Io, mia moglie e un film porno | Racconto etero di Berny

Ci vediamo un film con Rocco?. Così, improvvisamente e inaspettatamente, mia moglie se ne venne fuori con una delle proposte più desiderate da ogni uomo. E si che ne avevo fatti di tentativi in passato, e una volta cero pure riuscito a convincerla. Erano ancora i tempi delle VHS e della tesserina del videonoleggio, ma toppai clamorosamente; scelsi a mia insaputa un film obiettivamente orrendo, senza uno straccio di trama (elemento fondamentale per una donna) e per giunta con delle nane come protagoniste. Mesi e mesi di duro lavoro, in un opera di convincimento anche psicologicamente sottile e complicata, bruciati in poco meno di due minuti. Ed in più con la clausola di non farsi più venire in mente una cosa del genere. E in effetti, nei successivi 15 anni, mi guardai bene dal proporle un nuovo tentativo, anche se non era più la ventenne inesperta e imbarazzata di allora.

Una cinquantenne incredibile | Racconto etero di Spring96

Franco non riusciva a distogliere lo sguardo da quel culo. Nonostante sua moglie Elena fosse presente in negozio e gironzolasse fra gli scaffali lui dal bancone non toglieva gli occhi da quel paio di pantaloni neri di pelle che fasciavano quelle cosce e quelle chiappe rotonde della signora Carla, cliente saltuaria ma che si faceva sempre notare per un motivo o per un altro. La scorsa settimana, e meno male che Elena non cera, si era presentata con un vestitino leggero e una scollatura che lasciava intravedere la sua quarta abbondante di tette, tette che forse non erano più sode e alte come qualche anno prima ma che facevano sempre la loro figura. Eh sì.. perchè la Carla non era più una ragazzina ma veleggiava quasi sui 50 anni.. portati splendidamente.

La vacanza (il campeggio) | Racconto trio di Mario58

Non appena scesi a Portovecchio, cartina alla mano, ci dirigemmo in auto verso il camping che dista un tredici chilometri dal porto, verso sud. Il camping, che ha lo stesso nome del promontorio, si affaccia sul mar Tirreno allaltezza di Roma. A mezzo telegramma avevamo preso in affitto un bungalow. Sbrigate le pratiche di rito ci venne consegnata la chiave ed un inserviente ci accompagnò al nostro futuro domicilio per i prossimi quindici giorni. La casetta era immersa nel verde della macchia mediterranea, ombreggiata da alberi di pino. Si respirava aria salubre. Senza disfare le valige andammo a letto e sprofondammo in un profondo sonno ristoratore. Solo i morsi della fame poterono svegliarci che erano passate le diciotto. Avevamo dormito pesantemente per ben sei ore. Maria scelse un abitino leggerissimo a fiori ed io pantaloncini bianchi e polo. Uscimmo per esplorare il campeggio, qua e la qualcuno ancora nudo nonostante un vento di ponente mitigava la temperatura. Quando si dice “qual buon vento” mai detto fu più azzeccato in quanto nel vestirci avevamo dimenticato di essere in un camping per nudisti, per cui non eravamo i soli ad esserlo. Prendemmo un gelato nel ristorante ancora chiuso, avrebbe aperto alle sette. Una lettura veloce al menù esposto allingresso e cominciarono i primi problemi con la lingua. Aspettammo lapertura del ristorante proseguendo la nostra esplorazione, piscina, campi da tennis fino ad arrivare alla spiaggia. Una caletta con un misto fra sabbia e breccia che terminava su entrambi i lati con dei scogli. Bonsoir madame! Messieur bonsoir – disse il cameriere. Buona sera – rispondemmo. Italiani? Si siamo Italiani – risposi alla domanda di rito quando si va allestero ed ora mi aspettavo un bella Italia, pizza, mandolino invece: dove Italia? Napoli – rispondo. Ah! Bella Napoli, pizza, mandolino etc etc. (Ecco! Cosa vi dicevo?). Mangiammo ciò che il cameriere consigliò per non continuare oltre lo sfregio che entrambi facemmo della lingua Italiana (lui) e Francese (io). Restammo per un po nello spazio dedicato alla discoteca, dove alcuni improbabili rockers ballavano ai ritmi di vecchie canzoni francesi dellepoca. Continuammo lesplorazione immersi nel buio più totale, rischiarato qua e la dalle luci esterne di camper e roulotte e più ci avvicinavamo alla spiaggia, più si apprezzava il chiarore della luna ed abituandoci con gli occhi vedemmo chiaramente dove mettere i piedi ed arrivammo alla spiaggia. Restammo fermi per un po ad ascoltare il suono dellacqua sugli scogli ed andammo a dormire. La mattina seguente preparammo una ricca colazione a base di latte, caffè, succo darancia e marmellate varie con limmancabile baguette prese nel vicino market del camping. Nello spaccio ho subito la prima umiliazione, fatta di sguardi truci da parte dei clienti e