cosa.” “Va bene amore, dimmi pure.” “Sai, oggi mi sono fatto due seghe pensando a ciò che abbiamo fatto ieri sera. Premetto che mi piace un sacco quando facciamo sesso io e te da soli, ma ieri sera vederti scopare e lesbicare con altre persone mi ha eccitato una cifra, è stato meraviglioso.” “Amore, lo sai che mi piace divertirmi, e non ti ho mai nascosto nemmeno le mie tendenze bisex, sinceramente mi sono tenuta un po’ a freno perché c’eri tu, altrimenti non mi scappavano neanche gli altri due che si è fatta la nostra amica.” E qui una sonora risata scappò ad entrambi. “Ma dai mamma, quando sei con me non devi avere questi freni inibitori, come ti ho detto mi piace vedere quando fai sesso e sei desiderata da altre persone. Anzi, ti faccio ora una confessione, quando ero piccolo ti ho spiata un sacco di volte mentre facevi sesso con i tuoi fidanzati.” “Ahhh… ma che bravo porcellino!” Altra risata. Nel frattempo sentii degli strani rumori venire dalla loro camera. “Amore che succede? Cos’è sto casino?” Marco giro la web-cam dalla parte opposta ed inquadrò i suoi due coinquilini seduti sul divano mentre stavano guardando un film porno sul pc. “Marco cazzo! Mi fai raccontare queste cose davanti a loro? Lo sai che non voglio che si sappia!” “No, non preoccuparti sanno solo che ti ho accompagnata in un Club Privè e basta.” Così dicendo si avvicinò agli altri due porcellini ed anche lui iniziò a masturbarsi guardando il film per l’ennesima sega di gruppo. Sinceramente, vedete quei tre piselli in tiro e tutti depilati era uno spettacolo niente male. “Ragazzi, se invitate qualche amica da voi, non fatela sedere sul divano, altrimenti resterebbe incinta subito.” Risata. “Allora che vi ha detto quello sciagurato di mio figlio?” “No niente, solo che ieri ti ha accompagnata in un Club Privè.” “E si ammetto.. ma visto che siamo in vena di confidenze, quante ne avete scopate su quel divano?” “Tre.. ma eravamo solo in due, in tre ci siamo fatti solo seghe. Ci piacerebbe scopare tutti e tre insieme, e per questa cosa abbiamo pensato a te, lo sa anche Marco.” “Ragazzi scordatevelo!” Replicai, intanto le confidenze cominciavano a diventare più intime e più hot. Matteo, il timidone ad un certo punto uscì con un battuta strana: “Paola in tre però non ci siamo fatti solo seghe.” “E che avete combinato voi tre da soli?” Replicai incuriosita. Un silenzio di tomba cadde tra i ragazzi e degli sguardi taglienti fulminarono Matteo. “Dai, ora mi dovete dire tutto.” Continuai. Allora Paolo finì il discorso.. “Sai una volta che eravamo mezzi ubriachi ce lo siamo anche succhiato a vicenda.” “Ahhh… Marco però questo non me lo hai mai detto.” E lui rosso come un peperone: “Si mamma, è successo un paio di volte, ma eravamo tutti ubriachi fradici, poi però non è più capitato.” “Beh dai, non c’è nulla di vergognarsi, sono esperienze che si fanno, peccato… Ragazzi è tardi, domani ho una giornata pesante, vi saluto ciao e buonanotte.” E chiusi la chiamata. Mi stavo riaddormentando quando ancora sento nuovamente il trillo di skype. Vedo il nome era ancora mio figlio. Rispondo alla chiamata ed in video vidi Paolo. “Mi scusi signora Paola, se la disturbo ancora..” Innanzi tutto smettila di chiamarmi “signora Paola”, chiamami Paola e basta.” “Ok Paola, perché prima quanto ti abbiamo detto che ce lo siamo succhiato a vicenda hai detto “peccato” ed hai chiuso lì la comunicazione?” “Beh, ho detto peccato perché mi è capitato di vedere due ragazzi che se lo succhiavano a vicenda e la cosa mi era molto piaciuta, poi vedere mio figlio che se lo fa succhiare o lo succhia ad un altro sarebbe molto eccitante.” Poi io, bastarda