Il sacrificio della professoressa Francesca | Racconto tradimenti di Francesca E.

-Ma cosa sta succedendo qui? – questo era il pensiero che aveva attraversato, per un momento, la testa della giovane e sexy professoressa mentre stava camminando per il corridoio della sua scuola una volta che aveva terminato il suo “sportello pomeridiano” (che come sempre era stato disertato) dopoché un tonfo, che sulle prime non era stata in grado di identificare, l’aveva spaventata e poi incuriosita.

Harry Potter e la Stanza delle Necessità (1a Parte) | Racconto etero di Gorgo Phainomerides

Era trascorsa quasi tutta l’estate e finalmente Ginny, Hermione, Ron ed Harry erano riusciti a rendere abitabile casa al numero 12 di Grimmauld Place. Grazie anche a qualche magia, pur restando invisibile agli occhi dei babbani, era diventata più luminosa, accogliente e confortevole. I ragazzi si erano disfatti di molti, per non dire tutti i mobili che vi erano contenuti ed avevano donato gli oggetti oscuri alla scuola di magia di Hogwarts, di modo che non potessero più nuocere a nessuno. Solo la camera di Sirius non fu toccata, anzi, venne creato una sorta di camera museo, per ricordare tutti coloro che erano morti nella lunga battaglia contro Voldemort.

Il sacrificio della professoressa Francesca | Racconto tradimenti di Francesca E.

-Ma cosa sta succedendo qui? – questo era il pensiero che aveva attraversato, per un momento, la testa della giovane e sexy professoressa mentre stava camminando per il corridoio della sua scuola una volta che aveva terminato il suo “sportello pomeridiano” (che come sempre era stato disertato) dopoché un tonfo, che sulle prime non era stata in grado di identificare, l’aveva spaventata e poi incuriosita.

Ero in prima fila a scuola e la mia Prof una Troia | Racconto prime esperienze di gabwer

Delle mie esperienze erotiche penso che nessuna mi abbia ferito e allo stesso tempo eccitato come quel giorno in quinta superiore. È un ricordo che ha lasciato un segno così forte che ancora me lo fa rizzare al solo pensiero. Eravamo appena rientrati dopo la ricreazione e la professoressa di matematica era in ritardo. Prima di quell’anno odiavo la matematica, ma da quando era arrivata la nuova professoressa avevo capito che potevo usare la geometria per calcolare le misure del suo culo da urlo e la probabilità per calcolare quante possibilità ci fosse che me la desse. Era davvero figa, e quegli occhiali con le lenti tonde le davano un’aria da troia che rendevano impossibile seguire la lezione a chi aveva un cazzo tra le gambe. Anche perché eravamo costantemente occupati a cercare di nascondere quanto era duro.

Ero in prima fila a scuola e la mia Prof una Troia | Racconto prime esperienze di gabwer

Delle mie esperienze erotiche penso che nessuna mi abbia ferito e allo stesso tempo eccitato come quel giorno in quinta superiore. È un ricordo che ha lasciato un segno così forte che ancora me lo fa rizzare al solo pensiero. Eravamo appena rientrati dopo la ricreazione e la professoressa di matematica era in ritardo. Prima di quell’anno odiavo la matematica, ma da quando era arrivata la nuova professoressa avevo capito che potevo usare la geometria per calcolare le misure del suo culo da urlo e la probabilità per calcolare quante possibilità ci fosse che me la desse. Era davvero figa, e quegli occhiali con le lenti tonde le davano un’aria da troia che rendevano impossibile seguire la lezione a chi aveva un cazzo tra le gambe. Anche perché eravamo costantemente occupati a cercare di nascondere quanto era duro.

La mia vita da Bull: Incularsi la fidanzata del rivale | Racconto tradimenti di Bull del nord