della cassiera che bofonchiava: ah les italienne. Mi chiedevo cosa avessi fatto, forse non ho sal …. ma no! Entrando ho detto bogiuuuur, e allora cosa? Mi accorsi che erano tutti nudi ed ero il solo ad indossare il costume. Non ne feci parola con Maria. Solo quando, pronti per uscire, mi accorsi che Maria aveva indossato il costume, quello che fu oggetto di contesa con Gioacchino, e le dissi: guarda che il camping è naturista! Ho vergogna – rispose prontamente. Togli almeno il top – suggerii. Accolse linvito ed uscimmo dirigendoci verso la spiaggia. Alcuni commenti di Maria mi divertirono: guarda che strano quel coso! – sussurrò indicando con gli occhi un pistolino di due centimetri di proprietà di un tedesco, almeno così pensai e dallaspetto poteva esserlo. Ridemmo, sommessamente, di gusto e continuammo verso la spiaggia. Il bagnino, abbronzatissimo, dalle chiari origini nord africane, ci approntò le sdraio ed un ombrellone e contrariato disse qualcosa a Maria, capii che era per via del costume. Aprii le braccia in segno di sconforto e gli feci capire che era per via del ciclo. La mossa lo fece ridere: alor messieur no fick fick? Dal modo in cui lo disse venni preso anchio da un attacco di risa e risposi: no, niente ficca ficca. E se ne andò ridendo e divertito. Spalmai la crema sul corpo di Maria gettando sguardi indagatori intorno: diverse famiglie con figli, tutti rigorosamente nudi, alcune coppie nord-europee, molti tedeschi e qualche italiano. Misi un po di crema anchio, specialmente nelle parti basse per evitare bruciature da ciao vacanze, mi sdraiai inforcando i miei ray-ban per continuare, non visto, lesplorazione delle bagnanti e constatai che Maria era la più in forma del villaggio. Doveva, però, essersene accorto anche il nostro vicino di ombrellone. Lho beccato diverse volte a sbirciare il suo corpo. Rientrammo in casa che erano le dodici, preparammo uninsalata con dei pomodori, olive, uova ed alici. La mangiammo accompagnandola con una birra fresca ed andammo a dormire. I giorni a seguire visitammo il faro di Punta Chiappa (poteva chiamarsi diversamente?); larbre de mort; la plage de Palumbaggia e alcune puntate su Bastia, Ajaccio e lile Rousse lasciando gli ultimi sette giorni solo per il mare. Dimenticavo di raccontare di quando Maria si decise a togliere lo slip del costume, praticamente due giorni dopo il nostro arrivo. Jacques, questo il nome del bagnino tunisino, mentre arrivammo alla spiaggia si precipitò ad aprire le sdraio, restò imbambolato con gli occhi sul pelo nero di mia moglie, dimenticando di aprire la mia sdraio. Lo risvegliai dai suoi sogni e lui, con un sorriso smagliante, con il pollice in segno dapprovazione fece: maintenant fick fick, ok e se ne andò. Di sera eravamo soliti passeggiare sulla battigia, percorrevamo tutta la spiaggia da un capo allaltro e fu proprio una di queste sere che, richiamati da risa e gridolini, aggirammo lo scoglio e trovammo Jacques che montava la signora, moglie del nostro vicino di ombrellone. Ci notarono ma non si scomposero, Jacques continuò la monta con lo sguardo rivolto verso Maria e gli sorrideva, li lasciammo continuare in tutta tranquillità. Hai visto che foga? Dissi a Maria che non rispose. Andammo a letto e facemmo lamore. L indomani, molto presto, andammo in spiaggia, eravamo i primi. Jacques si precipitò a sistemarci le sdraio e si fermò a chiacchierare con noi. La lingua usata fu un improbabile miscuglio tra italiano e francese. De quale parte di Italia? Chiese. Napoli – rispose Maria. Bella Napule, io stato un poco avant de Francia – disse, poggiando una mano distratta sul ginocchio di Maria, e continuò – belle donne, scure come me. La discussione proseguì finché non dovette spostarsi per altri clienti. Stetti ancora un po sulla sdraio finché non dovetti andare in giro per rifornire il frigo. Allo spaccio del camping feci la scorta per i sette giorni a venire mentre mentre per il fresco ci andavo tutti i giorni. Al ritorno in spiaggia trovai Jacques seduto sulla mia sdraio che conversava, aiutandosi anche con gesti, con Maria che rideva di ciò che poteva capire. Si alzò per farmi sedere e scusandosi se ne andò. Mi adagiai sulla sdraio e chiesi cosa lavrebbe fatta ridere in quel modo. Non ho capito niente – disse – solo fick fick e fottere. Hai capito il bagnino! – dissi incrociando lo sguardo della vicina di sdraio, quella che si fatta chiavare dal tunisino. Mi fece un sorriso carico di significati, come a dire: adesso si farà anche la tua mogliettina! Guardai il cornuto al suo fianco e tornando a lei risposi al sorriso con un sollevamento di spalle, come a dire: chi se ne frega! Magari – pensai tra me – però deve partire da Maria e mi girai a pancia in giù per non mostrare linizio di uneccitazione. La sera, dopo aver cenato, facemmo la solita passeggiata mano nella mano sino alla spiaggia, non fu una sorpresa trovarvi il bagnino che fingeva di sistemare gli ombrelloni. Sicuramente sapeva di queste passeggiate e voleva essere sicuro di non sbagliare nellapproccio. Maria indossava un abitino di lino bianco che lasciava intravedere lo slip anchesso bianco, dei sandali in cotone avorio, non indossava il reggiseno. Mentre stavamo per accomodarci sulla sabbia, Jacques, da lontano, ci fece segno di aspettare: att