dentro, volli indagare meglio e continuai: “Ma dimmi la verità, è una storia che mi avete raccontato per vedere la mia reazione o è successo veramente?” “No..No.. è successo veramente, ma ti premetto che eravamo mezzi ubriachi davvero. Volevamo capire cosa provavate voi donne quando avete in bocca un cazzo duro e caldo.” “Ok, ho capito, dai ne riparleremo un’altra volta, ora vado a nanna, sono stanca. Ciao e buonanotte.” E la cosa finì lì. La settimana era iniziata in modo abbastanza pesante e sarebbe proseguita peggio, dopo Nizza avevo un altro appuntamento in Francia, nell’Alta Savoia, poi passando dal tunnel del Monte Bianco ultima tappa ad Aosta e via verso casa. Avevo calcolato che quella settimana avrei macinato circa 2000 chilometri. Tornando pensai che avrei potuto passare nuovamente da Milano, salutare mia sorella che non vedevo da tempo e caricare Marco e rientrare insieme a lui. Detto fatto, presi il cellulare e chiamai subito mia sorella. Lei mi rispose un po’ stupita, era un po’ che non ci sentivamo. La misi al corrente delle mie intenzioni ma mi rispose che stava partendo per Como, dove avrebbe passato un week end da un’amica. Vabbè sarà per la prossima volta. Provai allora chiamare Marco ma il telefono era staccato. Allora provai a mandargli un messaggino chiedendogli che intenzione avesse per il fine settimana, se avesse preferito rientrare a casa o se avesse preferito rimanere a Milano. Dopo mezzora mi arrivò la sua risposta, mi disse che era a lezione e che avrebbe preferito rimanere a Milano e che comunque appena finita la lezione mi avrebbe richiamata. Dopo un’oretta sentii il telefonino squillare. “Mamma eccomi, sono appena uscito, ho letto il tuo messaggio. No, questa settimana non penso di tornare a casa, devo studiare, e qui a Milano rendo di più, ho meno tentazioni.” Ed io: “Si, pinocchietto, a chi la vuoi dare a bere? Non sono mica Giulia io.” Una sua risata confermò la mia versione. “Si, hai ragione mamma, domani sono invitato ad una festa ed una tipa che mi piace mi ha invitato.” “lo vedi? Conosco bene i miei polli.” “Si mamma, mi leggi nel pensiero, tu invece che fai?” “Guarda sto arrivando a Milano, se non ti va di tornare non mi fermo, tiro dritto e vedo ti arrivare a casa il prima possibile, questa settimana sono cotta, voglio stare in casa tranquilla per tutto il fine settimana.” “Dai mamma, fermati, ho voglia di vederti, ci facciamo un aperitivo poi dormi in hotel e domani riparti con calma.” “Si, so già come vanno a finire gli aperitivi con te, alla fine vieni da me e facciamo le tre di notte.” “No dai, ho solo voglia di vederti, non ti trattengo, lo giuro.” Ditemi voi come si fa a dire di no ad un figlio che ha voglia di vederti? “Dai, dimmi dove sei, imposto il navigatore e ti raggiungo.” “Mamma sono, in via Ascanio Sfor
za, conosci la via?” “Certo, proprio sui navigli, penso di essere lì tra un’oretta va bene?” Appena arrivata con una botta di culo trovai parcheggio proprio nelle vicinanze del locale. Mentre mi avvicinavo al locale provai a chiamarlo al cellulare ma niente. Per fortuna fuori dal locale trovai Matteo e Paolo che stavano fumandosi un sigaretta. Subito chiesi loro dove fosse mio figlio e senza neanche parlare me lo indicarono con il dito. Era in pieno corteggiamento della tipa della quale mi aveva parlato. Decisi di non rovinargli la caccia, mi sedetti ad un tavolo con i suoi due amici e bevemmo un drink abbastanza carico di alcool. L’ambiente era piacevole, la musica in sottofondo era gradevole e la compagnia altrettanto. La temperatura non era ancora fredda, per essere agli inizi di ottobre si stava ancora