I giorni successivi si svolsero come se nulla fosse successo, sia Piero che Chiara si comportavano normalmente, da coglione lui e silenziosa lei, senza nemmeno rivolgermi un occhiata, come se non esistessi, il che, nel fatto di Piero, era un grande miglioramento. Non osai raccontare niente a nessuno, da un lato per la minaccia che Piero mi avrebbe gonfiato, cosa che fisicamente era in grado di fare tranquillamente, e dall’altro nessuno mi avrebbe creduto che io, studentello al primo anno, mi ero fatto fare un bocchino da una delle più fighe della scuola mentre il suo ragazzo si masturbava il cazzetto in un angolo. Una cosa è sicura, quell’esperienza mi aveva dato una botta di autostima. Ero diventato molto più espansivo, allegro, parlavo con le ragazze con molta più facilità. Il miracolo del sesso stava facendo sentire i suoi effetti. A rendermi ancora più euforico era la fine della scuola: due settimane dopo i corsi finirono e, promosso a pieni voti, mi aspettavo di godermi una calda estate. Il terzo giorno di vacanza mi trovavo in un pomeriggio sul tardi a fare qualche tiro a canestro con Marino al centro sportivo locale, quando vidi arrivare la banda dei bulli. Mi ricordava un branco di scimmie chiassose, urlavano e le ragazze starnazzavano urlando e strillando. Per fortuna il centro era abbastanza grande e non ebbi a che fare con loro, ero sempre sul chi vive con loro nelle vicinanze, mi aspettavo da un momento all’altro una vendetta per il pompino anche se per ora i segni erano positivi. Fortunatamente i bulletti scomparvero a breve, probabilmente diretti alla spiaggia lì vicino. Dopo una mezz’oretta smisi di giocare e andai a prendere un asciugamano che avevo lasciato nello zaino. Nel tirarlo fuori ne cadde un bigliettino, mi voltai guardandomi attorno ma non vidi nessuno, nemmeno Marino che aveva lasciato le sue cose dalla parte opposta del campo. Così lo raccolsi e lo lessi. Conteneva solo un indirizzo, la data di domani, le ore 15 ed era firmato C. Ci misi un attimo a capire, C. stava per Chiara e quello doveva essere il suo indirizzo, evidentemente aveva lasciato scivolare il biglietto nella mia borsa mentre si stavano dirigendo in spiaggia. L’indirizzo era di una zona abbastanza borghese della periferia, tutte villette unifamiliari, a 20 minuti da casa mia, evidentemente casa di Chiara. L’erezione fu immediata, l’idea di poter ancora godere di quella figa pazzesca mi strinse la pancia in una piacevolissima morsa. Nascosi il biglietto in tasca perché il mio amico si stava avvicinando. Mentre tornavamo a casa a stento lo ascoltavo, nella testa avevo solo immagini stra eccitanti di Chiara che mi masturbava e sbocchinava, delle sue grosse teste e tutte quelle porno fantasie che solo un adolescente poteva pensare. Il pomeriggio dopo alle 14.30 ero pronto, mi ero messo a lucido, avevo lavato il cazzo talmente bene che era quasi infiammato, ero pure passato dalla farmacia a prendere orgogliosamente i miei primi preservativi, nel caso Chiara avesse voluto qualcosa di più. Io ci speravo tantissimo, sarebbe stato così eccitante fottermi per la prima volta una figa come lei, senza quel bulletto del cazzo in giro. Mezz’ora dopo ero fuori casa sua, una elegante villetta e un po’ tremante, sia per l’eccitazione che per il timore, suonai il campanello. Nel momento che rilasciai il dito notai il nome. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo, non era casa di chiara, era casa di Piero! Era una trappola! Una vendetta, mi avrebbe trascinato in casa e mi avrebbero trovato la mattina dopo sul prato davanti al pronto soccorso con le gambe rotte. Proprio quando mi stavo girando per scappare si aprì la porta e comparve Chiara in tutta la sua bellezza. Indossava un vestito abbastanza semplice, era di colore celeste, le arrivava poco sopra le ginocchia ed era discretamente scollato. Mi sorrise “Ciao, benvenuto, Piero non c’è, accomodati pure”. Ancora non mi fidavo ma le sue tettone e i suoi incantevoli occhi mi rapirono e così entrai. La casa era piuttosto elegante e Chiara prendendomi per mano mi accompagnò di sopra, in quella che credevo la camera di Piero. Bastardo viziato, aveva una stanza grande quasi come il mio salotto, un letto a due piazze era messo al centro. Lei si sedette sul letto e mi fece accomodare accanto a lei. A stento avevo spiccicato parola e allora provai con un timido “Come sta andando la tua estate?” Lei scoppiò in una sensuale risata divertita “Bene e la tua? Mi hai pensato?”