endez vous, attendez vous e corse verso di noi con due materassini da mare. Voilà madame, cest pour vous – disse con un sorriso. Grazie – rispose Maria e nel sedersi scoprì le gambe. Mentre si ricomponeva, il bagnino rise: madame, comme siete bela. Ne rise anche Maria e se ne andò nel suo magazzino. Vuoi un gelato? Dissi. Si – rispose. Ok vado a prenderlo – e la lasciai sola per arrivare al bar, in cuor mio speravo nellapproccio di Jacques. Tornai con due ghiaccioli in mano e vidi che il bagnino era tornato alla carica, era seduto di fronte a Maria e parlottavano. Diedi un gelato a mia moglie scusandomi con Jacques: se avessi saputo – dissi. De rien – rispose lui, aggiungendo – avete fastidio? Non capii subito ma dopo un attimo realizzai: no, nessun fastidio, e mangiammo il gelato. Parlando Jacques non perdeva occasione di poggiare la mano sulle cosce di Maria, lei lo lasciava fare finché scoprì le carte prolungando una carezza lungo la coscia,fino allinguine, mi guardò e disse: Maria vole Jacques e Jacques vole Maria – mentre lo diceva continuava a carezzare la sua coscia – tu volere? Guardai Maria che sorrise, mi guardai intorno e ritornando a guardare il bagnino, lui fece: buon posto per Maria venire? Senza attendere risposta la prese per la mano, si alzò e si diresse verso il capanno con Maria che lo seguiva docilmente. Li lasciai andare avanti. Entrarono nel capanno e socchiuse la porta. Li raggiunsi dopo un po, aprii lentamente la porta e vidi una scena favolosa: nel buio spiccava il bianco del vestito che veniva sollevato, dal bagnino, finché restò con il solo slip. La baciava appassionatamente, strizzandole ora il seno ora le natiche. Stettero in piedi per un bel po, le passava la mano sul pube, carezzandolo, infilando le dita tra lelastico e la pelle finché non la fece sdraiare su di un letto, messo lì per loccasione credo. Gli tolse gli slip inginocchiandosi ed iniziò a leccarla tutta, il respiro di Maria accelerava, ogni tanto un sospiro ed ogni volta sempre più frenetico. Un dito, due dita si alternavano nella fighetta alle ampie leccate di Jacques, finché non la sollevò a sedere sul letto e tirò giù i calzoncini, non portava le mutande, e mostrò a Maria un cazzo semi eretto ma che già dava ad immaginare di come fosse in erezione. Lo avvicinò alle labbra e carezzandola laccompagno allingoio di quella mazza, stranamente a punta, iniziava con la cappella fine per raggiungere una discreta circonferenza dopo un paio di centimetri, e li di centimetri ce ne erano. Maria la ingoiò a metà, di più credo sia impossibile, ed iniziò un bocchino fantastico, succhiando come a volerlo fare scivolare tutto nella sua gola. Jacques continuò a carezzarla accompagnandola nei movimenti della testa. Stanca, si fermò e guardandomi sorrise, Jacques nel frattempo si era tolto anche la maglia mostrando un petto villoso e riccioluto poi prese Maria in piedi la baciò nuovamente a lungo e senza staccarsi si adagiò sul letto trascinandola con lui continuando il bacio mentre le sue mani correvano sulle chiappe di mia moglie, le stringeva, le allargava, ogni tanto uno schiaffo alternando natica ad ogni schiaffo. Maria era in preda al suo primo orgasmo. Gli leccò nuovamente la figa per poi risalire e posizionatosi tra le sue cosce le succhiò i seni, la baciò mentre io avevo il cazzo in mano, lo toccavo delicatamente per non finire, finché non vidi la mano di Maria che preso quel cazzone lo portò di prepotenza allentrata della sua fighetta, lo strofinava sulle grandi labbra, le vedevo gonfiarsi finché scomparirono alla mia vista per laffondo di Jacques nel ventre di mia moglie. Iniziò un veloce su e giù, si fermo dopo un po per portarsi le gambe di Maria sulle spalle e ricominciò a scoparla violentemente. Maria urlava di piacere e vennero entrambi restando come morti sul lettino. Venni anchio con abbondanti fiotti di sperma. Si misero supini lui le sorrise e la baciò. Nel tornare al bungalow ci chiese: posso rivedervi qui? Rispose Maria con un si.

