Schiava dei suoceri – 1 | Racconto sadomaso di HarDom

Franco entrò in casa e si diresse in salotto per cercare la moglie, Luisa.
La trovò seduta in poltrona a gustarsi il té coi biscotti, vestita e con la gonna sollevata mentre Irene, la nuora di 27 anni, nuda, le stava leccando la figa.
Franco e Luisa avevano, rispettivamente, 63 e 59 anni.
Irene, la bella e giovane nuora, era loro schiava da 1 anno. Avevano avuto sospetti da subito, su di lei, finché non la scoprirono a cercare informazioni sull’azienda del marito, loro figlio, per venderle ad un concorrente, suo amante, oltre a macchiarsi di un’altra serie di reati.
Una sera la convocarono e le spiegarono che aveva due scelte: o la denuncia, con conseguente perdita di marito, amante e la bella vita che faceva, oppure sarebbe diventata loro schiava. Le prospettarono una dura realtà ma lei accettò.
Se il figlio era stato così tanto imbecille da innamorarsi di quella lì, dalla quale loro l’avevano messo in guardia in tutti i modi, se la tenesse pure, ma loro almeno avrebbero tratto tutto il piacere che avrebbero voluto.
La nuora era una donna altezzosa ed arrogante, proveniva da una famiglia ricchissima che aveva perso tutto. Era quindi elegante e raffinata come la sua educazione costosa le aveva consentito di diventare. Adesso non aveva più niente ed aveva cercato di rifarsi una vita con il matrimonio. Sarebbe stato eccitante averla strisciante ai loro piedi.
Franco si avvicinò alla moglie e la baciò sulle labbra bagnate di té.
Poi prese la nuora per i capelli, inginocchiata con i polsi ammanettati dietro alla schiena, si abbassò la cerniera dei pantaloni, le mise in bocca il cazzo ed iniziò a pisciare.
Piccoli getti controllati in modo che la schiava riuscisse a bere tutto senza fare cadere nulla.
L’avevano educata in quel modo e tutti gli errori commessi le erano costati tante frustate e punizioni. Ora aveva imparate bene e, anche quella volta, ingoiò tutto il piscio del suocero che, fattosi pulire, in malo modo diresse nuovamente la bocca della schiava verso la figa della moglie.
Quando tornò dalla doccia, trovò la moglie che, avendo goduto, aveva sciolto i polsi della nuora e l’aveva fatta mettere a 4 zampe davanti a lei sulla cui schiena aveva comodamente appoggiato le gambe.
Franco era in accappatoio e la moglie sapeva cosa voleva, così tolse le gambe dallo sgabello umano. Lo sapeva anche la schiava che si stese a terra sulla schiena.
Il Padrone si era lavato dappertutto tranne il culo. Gli piaceva che fosse la nuora a pulirglielo con la lingua. Così si accucciò sulla sua bocca e si gustò la pulizia fatta con la lingua che doveva anche entrare bene nel buco.
Durante l’operazione fece anche uscire dall’intestino un po’ di aria che entrò direttamente nella bocca della leccaculo.
Approfittando della sua posizione stesa, anche la Padrona la usò per pisciarle in bocca, accovacciandosi su di lei.
Non usavano quasi mai altro pisciatoio.
La mandarono a preparare la cena.
Il figlio sarebbe stato via qualche giorno per lavoro e, come era uso ormai, quando il marito era via lei avrebbe dovuto recarsi dai Padroni.
Durante la cena la nuora fu costretta a restare inginocchiata con pinzette ai capezzoli ed alla figa. Alle pinzette erano stati attaccati dei pesi che procurarono dolore alla schiava per tutta la durata della cena che venne consumata molto lentamente e con calma.
All’occorrenza si doveva anche alzare e servirli e, quando si avvicinava a loro, sempre tiravano ulteriormente i pesi fino a farla gemere forte di dolore.
La tenevano, oltre che come schiava, come un animale.
Dopo cena i Padroni si misero in poltrona, comodi e versarono sul pavimento ai loro piedi tutti gli avanzi della cena, comprese le bucce della mela e qualche scarto nella preparazione della cena.
L’animale si chinò e mangiò da terra con la bocca e, alla fine, con la lingua dovette pulire il pavimento.
La Padrona aveva goduto, ma il Padrone non ancora.
Quando ebbe voglia chiamò la nuora a succhiargli il cazzo e, una volta bello duro, la scopò. Non aveva ancora avuto figli e aveva la figa ancora bella stretta, eccitante e comoda.
La fece mettere a 4 zampe col viso rivolto verso la moglie e la montò, mentre Luisa le tirava le pinzette alle quali erano state attaccate delle catenelle.
Quando il marito godette nella figa, la moglie tirò forte in modo che il piacere di lui coincidesse con un grido di dolore della bestia.
Era estate, così per dormire la portarono in cortile. Le tolsero le pinzette e la fecero mettere a terra, legandole il collare con una catena infissa nel muro.
Le lasciavano vicino una coperta e se ne andarono a dormire, comodamente a letto.
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