bene. “Ragazzi perché ridacchiate?” “Abbiamo scommesso se va a segno subito o no.” Dopo aver scrutato e analizzato la situazione dissi: “Scommetto che tra cinque minuti la bacia, chi perde paga i drink.” E loro: “Noi conosciamo la tipa, non ci sta di sicuro, comunque accettiamo la scommessa.” Detto fatto rimanemmo a guardare l’evolversi della situazione ed infatti, dopo neanche 2 minuti i piccioncini erano avvinghiati l’uno all’altra con la lingua in bocca. “Visto? Che vi avevo detto? Dai ordinate il secondo giro.” Poi per correttezza ordinammo un terzo giro che offrii io. Intanto sfottevo i due ragazzi. I drink erano abbastanza pesanti e, essendo a digiuno, cominciavano a darmi alla testa. “Lo sapevo che sarebbe finita così, poi so da informatrice certa che Marco bacia da dio.” Ovviamente non osavo dire che avevo esperienza diretta della cosa. Paolo, il più intraprendente allora disse: “Se è solo per quello, anche io bacio bene.” Saranno stati i drink piuttosto alcolici o forse e soprattutto la mia troiaggine, fatto sta non lasciai cadere nel vuoto un assist del genere. “Bene, proviamo allora.” Dissi a Paolo. Paolo tra lo stupito ed il contento non perse tempo, si avvicinò al mio viso e subito mi offerse la sua bocca per un bacio profondo. “Mmmm.. devo dire che baci bene, e tu Matteo come baci?” Senza attendere la risposta mi avvicinai a lui e gli riservai lo stesso trattamento dato prima al suo amico, un bacio profondo con un turbinio di lingua. “Ecco Matteo, questo è baciare!” E tutti e tre ci mettemmo a ridere. Arrivò l’ennesimo drink, Paolo si era stretto a me e ogni tanto sentivo la sua mano correre lungo i miei jeans e oltre, mentre Matteo se ne stava sulle sue, mi faceva tenerezza, ogni tanto lo avvicinavo e gli davo qualche bacetto tenero. Dopo qualche minuto finalmente Marco uscì dal locale con la sua nuova conquista. Nel vedermi rimase un attimo sbigottito tanto che stava per chiamarmi “mamma”, al che lo anticipai. “Ciao Marco, sono Paola ti ricordi di me?” il tutto tra gli sghignazzi dei suoi amici. “Che ci fai qui? Ero di passaggio ed ho trovato Paolo e Matteo così mi sono fermata per un aperitivo, che poi sono diventati cinque.. E tu? Non mi presenti la tua a mica? Io sono Paola, un’amica di sua madre..” Tutti e tre mi tennero bordone per non scoprire le carte. I due si sedettero vicino a noi ed iniziammo a chiacchierare amichevolmente. Devo dire che la ragazza era veramente carina ed anche molto simpatica. Affinché la mia presenza avesse un significato lancia la proposta: “Ragazzi, ho la macchina qui dietro, andiamo a cena tutti insieme, offro io ovviamente.” La proposta fu subito accettata con entusiasmo anche dalla nuova conquista di Marco. Appena giunti nei pressi dell’auto lancia le chiavi a Marco. “Marco per favore guida tu, mi sa che ho bevuto troppi drink. Io mi siedo dietro con Paolo e Matteo, voi state pure davanti soli.” Risatina. Appena in macchina le mie mani finirono sulle patte dei ragazzi e Marco, che aveva capito tutto, dallo specchietto scrutava i movimenti. Dopo una ventina di minuti l’auto si fermò, mi guardai in giro e vidi che era il pub dell’ultima volta. “Ragazzi ma conoscete solo questo posto?” “No Paola, è che ci piace per via della musica e dell’ambiente informale.” La disposizione ai tavoli mi ricordò quella della volta scorsa, io con i ragazzi sulla panca contro il muro e i due piccioncini dall’altra parte. Subito arrivarono cinque boccali di birra, e mentre aspettavamo di ordinare approfittai per andare in bagno. Francesca, così si chiamava la ragazza, venne con me. Subito cercai di metterla a suo agio senza farle pesare i miei anni, tanto