Il triangolo sessuale di Pirogov | Racconto orge di Ovidio86

“Parlami del triangolo di Pirogov” domandò Kira a Mirko a pochi giorni di distanza dall’esame di anatomia. Mirko, giovane studente di medicina italiano all’Università di Padova, rimase attonito e disorientato di fronte al quesito della collega russa, anche lei studentessa di medicina a Padova. Kira, con freddezza e marcato accento dell’Est chiese pleonasticamente a Mirko: “vuoi sostenere l’esame di anatomia e non conosci il triangolo di Pirogov?”. Poi aprì bruscamente l’atlante anatomico e con irriverente disprezzo iniziò a mostrare al collega i muscoli del collo che delimitano l’area che in anatomia viene definita “triangolo di Pirogov” o “triangolo dell’arteria linguale”. Kira è una ragazza di ventun anni proveniente da una ricca famiglia della città russa di Uljanovsk, luogo natale di Lenin, e arrivata in Italia per studiare medicina. Ha un corpo esile, lunghi capelli biondi e un seno minuto ma perfettamente a coppola, con capezzoli alti e arrotondati. Ai tempi del liceo, durante i rigidi inverni russi, alle volte si appartava in bagno nelle ore di intervallo con qualche suo compagno maschio per mostrargli il seno. E si eccitava nello scrutare lo sguardo dei ragazzi attoniti davanti al suo petto femmineo di perfezione iconica. Una volta un ragazzo le chiese di masturbarsi guardandola e Kira attese immobile con il torace proteso in avanti come un soldato, fino a che lui le eiaculò addosso, sporcandole nell’impeto incontrollabile i capelli ed i vestiti. Ma nella vita universitaria non era focosa né esuberante. Anzi, appariva fredda e distaccata rispetto alla tipica convivialità italiana, a causa dei suoi modi formali e un po superbi e il marcato accento dal suono severo. Ma nonostante l’apparenza di una ragazza seria e tranquilla, Kira conteneva una potente energia sessuale, che si percepiva, ma di cui non si era del tutto sicuri. Difatti Mirko rimase interdetto quando Kira si lanciò in un invito: “vieni a casa mia questa sera. Conosco un modo per non farti dimenticare mai più il triangolo di Pirogov”. Mirko accolse l’invito di Kira, pur non sospettando cosa gli sarebbe accaduto. Appena arrivato alla casa della collega, una sorpresa lo attendeva. Kira non era sola, ma c’era con lei un’amica. Una bella ragazza slanciata, con gambe lunghe e sottili, un caschetto di capelli scuri e lisci, un seno tenero e definito. “Mi chiamo Polina” si presentò. Polina è anche lei russa della città di Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, affacciata sull’Oceano Pacifico e al confine con Cina e Corea del Nord. Lei è in Italia per svolgere un dottorato di Letteratura Italiana. Mirko avrebbe dovuto condividere la serata con due bellissime ragazze russe. La russa mora e la russa bionda. La russa del Centro Europa e la russa d’Oriente. In quel momento si sentì un vero zar. Kira e Polina avevano preparato alcune specialità russe per cena, ma soprattutto c’erano tante bevande alcoliche. Vino e ancora di più vodka. La serata, che inizialmente sembrava un normale momento di intrattenimento tra giovani, assumeva toni sempre più disinibiti sotto gli effetti dell’etanolo. “Cosa state studiando assieme?” domandò Polina a Kira e Mirko. “Anatomia umana” rispose Mirko. “Se hai bisogno di ripassare l’anatomia femminile devi approfittarne stasera allora” ribatté Polina con malizia. “Lui non conosce il triangolo di Pirogov” commentò Kira. Polina spiegò che neanche lei conosceva il triangolo anatomico di Pirogov, ma conosceva il medico russo che ne dava l’eponimo: l’eroe nazionale Nikolaj Pirogov. E infine commentò, con ancora più malizia: “non ci sono solo i triangoli anatomici…”. Ormai invase dall’alcool Kira e Polina iniziarono ad avvicinarsi a Mirko in maniera provocante. La Kira razionale e controllata dell’università stava liberando tutto il suo bollore sessuale che teneva a freno, come una pentola a pressione sul punto di esplodere. “Lo sai che in Russia le donne alle volte restano nude in casa per eccitare i loro uomini?” sussurrò Polina nell’orecchio di Mirko. Anche lei con un eccitante accento. Le ragazze iniziarono così a spogliarsi e a spogliare anche Mirko. Quando arrivarono a togliersi l’intimo Mirko restò senza fiato. Due corpi nudi di giovani ragazze bellissime e curate, una bionda e l’altra mora. Probabilmente si rese conto di stare realizzando il sogno di tanti uomini. “Ci siamo depilate assieme questo pomeriggio” confessò Polina “facendo attenzione a non tralasciare neanche un pelo. E sai perché? Ci piace scopare”. Non fece in tempo a terminare la frase che si genufletté di fronte ai genitali di Mirko, con un modo di piegarsi talmente femminile che il pene di Mirko, già parzialmente eretto, ebbe un sussulto di eccitazione. Polina lo liberò dalle mutande e lo accolse nella sua bocca scorrendo le labbra dal meato dell’uretra fino alla radice dell’asta, in un movimento continuo e attento. Il pene di Mirko divenne presto irto e pulsante di sangue. Polina dovette allargare la mandibola per proseguire l’atto e una volta indolenzita iniziò a leccare il dorso della verga, con serpentini movimenti di lingua. “A Vladivostok le ragazze sono abituate a succhiare il calippo” scherzò Kira. Dopo che la lingua di Polina aveva percorso tutto il “calippo carnale” di Mirko, ella riprese a pomparlo nella profondità della bocca. Mirko osservava attonito il suo pene scomparire nelle dolci fauci. Egli notò che quando Polina cominciava il movimento dalla punta ripiegava le labbra attorno alle arcate dentali, per evitare di fare sentire