. Ovviamente mi ero ammazzato di seghe a ripensare quell’eccitante esperienza e le risposi più sicuro “Si, qualche volta”. Lei sorrise maliziosa “Hai pensato a me… o a loro?” e nel dire così abbasso una spallina del vestito e abbassandolo, visto che non indossava il reggiseno, un grosso e invitante seno fece capolino da sotto. Con una mano lo sostenne, era perfettamente tondo e leggermente più pallido del resto del corpo, il capezzolo era rosa scuro e eretti. Io da imbranato balbettai qualcosa facendola ridere ancora di gusto. Ovviamente anche ebbi un erezione lampo come negli altri casi, cosa che sotto i leggeri pantaloni si notò subito, un lungo rilievo che si faceva strada lungo la gamba. Lei sempre sorridente iniziò a toccarmi il cazzo da sopra i pantaloncini tastandone la consistenza ma smise subito e mi disse con tono di rimprovero “Eh no bello, ora tocca a te!” e così dicendo liberò anche il secondo seno e si sdraiò sul letto restando con le gambe oltre i bordo. Io non sapevo cosa fare e così ripensai ai porno che avevo visto e presi a succhiarli il seno in maniera molto impacciata ma evidentemente anche efficace perché il suo respiro, appena la mia lingua toccò il capezzolo, cominciò a farsi più pesante. Dopo due minuti, mentre sentivo il cazzo che mi esplodeva, lei mi interruppe “No guarda, fai così” e prendendosi un voluminoso seno in mano cominciò a leccarselo mostrandomi il movimento di lingua da fare e poi cominciare a succhiarselo. La scena era veramente bollente, io mi strofinavo il cazzone da sotto i pantaloni e quando feci per sbottonarmi lei mi diede una sberletta sulla mano “No, ora tocca a te, fammi vedere” Ripresi a leccare il suo voluminoso seno imitando i suoi movimenti “Oh sì, molto meglio!” gemette. Cominciai ad alternare i due seni, mentre succhiavo e leccavo un capezzolo giocavo con l’altro, poi preso dall’audacia premetti i due seni assieme e provai a succhiarli entrambi ma con scarso successo. Iniziavo a infoiarmi davvero, la mia vera natura da porco stava uscendo di nuovo allo scoperto. Il mio ciucciare si faceva più selvaggio, alternavo morsetti e succhiate, ero come una Ferrari in accelerazione e stavo rapidamente arrivano al punto in cui il tachimetro indicava il rosso. Smisi di leccarle il seno e arrapato come non mai mi misi ai suoi piedi alzandole il vestito misi in evidenza un paio di mutandine bianche. Lei lanciò un urlo sorpreso e io senza badarci troppo gliele abbassai fino alle caviglie e mi fiondai sulla figa, la prima che vedevo dal vivo. Cominciai a leccare ovviamente sbagliando tutto, leccavo le labbra, sopra il pube, sotto sul perineo e dentro il buco. Non capivo più nulla, l’odore di figa eccitata mi aveva dato alla testa come un cane che sente la cagna in calore, leccavo ma con scarso effetto. Sentii una mano mettersi sulla mia testa e il tachimetro scese un po’. “Qui” mi disse lei allargando le gambe in maniera oscena e con due dita allargano la figa mentre con l’altra mano mi mostrava il clitoride. “Lecca e succhia qui e intanto penetrami con le dita” facendomi rapidamente vedere. Allora ripresi a leccare con più calma seguendo i suoi consigli. Lei si riadagiò sul letto cominciano a sospirare forte “oh si proprio li, cazzo sei un talento!” e effettivamente a me piaceva, piaceva un sacco, giocare con la lingua col suo clitoride e sentire le mie dita che penetravano quel suo caldo antro. Mi dovetti fermare un paio di volte perché qualche pelo mi finiva in bocca ma per fortuna era poco pelosa. Dopo 5 minuti di quel massaggio sentii la sua fica stringersi attorno alle mie due dita
e dieci secondi più tardi esplose in un orgasmo e con la mano mi allontanò gentilmente della sua fica. Aveva la faccia tutta arrossata per quanto lo permettesse la sua carnagione scura. “Wow… sei ancora un po’ grezzo ma con un po’ di allenamento diventerai davvero bravo!” E io lusingato dal complimento le sorrisi e poi mi guardai il cazzo e lei lo notò. “Si non preoccuparti, ora è il tuo turno, spogliati” mi ordinò io in 5 secondi ero col cazzo di fuori ma tenni la maglietta (avevo ancora un po’ di complessi perché non avevo ne pettorali ne addominali scolpiti). Lei guardò soddisfatta e mi masturbò distrattamente “Hai preservativi? Quelli di piero sicuramente non ti andranno” disse ridacchiando e io allungai la mano verso la tasca e estrassi i presevativi. Lei lo aprì e me lo mise in maniera impeccabile. Mi andavano un po stretti lo stesso ma andava bene. Lei prese a ciucciarmelo bene e poi si girò, prese un tubetto di gel che scoprii era lubrificante dalla borsetta appoggiata li sul letto e cominciò a lubrificarmi il cazzo “Perché lubrifichi? Sei già bagnatissima!” e lei mi guardò vogliosa “Perché tu non mi scoperai la figa… ma il culo!” a quelle parole il mio cazzo che si era un po’ abbassato si alzò in maniera vistosa di nuovo. A dire il vero mi eccitava più l’idea di inculare una ragazza che il farlo davvero, in fondo immagino che infilarlo li potevi trovarti una brutta sorpresa. Ma la zona rossa era ancora vicina e quando lei si mise a pecora sul letto aprendosi le chiappe mostrandomi il fiorellino anale non capii più un cazzo “Forza, inculami! Ma piano però” e io appoggiai il cazzo all’ingresso e molto lentamente sprofondai nel suo culo. Era una sensazione indescrivibile, caldo e molto molto stretto. Quando arrivai in fondo lei con viso sofferente “Cazzo… fai pianissimo” e io cominciai a incularla molto molto lentamente. Un paio di lacrime le caddero lungo le guance e io mi fermai “No cazzo! Continua, va sempre meglio” allora ripresi. Piano piano il suo culo si faceva meno stretto e acceleravo il movimento. I suoi gemiti cambiarono di intensità e pian piano cominciò a mormorare “si… sii” prese a masturbarsi mentre la inculavo sempre più forte e i suoi urletti si facevano sempre più forti. I rumori della mia pancia che picchiava contro il suo culo perfetto erano la colonna sonora dell’inculata incoronata dai miei gemiti di piacere e dai suoi sospiri.