che in un attimo sembravamo amiche di vecchia data e cominciammo a parlare delle nostre cose e soprattutto di uomini, ed in particolare di Marco. Mi chiese se fosse tanto tempo che lo conoscevo, che tipo era, ecc. ecc. Gli dissi che lo conoscevo dalla nascita, vista la mia amicizia con sua madre e tutta una serie di altre balle. Intanto dentro me pensavo a questa poveretta. Conoscendo mio figlio dopo un paio di scopate si sarebbe stufato e l’avrebbe mollata. La serata procedeva bene, ci stavamo divertendo, la birra era buona, la musica piacevole e la conversazione divertente. Per un attimo, mentre gli altri si erano alzati per ballare rimasi sola con Marco. Marco mi svelò che prima mi aveva vista limonare i suoi amici e che la cosa lo aveva eccitato molto, tanto che gli era venuto un bel bozzo ai pantaloni che non ha saputo nascondere a Francesca, e lei felice perché pensava fosse per lei, poi mi chiese dove avessi prenotato per la notte. Accidenti, non avevo ancora prenotato l’hotel per la notte. Nel frattempo arrivò il resto della ciurma. Pensai subito di chiamare il solito hotel, poi pensai che forse la serata poteva finire in modo diverso, anche se non avevo idea come poteva evolversi la situazione. Tra chiacchiere e risate il tempo passò senza che ce ne accorgessimo. Francesca ad un certo punto disse che per lei sarebbe stato meglio avviarsi verso casa, si faceva tardi per rientrare con i mezzi pubblici. Allora la tranquillizzai: “Non preoccuparti Francesca, lascio la macchina a Marco così ti riaccompagna lui, io rientro in hotel in taxi, poi domani mattina me la riporta lui in hotel. E non ringraziarmi, lo faccio per me, mi sa che non sono in grado di guidare. E tu Marco non bere, beviamo noi per te.” E tutti scoppiammo a ridere. Francesca felice di poter rimanere ancora con noi si ringalluzzì, vedevo che tra lei e Marco l’aria cominciava a surriscaldarsi. Mi eccitava vederli limonare davanti a me, da parte mia, con le mani sotto il tavolo, facevo divertire i due ragazzi. Ad un certo punto della serata Marco mi si avvicinò, e dopo essersi avvicinato all’orecchio mi bisbigliò: “Io vado ad accompagnare Francesca, dove ti trovo dopo?” “Tranquillo, vai pure, e scopala bene come scopi tua mamma, ci sentiamo domani, mi troverai nel tuo letto e non credo sola.” Aggiunsi ridendo. “Ecco, lo sapevo che avere una madre zoccola fosse finita così. Tanto vi becco domani mattina” Ed anche lui si mise a ridere. Finalmente sola mi sentii di libera di divertirmi con i due porcellini, non tanto per Marco, ma per la ragazza, chissà cosa avrebbe pensato di me. Subito ci buttammo nella mischia ed iniziai a ballare in mezzo a loro. Senza pudore a turno limonavamo e ci sfregavamo gli uni contro gli altri in modo assolutamente lascivo. Ormai la serata stava finendo, ci mancava poco che ci dessero la scopa per scopare il locale e le chiavi per chiuderlo. Decidemmo di avviarci verso il loro appartamento, ormai era palese che sarei rimasta a dormire da loro. Per strada ci ritrovammo spesso nascosti dietro le auto parcheggiate a limonare ed io a frugare nella loro patta ma, a causa della zona piuttosto trafficata, rimandammo il tutto all’arrivo a casa. Ormai eravamo tutti su di giri, in men che non si dica mi ritrovai nuda con loro che mi leccavano e mi baciavano, a volte con le nostre tre lingue intrecciate tra di loro, ed a quanto pare a nessuno la cosa dispiaceva. Finalmente riuscii a far spogliare anche loro, volevo sentire il sapore dei loro cazzi ed inizia a spompinarli. Ma loro non volevan