il passaggio degli incisivi. Un’accortezza che solo una donna devota alla fellatio pensa a praticare. Inoltre, Polina lubrificava l’asta con abbondante saliva, il che rendeva il piacere ancora più armonioso. Alle volte smetteva di succhiare per riprendere le circonvoluzioni di lingua e poi sfregava le labbra chiuse, umide di saliva, contro il glande. Mirko era rapito dal piacere, quando anche Kira si unì a Polina. Mentre quest’ultima continuava a lavorare sul pene, Kira si dedicò ai testicoli. Incominciò a baciare l’interno coscia di Mirko, che divaricò le gambe come si sposta una sedia per invitare un commensale al convivio. Infine, Kira si concentrò sullo scroto e con l’aiuto delle mani iniziò a prendere in bocca uno alla volta i testicoli, spremendoli avidamente. “Sembrano cubetti di ghiaccio” disse rivolta all’amica che, divertita, scoppiò a ridere proprio mentre aveva l’intero pene in gola e dovette rigettarlo fuori per evitare di affogare. “Non mi sembra che si sciolgano però i tuo cubetti di ghiaccio” ironizzò Polina. “Al contrario, più li succhio e più si gonfiano” rispose Kira. Entrambe risero di gusto, divertite dal potere che esercitavano su Mirko. Ripresero disciplinatamente i loro ruoli per alcuni minuti. Quando le due ragazze si accorsero che le gambe di Mirko stavano cedendo, il suo respiro diventava più affannato e il pene sempre più turgido, si misero una di fronte all’altra al lato dell’asta di Mirko e iniziarono a stuzzicare assieme il glande. Alternavano movimenti con le labbra e con lingua, in un connubio che stava per diventare esplosivo. Percorrevano il pene una da un lato e l’altra dall’altro come se stessero suonando un’ocarina. Mirko iniziò a sospirare di piacere, loro aumentarono il ritmo. Nonostante il pene fosse direzionato in mezzo alle due ragazze, il primo potente getto di sperma fuoriuscì deviato e centrò in pieno gli occhi di Polina, accecandola in maniera inattesa. Kira non trattenne una risata fragorosa a cui anche Polina si unì, ancora frastornata dallo schizzo che l’aveva colpita. Mirko godette mentre loro ridevano, rapito nel suo piacere. Le risate delle ragazze si sovrapponevano ai gemiti di godimento del ragazzo, mentre il tiepido seme inondava il parquet della casa di Kira. Il tempo di riprendersi e Kira si adoperò per ripulire. “Ti è piaciuto questo triangolo?” chiese a Mirko “potremmo chiamarlo Pirogov , così non te ne dimenticherai più”. Ma la not
te era ben distante dal terminare. Le due ragazze fecero capire che per Mirko era il momento di ricambiare. Si sdraiarono a terra una sopra all’altra: Kira supina con la schiena al suolo e Polina prona sopra a Kira, nella stessa direzione. In questo modo i loro corpi erano speculari: i visi si guardavano, i seni erano schiacciati tra loro e, soprattutto, nel momento in cui le due ragazze divaricarono completamente le gambe, i loro perinei apparvero a specchio allo sguardo incantato di Mirko. Gli orifizi erano posizionati su un unico vettore gravitazionale. Scendendo dall’alto: ano di Polina, vagina di Polina, vagina di Kira, ano di Kira. Quest’ultimo un po nascosto dalle natiche. Polina cercò di divaricare ancora di più le gambe, in maniera che i loro clitoridi si baciassero. Mirko non si fece supplicare e si gettò in mezzo a quel capolavoro corporale. La sua lingua iniziò a muoversi frenetica lungo la perpendicolare del piacere. Saliva e scendeva da un ano all’altro. Ma soprattutto si concentrava sulle vulve. Con un unico colpo di lingua riusciva a includere entrambi i clitoridi. La perfetta figura geometrica tendeva un po a sfaldarsi con l’avanzare del piacere, ma le due ragazze mostrarono una tenace resistenza fisica che le fece rimanere incollate. Per contro, verbalizzavano il loro appagamento con acute grida di gioia e frasi licenziose russe che Mirko non comprendeva. Ad un dato momento Kira interpellò Mirko: “metti la vodka ghiacciata sulle nostre fighe e leccala”. Una voce che Mirko percepiva distante, come se i sessi delle due ragazze si fossero dissezionati dal resto dei loro corpi. Allora Mirko si staccò e si diresse verso il congelatore, da cui estrasse due bottiglie di vodka ghiacciata. Ritornò alla succulenta postazione e, prima di cospargere la vodka sui genitali delle ragazze, ebbe un’idea ancora più perversa. Senza dire nulla, infilò simultaneamente il collo ghiacciato delle due bottiglie nelle loro vagine. Una bottiglia a testa. Ebbero un sobbalzo, ma poi ricomposero la posizione, e anzi apprezzarono quel gesto caparbio accompagnandolo con frasi che Mirko immaginava ancora più volgari. Mirko muoveva le bottiglie dentro i loro orifizi, come fossero due falli di ghiaccio. Quando egli si accorse che entrambe le ragazze erano vicine all’acme del godimento, estrasse le bottiglie, ne aprì una e fece colare la vodka partendo dall’osso sacro di Polina verso il basso. Il liquido alcolico impregnò le loro labbra vaginali già turgide di piacere. Riprese a leccare con impeto e intanto immaginava i muscoli perivaginali studiati sul manuale di anatomia nell’atto di contrarsi ritmicamente. Percepiva le secrezioni di Kira e Polina sempre più abbondanti frammiste al sapore di vodka. Ormai mancava poco al culmine del piacere e Mirko accelerò il leccare lungo quelle due vulve glabre che poste in continuità apparivano come una sola vagina. Polina e Kira raggiunsero l’orgasmo all’unisono, sfinite da un ultimo colpo di lingua che incluse entrambi i clitoridi. I gemiti e le grida delle due ragazze erano per Mirko come il canto delle sirene di Ulisse. Gli parve di comprendere tra le goduriose