Ero in prima fila a scuola e la mia Prof una Troia | Racconto prime esperienze di gabwer

Delle mie esperienze erotiche penso che nessuna mi abbia ferito e allo stesso tempo eccitato come quel giorno in quinta superiore. È un ricordo che ha lasciato un segno così forte che ancora me lo fa rizzare al solo pensiero. Eravamo appena rientrati dopo la ricreazione e la professoressa di matematica era in ritardo. Prima di quell’anno odiavo la matematica, ma da quando era arrivata la nuova professoressa avevo capito che potevo usare la geometria per calcolare le misure del suo culo da urlo e la probabilità per calcolare quante possibilità ci fosse che me la desse. Era davvero figa, e quegli occhiali con le lenti tonde le davano un’aria da troia che rendevano impossibile seguire la lezione a chi aveva un cazzo tra le gambe. Anche perché eravamo costantemente occupati a cercare di nascondere quanto era duro.

Ero in prima fila a scuola e la mia Prof una Troia | Racconto prime esperienze di gabwer

Delle mie esperienze erotiche penso che nessuna mi abbia ferito e allo stesso tempo eccitato come quel giorno in quinta superiore. È un ricordo che ha lasciato un segno così forte che ancora me lo fa rizzare al solo pensiero. Eravamo appena rientrati dopo la ricreazione e la professoressa di matematica era in ritardo. Prima di quell’anno odiavo la matematica, ma da quando era arrivata la nuova professoressa avevo capito che potevo usare la geometria per calcolare le misure del suo culo da urlo e la probabilità per calcolare quante possibilità ci fosse che me la desse. Era davvero figa, e quegli occhiali con le lenti tonde le davano un’aria da troia che rendevano impossibile seguire la lezione a chi aveva un cazzo tra le gambe. Anche perché eravamo costantemente occupati a cercare di nascondere quanto era duro.