o perdere un’occasione come questa, volevano scoparmi. Allora mi misi a 69 con Matteo mentre Paolo mi chiavava con vigore. Era un piacere sublime essere scopata da questi cazzi turgidi e vigorosi, solo che dalla violenza dei colpi non riuscivo più a succhiare il cazzo Matteo. Improvvisamente Paolo si fermò, ed iniziò a leccarmi il buco del culo, avevo capito dove voleva andare a parare, infatti dopo pochi secondi mio trovai impalata dal suo cazzone duro. Inizialmente un urlo di dolore uscì dalla mia bocca, poi il dolore passò lasciandomi solo sensazioni di piacere. La sua eccitazione era al massimo e in pochi secondi arrivò all’orgasmo uscendo dal mio buchino per schizzarmi sulla schiena. Ora era il turno di Matteo. Matteo, approfittando della porta lasciata aperta da Paolo, mi penetro subito anche lui nel culetto. Io, alla pecorina, leccavo gli ultimi fili di sborra dall’uccello gocciolante di Paolo. Mentre Matteo mi stantuffava mi sgrillettavo e mi masturbavo da sola. Stavo per godere ma volevo godere con il suo cazzo nel culo. Cercai ti tirarlo a me il più possibile tanto che lo graffiai sulle cosce. Contemporaneamente al mio orgasmo sentii il getto caldo del suo seme nel mio culo e ciò aumentò il mio piacere. Mi riversò tutta la sua sborra nel ventre, quando estrasse il cazzo, un fiume di quel liquido caldo, uscendo dal mio buchino mi colò lungo le gambe. Lo raccolsi con le dita e, in modo lascivo, me le leccai davanti a loro, quindi, da brava zoccola, ripulii con la bocca il cazzo di Matteo dalle ultime gocce che ancora gli uscivano. Mi distesi in mezzo a loro distrutta per la serata ad alto tasso alcolico e per la battaglia sessuale. Loro mi baciarono ed io ricambiai il bacio facendogli assaporare il sapore della loro sborra. Un attimo dopo ci addormentammo sfiniti ed abbracciati. Dormii come un sasso fino a mattina. La dose di cazzo che avevo preso aveva fatto più effetto che di 10 gocce di Lexotan. Ormai erano quasi le 9.00, la camera era ancora impregnata dell’odore dei nostri umori e dei nostri corpi. Aprii la finestra per cambiare aria e andai a farmi una doccia. Dopo la doccia, raggiunsi la camera di Marco cercando qualcosa da mettermi. Trovai una sua T-shirt che su di me sembrava un vestitino. Dopo aver recuperato i miei vestiti in giro per la camera, controllai sul BlackBerry se ci fossero messaggi o mail, nessun messaggio solo una decina di mail, ma quelle erano cose di lavoro, ci avrei pensato lunedì. Andai in cucina in cerca di qualcosa per fare colazione, caffè, biscotti, cracker, brioches del Mulino Bianco, c’era di tutto, si trattavano bene i ragazzi. Mi misi a ridere da sola, ricordando i miei tempi all’università, i soldi erano pochi e per colazione caffelatte con il pane. A turno i porcellini si svegliarono e dopo essersi fatti la doccia mi raggiunsero in cucina per la colazione. Dopo poco un messaggio di Marco mi avvisò che stava arrivando. Gli risposi pregandolo di portarmi la valigia rimasta in macchina contenente gli abiti per potermi cambiare. Al suo arrivo ci trovò tutti e tre seminudi mentre, seduti sul dicano, mentre chiacchieravamo ricordando la divertente serata, soprattutto il finale. Presi al valigia, andai in camera di Marco e mi preparai, quando uscii erano seduti tutti e tre sul famoso divano a parlare delle avventure sessuali della notte appena trascorsa, avventure dove sicuramente una delle protagoniste ero io. Baciai con passione uno alla volta tutti e tre i miei maschioni, anche mio figlio, tra lo stupore dei suoi amici. Li salutai e, chiudendo la porta dietro le mie spalle, il mio pensiero corse subito a quando avrei potuto rivederli, magari anche tutti e tre insieme.

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