farneticazioni russe il nome di Pirogov pronunciato da Kira, di formazione scientifica, e anche quello del drammaturgo Bulgakov pronunciato da Polina, di formazione umanistica. In effetti la ragazza di Vladivostok al momento dell’orgasmo aveva insultato l’autore de “Il maestro e Margherita”, considerandolo sessualmente inetto. Un giudizio senza prove, che a Mirko apparve ingeneroso verso un grande letterato e per altro anche medico. Ma le donne russe sono spesso severe ed impietose, soprattutto nel sesso. “Come va il ripasso di anatomia?” chiese Kira a Mirko dopo avere rifiatato. E ancora esplosero le risate e le bevute di vodka distesero ulteriormente il clima aumentando la perversione. Vodka ha la stessa etimologia di acqua (“voda” in russo) e purifica l’animo. Mirko aveva ormai superato il periodo refrattario post-orgasmo e Kira, che aveva diligentemente studiato fisiologia umana, capì che era il momento di ricominciare. Si avvicinò al pene ancora moscio di Mirko, il quale questa volta stava sdraiato a terra. Kira si strofinò le mani per scaldarle, come prima di esaminare un paziente, e poi iniziò a far scorrere il palmo delle sue mani sul dorso del pene molliccio di Mirko. Per aumentare l’eccitazione faceva commenti provocatori, con una voce che nulla aveva più a che vedere con quella dell’imperturbabile studentessa. “Lo sai che da adolescente giocavo a scacchi?” disse a Mirko. “Se vuoi facciamo una partita. Io sono la regina che ti mangia la torre”. E così dicendo prese in bocca il pene di Mirko ancora fiacco, lo sentì crescere nella cavità orale. Da inconsistente pezzo di carne gommosa a solido pinnacolo che le sbatteva sulle guance e le sfiorava l’ugola nei movimenti più profondi. Nel mentre Polina stava guardando e si masturbava. Kira allora propose all’amica: “mentre io gli succhio il pisello, tu siediti sulla sua faccia, così lui ti lecca la figa”. Polina eseguì. Divaricò le gambe sopra al volto di Mirko, il quale si trovava sdraiato con Kira che gli praticava una fellazione e la vulva di Polina davanti alla faccia pronta per essere leccata. Ma Kira, che è una ragazza di acuta intelligenza, escogitò una posizione ancora più geniale. Ruotò su sé stessa di 180° e si mise nella posizione del sessantanove. A questo punto Mirko aveva ancora una volta i perinei delle due ragazze a stretto contatto del viso. Ma questa volta non erano disposti in maniera speculare, ma sequenziale. E la linea del piacere partendo dall’avanti al dietro era: vagina di Kira, ano di Kira, vagina di Polina, ano di Polina. Ma essendo Kira in posizione sdraiata per compiere il sessantanove, il suo ano era rialzato e sbatteva contro il monte di Venere di Polina, in modo tale che le due vagine erano ancora una volta vicine tra loro e Mirko poteva leccarle contemporaneamente. In questa posizione i tre ragazzi potevano godere simultaneamente del piacere orale. Anche nelle serate più trasgressive di solito qualcuno perde meno il controllo. Ma come poteva essere possibile in quella situazione? Non solo i tre ragazzi erano sommersi dall’alcool, ma invasi dal piacere. Le endorfine pulsavano nei loro corpi, come una droga dalla quale non riuscivano a intossicarsi. Nessuno di loro avrebbe avuto la forza di disfare quel triangolo. Ognuno era schiavo della bocca dell’altro. L’intensità del sesso orale cresceva con l’estasi. Il piacere di Kira stava salendo rapido. Più lei godeva e più si attaccava al pene di Mirko succhiandolo in profondità. Mirko aveva l’impressione che il suo arnese fosse tutto contenuto nella bocca di Kira fino all’apice dello scroto. E Kira mentre pompava energicamente emetteva dei mugugni di piacere. Il suono emesso dalle corde vocali schivava il pene per uscire a testimoniare l’appagamento. Ma ad un certo punto ella dovette verbalizzare più selvaggiamente la spasmodica letizia. Si staccò dal pene di Mirko ed emise urla di lussuriosa soddisfazione. Mentre Kira raggiungeva l’orgasmo continuò a masturbare Mirko che presto eiettò il suo sperma sul collo di Kira. Assistendo a quella goduriosa scena anche Polina raggiunse l’orgasmo. A pochi secondi di discrepanza i tre ragazzi stavano godendo tutti assieme, emettendo grida di incontenibile gioia carnale. “Scacco matto” disse Kira ancora ansimante. E fece notare a Mirko, anch’egli ancora frastornato: “mi hai sborrato sul triangolo anatomico di Pirogov”. Indicando con l’indice lo sperma che colava dal lato destro del collo. Ma la tregua non durò a lungo. Polina, che dei tre era la più energica, propose di rinfrescarsi un attimo e proseguire il divertimento con un gioco: una versione hot della “roulette russa”. Kira aveva in casa una classica ruota da roulette francese. La prese assieme ad una scatola di preservativi e un lubrificante intimo. Polina espose a Mirko le regole del gioco: “Si lancia la roulette ogni cinque minuti. Se esce un numero tra 1 e 9 scopi nel culo Kira, se e