Ero in prima fila a scuola e la mia Prof una Troia | Racconto prime esperienze di gabwer

Delle mie esperienze erotiche penso che nessuna mi abbia ferito e allo stesso tempo eccitato come quel giorno in quinta superiore. È un ricordo che ha lasciato un segno così forte che ancora me lo fa rizzare al solo pensiero. Eravamo appena rientrati dopo la ricreazione e la professoressa di matematica era in ritardo. Prima di quell’anno odiavo la matematica, ma da quando era arrivata la nuova professoressa avevo capito che potevo usare la geometria per calcolare le misure del suo culo da urlo e la probabilità per calcolare quante possibilità ci fosse che me la desse. Era davvero figa, e quegli occhiali con le lenti tonde le davano un’aria da troia che rendevano impossibile seguire la lezione a chi aveva un cazzo tra le gambe. Anche perché eravamo costantemente occupati a cercare di nascondere quanto era duro.

Harry Potter e la Stanza delle Necessità (1a Parte) | Racconto etero di Gorgo Phainomerides

Era trascorsa quasi tutta l’estate e finalmente Ginny, Hermione, Ron ed Harry erano riusciti a rendere abitabile casa al numero 12 di Grimmauld Place. Grazie anche a qualche magia, pur restando invisibile agli occhi dei babbani, era diventata più luminosa, accogliente e confortevole. I ragazzi si erano disfatti di molti, per non dire tutti i mobili che vi erano contenuti ed avevano donato gli oggetti oscuri alla scuola di magia di Hogwarts, di modo che non potessero più nuocere a nessuno. Solo la camera di Sirius non fu toccata, anzi, venne creato una sorta di camera museo, per ricordare tutti coloro che erano morti nella lunga battaglia contro Voldemort.

La prof troppo bona | Racconto etero di chiavettiere

Faccio le superiori.ora dovete sapere che ho una professoressa così arrapante che se la vorrebbero trombare tutti. non è bellissima, ma ha quei lineamenti e quelle forme da quarantenne esperta e vogliosa. quando può, lei provoca anche, perchè sa di piacere. per esempio indossa vestiti da sopra al ginocchio e spesso si abbassa per prendere qualcosa che le è caduto o allarga le gambe quando è seduta(forse senza accorgersene). da sotto quel vestito, deli bellissimi collant spesso chiari e a volte scuri. la preferisco in estate, quando mette in mostra quella sua quarta di seno. tutto questo comunque mi ha fatto convincere del fatto che dovessi scoparmela. come fare però? pensai e ripensai ma accadde limpossibile. sono abbastanza bravo nella sua materia e così un giorno mi venne a chiamare in classe con la scusa che dovevo aiutarla a correggere dei compiti in classe. andammo in un aula dellistituto, abbastanza grande, dove non cè quasi mai nessuno. un posto perfetto(per correggere quei compiti…cosa credevate!!!). eh si, avete pensato giusto, ma dovevo comunque confessarle lattrazione che avevo verso di lei. evidentemente da quello che fece dopo, laveva già capito. io sono modestamente molto bello e forse per questo voleva proprio me. fatto sta che cominciammo a correggere quei compiti, ci facemmo anche due risate su cose che nn ricordo e ad un tratto andò alla porta e la chiuse A CHIAVE. cuore a mille, ero un pò incuriosito e un pò impaurito, anche se forse stava per succedere quello che avevo sempre sognato. mi ero molto preparato per questo momento, lo ammetto. mi domandò per quale motivo la guardavo sempre così insistentemente(cazzo…se ne era accorta). mi mise una mano sulla gamba, allora capì e presi coraggio. le dissi che lei mi piaceva molto. amavo di lei, tutto quello che faceva. chi sa come faceva suo marito a non scoparsela mai?? quel metro e settanta di troia vogliosa. tutto avvenne così, con etsrema naturalezza. ci baciammo, mi sbottonò la camicia e mi baciò prima il petto, poi più giù. le toccavo le gambe, il culo bello e morbido, cercavo di infilarle un dito nel culo da sopra le calze. si slacciò il retro de vestito, giù la cerniera e fu subito in intimo davanti a me. si abbassava e si alzava in modo sensuale e mi toccava il cazzo ormai in piena erezione. speravo che i miei 15 cm lavrebbero soddisfatta. era vogliosissima. mi spogliai anche io me lo succhiò e leccò per bene tutto il glande. mi piaceva da impazzire. poi si distese sul tavolo e me lo prese a segare con i piedi. quando finì mi infilai tra le sue gambe leccandole le calze. gliele abbassai e passai alle mutandine. sfilai anche quelle insieme al reggiseno. la desideravo tutta.gli leccai la fica e la penetrai con la lingua. lei ansimava più che mai, senza lo scrupolo che potessero sentirla. feci lo stesso con il suo bel culo. leccai lano e andando per sotto ritornai alla fica. mentre me lo segava con le mani bagnate della sua saliva, io le baciavo le tette e le succhiavo i capezzoli. le avevo sempre desiderate.dopo un 69 e dopo averla sculacciata per bene e penetrata anche con due dita(ma ce ne entravano molte di più), me la scopai DAPERTUTTO. vi dico che non le lasciai aperto neanche un buco!!! la misi a pecorina e tanto altro. le massaggiavo le tette e le aprivo sempre di più il culo. ansimava, ansimava e avevo paura che ci scoprissero. mitica troia…dopo un altro splendido pompino e una spagnola, si fece sborrare in bocca e ingoiò tutto. eravamo tutti e due estasiati, io di più, si ripulì e si vestì. mentre si vestiva la gurdavo e mi faceva venire ancora la voglia di scoparla. è letteralmente uno dei miei sogni erotici. labbiamo fatto altre volte, ma la prima non si scorda mai!! se avete qualche professoressa che vi piace, diteglielo. rimedierete un ceffone e tanti guai. ma se lei ci sta, allora non aspettate nemmeno un attimo, fate come me. dalle mie parti si dice che OGNI BUCO È PERTUSO E OGNI PERTUSO VA CHIUSO.