sce un numero tra 10 e 18 scopi nel culo me, se esce un numero tra 19 e 27 scopi nella figa Kira, se esce un numero tra 28 e 36 scopi nella figa me. La prima parte di numeri è per il culo, la seconda è per la figa”. “E se esce zero?” domandò Mirko. “Se esce zero ci riposiamo cinque minuti bevendo vodka” rispose Polina. Una volta comprese le regole del gioco i tre andarono sul grande letto matrimoniale della stanza di Kira e le ragazze escogitarono ancora una volta una posizione strategica. Kira si piegò a 90 gradi, nella classica posizione della pecorina. Polina, che è più alta di Kira, si mise a cavalcioni sull’amica, anche lei nella posizione della pecorina. Insomma, le ragazze erano entrambe piegate “a pecora” una sopra all’altra. Per essere più comoda Polina mise dei cucini sotto alle ginocchia. Ancora una volta i perinei delle due ragazze erano incollati tra loro, ma in una nuova disposizione. La linea del piacere dall’alto al basso prevedeva: ano di Polina, vagina di Polina, ano di Kira, vagina di Kira. Mirko girò la roulette. Il primo numero fu il 5: culo di Kira. La sua collega che fino a quel pomeriggio identificava come una studentessa disciplinata e riflessiva stava per essere sodomizzata. “Entra piano e poi sbattimi forte” indicò Kira, proprio mentre Mirko era intento a infilare il preservativo e a lubrificare l’asta. Egli appoggiò la punta del pene alle pareti dell’orifizio posteriore di Kira e entrò dolcemente, osservando curioso i lembi dello sfintere dilatarsi e pensando alla solida struttura muscolare che aveva visionato tante volte sull’atlante di anatomia. Iniziò a muoversi velocemente, come richiesto dalla stessa Kira, che emetteva striduli gridi che dal dolore si scioglievano in piacere. Polina era immobile sopra di lei, con i pertugi intimi esposti, in paziente attesa di essere penetrati. Kira sul finire dei cinque minuti iniziò a toccarsi il clitoride mentre Mirko stava ancora penetrandola dietro. Ma Polina la ammonì seccamente:” non è previsto dal regolamento masturbarci. La roulette decide quando dobbiamo godere. Altrimenti vieni subito e dopo ti stanchi. Invece dobbiamo proseguire tutta la notte”. E in effetti così fu, dopo il culo di Kira, fu il turno della vagina di Polina, poi dul culo di Polina,…passarono ore in cui ogni cinque minuti il pene di Mirko usciva da un buco ed entrava in un altro. La roulette girava lanciata alle volte da Mirko e alle volte anche da Kira e Polina. Le due ragazze avevano già raggiunto plurimi orgasmi e alla fine anche Mirko non riuscì più a resistere. Mentre stava penetrando l’apertura posteriore di Polina sentì giungere il climax. Fu un orgasmo intenso immaginando il suo sperma che stava fuoriuscendo nel sedere di quella splendida ragazza russa. I tre si fermarono, ormai la notte era profonda. Ma le due russe sembravano non essere mai appagate. Un piacere che tantalico si rigenera e che cerca infinitamente di riprodursi. Così, dopo una mezzora concessa a Mirko affinché il suo pene potesse riprendere vigore, ricominciarono il gioco. La roulette tornò a girare. Questa volta le due ragazze non si misero nell’acrobatica posizione di prima, ma restarono libere nel letto, facendosi penetrare nelle più svariate posizioni. Cavalcando con l’ano o con la vagina Mirko nella posizione che gli antichi romani definivano “mulier equitans” (“donna a cavallo”), ponendosi lateralmente, oppure nel classico “missionario”, e ancora a pecora, …. rivisitarono tutto l’antico testo indiano del Kamasutra. Mentre l’una veniva penetrata, l’altra osservava e magari partecipava stuzzicando i testicoli di Mirko, che sobbalzavano mossi dai movimenti del bacino. Quando egli venne per la quarta volta era ormai l’alba. I perinei depilati di Kira e Polina erano rossi di infiammazione dopo essere stati a lungo oggetto di penetrazioni vaginali e anali. Kira elencò sospirando i quattro cardini dell’infiammazione secondo la scuola salernitana “Calor, rubor, tumor, dolor”. Poi precisò: “in questo caso soprattutto calor”. I tre si addormentarono alle prime luci del sole. Quando Mirko aprì gli occhi ritrovò solo Polina a fianco nel letto. Dai rumori percepì che Kira era in bagno. Polina dormiva nuda, con un viso angelico che non lasciava presagire cosa era avvenuto poco prima. Il suo aspetto innocente, il corpo minuto sotto la chioma scura. Sembrava un quadro di Modigliani. Il pene di Mirko ricominciò a gonfiarsi e anche a lui parve incredibile, dopo lo sforzo erculeo a cui era stato sottoposto. Il sesso dava davvero dipendenza. Gli sembrò in quel momento di estasi mattutina che l’unico scopo di vita fosse fondere i suoi genitali con quelli del bellissimo esemplare femminile che aveva di fronte. Il fatto che si conviva nello stesso ambiente sociale con persone del sesso opposto, si discuta assieme di vari temi dai più stupidi ai più alti è una meravigliosa sovrastruttura che ci rende esseri umani. Ma nel profondo della nostra natura, se un uomo e una donna si fossero incontrati in un’epoca presociale forse avrebbero iniziato a scopare senza neanche presentarsi. Come l’affamato si getta sul cibo, l’assetato si getta alla fonte, in quell’attimo Mirko si gettò su Polina obbedendo all’istinto. Ella si sveglio che la sua vagina era già riempita dal membro di Mirko. Fu un accoppiamento selvaggio. Mirko si stupiva come l’incastro dei genitali maschili e femminili fosse magicamente naturale. Egli la possedette da sopra, nella più classica posizione del “missionario”. I loro corpi si accarezzavano teneramente. Ancora letargica Polina emetteva striduli strilli di piacere. Mirko era talmente rapito da quel momento che si accorse di essere senza preservativo solo al momento d’eiaculare. Estrasse il pene e lo direzionò verso il petto di Polina, imbiancandolo con il residuo liquido seminale che restava nei testicoli. “Sembra rugiada” borbottò sonnacchiosa Polina. In quel momento Kira uscì dal bagno già pronta per andare all’Università. “E’ così che rispettate il triangolo voi due?”. Era la solita Kira, con l’accento severo e il tono impassibile. “Andiamo, dobbiamo studiare” aggiunse rivolta a Mirko. Tutto continuò come se nulla fosse mai successo. Ma Kira aveva ragione. Mirko non si sarebbe mai scordato del triangolo di Pirogov.