La prof troppo bona | Racconto etero di chiavettiere

Faccio le superiori.ora dovete sapere che ho una professoressa così arrapante che se la vorrebbero trombare tutti. non è bellissima, ma ha quei lineamenti e quelle forme da quarantenne esperta e vogliosa. quando può, lei provoca anche, perchè sa di piacere. per esempio indossa vestiti da sopra al ginocchio e spesso si abbassa per prendere qualcosa che le è caduto o allarga le gambe quando è seduta(forse senza accorgersene). da sotto quel vestito, deli bellissimi collant spesso chiari e a volte scuri. la preferisco in estate, quando mette in mostra quella sua quarta di seno. tutto questo comunque mi ha fatto convincere del fatto che dovessi scoparmela. come fare però? pensai e ripensai ma accadde limpossibile. sono abbastanza bravo nella sua materia e così un giorno mi venne a chiamare in classe con la scusa che dovevo aiutarla a correggere dei compiti in classe. andammo in un aula dellistituto, abbastanza grande, dove non cè quasi mai nessuno. un posto perfetto(per correggere quei compiti…cosa credevate!!!). eh si, avete pensato giusto, ma dovevo comunque confessarle lattrazione che avevo verso di lei. evidentemente da quello che fece dopo, laveva già capito. io sono modestamente molto bello e forse per questo voleva proprio me. fatto sta che cominciammo a correggere quei compiti, ci facemmo anche due risate su cose che nn ricordo e ad un tratto andò alla porta e la chiuse A CHIAVE. cuore a mille, ero un pò incuriosito e un pò impaurito, anche se forse stava per succedere quello che avevo sempre sognato. mi ero molto preparato per questo momento, lo ammetto. mi domandò per quale motivo la guardavo sempre così insistentemente(cazzo…se ne era accorta). mi mise una mano sulla gamba, allora capì e presi coraggio. le dissi che lei mi piaceva molto. amavo di lei, tutto quello che faceva. chi sa come faceva suo marito a non scoparsela mai?? quel metro e settanta di troia vogliosa. tutto avvenne così, con etsrema naturalezza. ci baciammo, mi sbottonò la camicia e mi baciò prima il petto, poi più giù. le toccavo le gambe, il culo bello e morbido, cercavo di infilarle un dito nel culo da sopra le calze. si slacciò il retro de vestito, giù la cerniera e fu subito in intimo davanti a me. si abbassava e si alzava in modo sensuale e mi toccava il cazzo ormai in piena erezione. speravo che i miei 15 cm lavrebbero soddisfatta. era vogliosissima. mi spogliai anche io me lo succhiò e leccò per bene tutto il glande. mi piaceva da impazzire. poi si distese sul tavolo e me lo prese a segare con i piedi. quando finì mi infilai tra le sue gambe leccandole le calze. gliele abbassai e passai alle mutandine. sfilai anche quelle insieme al reggiseno. la desideravo tutta.gli leccai la fica e la penetrai con la lingua. lei ansimava più che mai, senza lo scrupolo che potessero sentirla. feci lo stesso con il suo bel culo. leccai lano e andando per sotto ritornai alla fica. mentre me lo segava con le mani bagnate della sua saliva, io le baciavo le tette e le succhiavo i capezzoli. le avevo sempre desiderate.dopo un 69 e dopo averla sculacciata per bene e penetrata anche con due dita(ma ce ne entravano molte di più), me la scopai DAPERTUTTO. vi dico che non le lasciai aperto neanche un buco!!! la misi a pecorina e tanto altro. le massaggiavo le tette e le aprivo sempre di più il culo. ansimava, ansimava e avevo paura che ci scoprissero. mitica troia…dopo un altro splendido pompino e una spagnola, si fece sborrare in bocca e ingoiò tutto. eravamo tutti e due estasiati, io di più, si ripulì e si vestì. mentre si vestiva la gurdavo e mi faceva venire ancora la voglia di scoparla. è letteralmente uno dei miei sogni erotici. labbiamo fatto altre volte, ma la prima non si scorda mai!! se avete qualche professoressa che vi piace, diteglielo. rimedierete un ceffone e tanti guai. ma se lei ci sta, allora non aspettate nemmeno un attimo, fate come me. dalle mie parti si dice che OGNI BUCO È PERTUSO E OGNI PERTUSO VA CHIUSO.

Scoprire qualcosa di nuovo (2) | Racconto dominazione di asmodeo

Solo pensarlo qualche tempo prima l’avrei detto impossibile, eppure ero riuscito a scatenare la sensualità di Marina . Il mattino seguente lei uscì da casa prima di me ed io , per motivi di lavoro tornai che erano quasi le 22. Le avevo telefonato , avevo fatto allusioni alla nostra performance e la mia speranza era di rientrare in casa e trovarmela ad aspettarmi tutta sexy come la sera prima. Speranza vana. Al rientro in casa lei mi sembrò subito dimessa e sottotono .

Donne diverse reazioni diverse al dolore anale | Racconto sadomaso di ABELE

Questo racconto è una carrellata di inculate con donne diverse: dalla ragazzina appena maggiorenne, a varie tipologie di donne e diverse situazioni. Comincio con il report di quando mi inculai Paola la prima volta e poi la seconda volta a casa sua al mare. Premesso che ventenne la mia fantasia erotica era verificare quanto dolore potesse sentire una donna sodomizzata da un arnese niente male, come il mio, che era diciamo fuori misura (22 x 5)(che fosse fuori misura lo scoprii da minorenne, che con un gruppo di amici ci inculammo il figlio di una signora procace. Finché toccò ai miei amici, se lo fece fare lamentandosi un pochino e basta. Io rimasi per ultimo proprio per chiudere in bellezza. Ebbene appena gli affondai dentro il mio arnese, urlò a squarciagola e si mise a piangere. Non riuscii a completare lopera, perché si divincolò. Ricordo che eccitato dalla cosa e rimasto solo col mio amico più confidente, ancora su di giri, gli chiesi di incularmi, per la curiosità di sapere cosa si provava. Devo dire che ho visto le stelle e lho fatto smettere immediatamente, che mi veniva da piangere. Questa esperienza mi ha messo addosso una libidine immensa, ogni volta che mi chiedevo, per esempio la notte a letto, cosa potesse provare una donna, tipo una donna piccolina come mia madre, nel prenderlo in culo o la signora della merceria vicino a casa mia, che mi faceva impazzire seduta fuori dal negozio a gambe accavallate sulla panchina oppure la mia professoressa di matematica, molto arrapante, ancora più esile di mia madre, la quale in classe una mattina ci aveva raccontato di essere reduce dal dentista dove aveva estratto un dente e di aver urlato come una pazza. Ovviamente io feci la trasposizione della situazione nella quale veniva sodomizzata e fantasticai la scena e gli urli. Fantasticare questa cosa me lo faceva diventare duro e a letto dovevo masturbarmi, per poter dormire. Veniamo alla prima occasione che ebbi di metterlo dietro ad una mia coetanea. Diciannovenne ebbi il battesimo del cazzo con una signora 50 enne, cartomante-puttana, alla quale andai a confidare che non avevo ancora avuto esperienze sessuali, con la scusa del giro di carte, che però non si fece penetrare e mi fece un cosiddetto rigatone. Con i denti mi portò in pochi su e giù ad eiaculare e se lo ingollò tutto. Mi costò 50 euro; spesi molto bene. Veniamo a quando ebbi la prima occasione di farmi una mia coetanea, conosciuta giorni prima. Tentai di inculare Paola a casa mia, con mia madre che era in casa. La misi a pancia in sotto sul mio letto e glielo infilai. Le entrò liscio liscio in culo, ma si mise a piangere come una ragazzina, reagendo per impedirmi di stantuffarla e di infilarglielo su tutto, come avrei voluto. Si giustificò che non le sembrava il caso di farlo con mia madre nellaltra stanza, che sentiva i suoi lamenti. Pertanto uscimmo in campagna. La distesi sullerba, in un punto nascosto e me la inculai fino in fondo. Le entrò come niente fosse e non fece un lamento sebbene dessi dei colpi di reni per infilarglielo a più non posso, per farla strillare. Questo mi deluse non poco. Giorni dopo mi invitò al mare a casa sua. A letto volevo scoparla, ma lei mi disse che per paura di restare incinta lo faceva solo col culo. Laspettativa non era che urlasse e infatti, dopo essersi impomatata il retto di vasellina, si mise giù alla pecorina e le è entrato come niente fosse, che aveva lo sfintere dilatatissimo. Dandoci dentro a colpi di reni, lo stesso non fece un gemito e per farla strillare dovetti stringerle un capezzolo. Fantasticando che fosse la professoressa di matematica ho eiaculato a getti ripetuti.