Incontri sugli scogli | Racconto trio di Anonimo

Eravamo finalmente soli, in un bellissimo appartamento affacciato sul mare, con un meraviglioso terrazzo, dove Arianna poteva prendere il sole, nuda, lontana da occhi indiscreti, salvo che qualcuno non la osservasse con un binocolo, cosa che lei sperava, perché è notevolmente esibizionista, e si eccita al pensiero che qualcuno la osservi.

Mia figlia è una vera troia | Racconto incesti di Pig

Io e mia moglie Laura siamo ancora giovani e belli, abbiamo entrambi 40 anni. Abbiamo avuto una figlia, Sarah di 18 anni, avuta da giovanissimi. Pur non provenendo da famiglie incestuose abbiamo sempre avuto questa perversione e ci siamo sempre chiesti se un giorno avremmo avuto modo e coraggio di affrontare largomento con nostra figlia. Laltra sera ne stavamo giusto parlando, poi ci siamo accorti che dietro la porta Sarah stava origliando incuriosita da queste chiacchiere. Io e Laura ci siamo guardati negli occhi e con complicità siamo andati avanti nel discorso cercando le parole adatte per incuriosire Sarah.

A casa con mio fratello parte 2 | Racconto incesti di CAROLA

Ho ancora le mutandine bagnate addosso e il reggiseno che mi stringe le tette. La mia schiena è inarcata sembro impossessata dal piacere. Sento che si ferma e mi guarda con la bocca ancora bagata dai miei umori. Prende le mutandine azzurre di pizzo con un dito e inizia a tirare, fino a strapparmele. Speravo che un giorno qualcuno mi avrebbe strappato lintimo. Le sposta e continua con il suo lavoro di bocca e dita. Il clitoride pulsa, è caldo e brama sempre di più quella lingua viscida e bollente. Le mie mani stringono con forza il mio seno, e ogni tanto portano ancora i capezzoli alla mia bocca. Mi sento bene quando me li succhio da sola, mi sento potente. Se non me li lecco non riesco a godere al massimo. Si ferma ancora e nudo con il cazzo il tiro esce dalla stanza. Mi alzo stranita.. Torna praticamente subito e in mano tiene un ghiacciolo alla menta. Non capisco cosa voglia fare. Lo scarta e si rimette in ginocchio davanti a me. Lecca il ghiacciolo e poi lecca me. Quando mi sfiora la lingua ghiacciata sento una sensazione mai provata, freddo e caldo insieme. Mi piace davvero tantissimo. Ma non basta vuole farmi impazzire appena vede che mi piace il freddo sulla figa. Allora inizia a spalmarmi il ghiaccio sul clitoride muovendolo e alternandolo con una leccata. E proprio un porco come me. Si vede che siamo fratelli. Mi sento una maiala mentre ansimo e mi muovo come se avessi le convulsioni. Ma ora tocca a me. Mi alzo nonostante il piacere sia infinito e gli chiedo di fare cambio, voglio anche io occuparmi di lui, come ha fatto lui per me per tutta la vita. Lo lascio stendere e mi metto a pecorina davanti al suo cazzo. Gli rubo il ghiacciolo e faccio quello che ha fatto lui sul mio clitoride. Lo spalmo sulla cappella poi lo lecco. Dice che è troppo freddo e che pizzica un po, ma che apprezza questa mia delicatezza. Gli succhio la cappella concentrandomi sul leccargli anche il frenulo e poi me lo faccio entrare fino in gola, un po a fatica, ma sono abituata a non avere più i conati. Ho esperienza con i pompini. Ma non dimentico le palle e con le mani mi concentro su di loro, palpandole dolcemente e leccandole ogni tanto. Lo fisso negli occhi mentre gode e lui mi guarda estasiato. Lo vedo che sta bene, che sono brava, come sempre daltronde. Mi prende la chioma rossa e mi faccio guidare su e giù alla sua velocità. A volte me lo fa entrare tutto dentro la gola e lo contrae per farlo muovere derntro. Mi piace sentire la mia bocca così piena

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