Un ospite molto gradito. | Racconto tradimenti di pennabianca.

Mi chiamo Paolo, ho ventinove anni, sono alto uno e settanta cinque, fisico snello occhi, e capelli scuri. Mi reputo una persona normale, lavoro come impiegato in una banca, sita a pochi minuti di strada da casa mia. Sono sposato da sette anni con Claudia, che ha la mia stessa età. Lei è una bella donna. Alta uno e settanta, con un fisico snello e armonioso. Tette sode, una quarta bella abbondante, un culo semplicemente perfetto. I capelli sono lunghi, ricci dorati, le labbra carnose, e invitati, due occhi verdi, da far girare la testa. Lavora come impiegata in una agenzia di assicurazioni. Anche lei come me, deve fare è pochissima strada, per andare al lavoro. La mattina usciamo insieme, e quando siamo giunti davanti al mio luogo di lavoro, lei deve solo attraversare la strada. A pranzo troviamo più conveniente, andare sempre insieme ad una tavola calda, posta nella via dietro il suo ufficio. Lei con le sue tre colleghe, io con i miei, ci troviamo, spesso a mangiare, scherzare con loro, che a detta di tutti, sono quattro belle femmine. Non sono geloso dei commenti anche allusivi, a volte pesanti, che sento nei loro confronti, in particolare su di lei. Ha volte ci ripenso, mi eccito, al pensiero che la desiderano in molti, ma poi alla fine, resta il fatto che io me la scopo. Il nostro appartamento, lo ha ereditato lei, dai suoi genitori. È situato al quarto piano di un grande palazzo, nella zona alta della città vecchia. È costituito da due camere matrimoniali, con ognuna annesso il bagno, una cameretta, una ampia cucina, un salone. In pratica è un rettangolo di duecento metri quadri, di cui quaranta, è costituito da un ampio terrazzo, da cui si accede, sia dal salone, che dalle grandi finestre delle camere matrimoniali, posti ai lati. Quando ho conosciuto Claudia, vi abitava solo con sua madre, il padre era deceduto quattro anni prima. Maria mia suocera, lavorava in conservatorio, che è a due minuti da casa nostra. Avendo delle camere in più, le affittava ai professori che venivano ad insegnare musica da fuori sede. Gli ultimi due anni della sua vita, le affittava, esclusivamente a due professoresse molto simpatiche, la professoressa Velia, e la professoressa Cecilia. Lo scorso anno sono andate, prima una, e poi l’altra, in pensione. Noi non eravamo più interessati ad affittare ancora le camere, in quanto non ne avevamo un reale bisogno. Quando se ne andata la signora Cecilia, prima di lasciare la camera, ci ha fatto una particolare richiesta.

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