Mamma mi fai un pompino? – 6 – Le prime sborrate nella sua fica | Racconto incesti di Anna madre incestuosa

Oggi ho deciso di riprendere il filo del racconto ripartendo da quello che era successo il mattino del mio risveglio dopo quel primo,traumatico pompino che avevo fatto a mio figlio e poi…tutto quello che era accaduto nei giorni successivi e che aveva dato inizio al definitivo cambiamento del corso della mia vita affettiva,erotica e della mia visione morale e del mondo.
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Anche quel mattino,come spesso accadeva,mio marito era uscito di buonora per recarsi al lavoro.
Io con un senso di colpa che mi rodeva dentro,gli avevo preparato la colazione senza riuscire a scambiare una sola parola con lui:
“Che cos’hai amore…non ti ho mai vista così silenziosa?!”
Mi aveva ripetutamente chiesto con tono preoccupato mio marito:
“No…niente…non preoccuparti è che ho dormito poco ed ho un fastidioso mal di testa.
Sai…ieri sera ti ho aspettato ma poi,mi sono addormentata e quando l’insonnia ha cominciato a fare effetto tu ronfavi come un angioletto.
Chissà,forse con uno dei tuoi trattamenti alla mia micina il malessere mi sarebbe passato…..ma non me la sono sentita di svegliarti,dormivi così bene e poi stamattina la solita levataccia!
Ma stasera non mi potrai sfuggire.
Mi farò bella per te e resterò sveglia…cadesse il mondo!”
Quelle mie parole avevano tranquillizzato mio marito e per alcuni minuti anch’io mi sono sentita risollevata nella coscienza.
Al termine della colazione e dopo un affettuoso abbraccio ed un bacio che conteneva anche una promessa,mio marito era uscito.
Rimasta sola,nel mio cervello aveva ricominciato a tormentarmi il ricordo di quello che era successo con mio figlio e mentre immersa nei mie pensieri mi ero accasciata sulla sedia con gli occhi chiusi e la testa appoggiata sul tavolo della cucina avevo sentito arrivare mio figlio che entrando nella stanza mi aveva salutato così:
“Ciao mamma….che fai con la testa sul tavolo…non ti senti bene?”
“No no….niente…sto bene è che prima ho salutato tuo padre e adesso stavo riflettendo…”
Gli avevo risposto sollevando la testa e poi:
“Siediti…che ti preparo la colazione.”
Mentre ero vicina ai fornelli a scaldare il latte,lui mi è venuto dietro ed abbracciandomi forte mi aveva bisbigliato nell’orecchio:
“Ti è piaciuto ieri mamma?”
“No.no…no no no! Non mi è piaciuto affatto e ti prego…non toccarmi!”
Lui senza rispondere,aveva mollato la presa ed era tornato a sedere accanto al tavolo.
Quando mi sono girata col vassoio del latte e del caffè,lui era seduto senza pantaloni ne mutande e col cazzo turgido in mano si stava masturbando.
A stenti sono riuscita ad evitare il disastroso rovescio del vassoio che,con le mani tremanti,ho appoggiato ancora sul piano della cucina.
“Ma che fai?
Rivestiti subito!”
Gli avevo gridato e lui di rimando:
“Ma mamma…non lo vedi come soffre il povero….sente la mancanza delle tue labbra….dai mamma fallo contento…fagli un pompino!”
Quelle parole,quella voce calda ed il tono a metà tra la supplica e l’imperio,erano risuonati nel mio cervello come la sera prima e come un automa mi sono diretta verso di lui e mi sono inginocchiata per farlo godere ancora con la bocca.
Stavolta sentivo che la mia partecipazione era più convinta ed anche lui mi sembrava più attento alle mie esigenze e meno precipitoso nella ricerca del suo orgasmo.
Nonostante la mia inesperienza in quel genere di cose,avevo capito che per aumentare il suo piacere avrei dovuto anche leccarlo e non solo succhiarlo come avevo fatto la sera prima.
E così,mentre con una mano gli facevo scorrere la guaina dell’asta,con la bocca sono scesa sino ai testicoli umettando con la lingua,come fosse un pennello,il gonfio canale uretrale il filetto ed il prepuzio.
Mi piaceva quello che stavo facendo!
Mi piaceva sentire che i suoi gemiti corrispondevano alle mie leccate ed alle contrazioni del suo muscolo teso all’inverosimile.
Gli ho leccato e succhiato la cappella raccogliendo con la lingua le goccioline che spuntavano dal suo piccolo foro.
Poi l’ho definitivamente imboccato per iniziare il vero e proprio pompino.
Mi piaceva quando sentivo il contatto del suo glande con la mia ugola ed anche se mi procurava lievi conati simili a singhiozzi,non evitavo che vi fosse quel contatto.
“Mamma….apri le labbra che sto per venire e voglio vedere mentre ti ci spruzzo dentro e voglio guardarti negli occhi quando mi fai godere e ingoi il mio seme”
Aveva appena finito di parlare quando rantolando e scuotendo il corpo come in preda a brividi di freddo aveva cominciato a sborrarmi in bocca.
A differenza della sera precedente,ero riuscita a trattenere lo sperma nel cavo orale e prima di inghiottirlo glielo avevo mostrato come fosse una conquista…un trofeo da esibire.
Volevo dargli l’impressione che fossi io a dirigere quel gioco così inusuale e perverso.
Non saprei spiegare cosa mi fosse successo in quel momento ma ero contenta e come d’incanto parevano essere spariti tutti i sensi di colpa e di pudore che avevo avuto sino a pochi minuti prima.
“Ma come fai tu…così maiale ad avere dentro di te una crema così gustosa?”
Gli avevo detto mentre mi passavo la lingua sulle labbra.
Lui mi ha risposto – Merito tuo mamma…tuo e di papà che mi avete fatto con questa dotazione – poi,con un sorriso largo così,guardandomi con occhi dolcissimi,aveva cominciato a consumare la sua colazione.
Quella stessa sera,prima che rientrasse il padre mi aveva detto:
“Mamma…mi fai un pompino?”
Ed io senza fare storie gli avevo risposto:
“Sei proprio un porco!
Andiamo almeno davanti alla porta del bagno che se rientra tuo padre,tu ti dilegui al volo ed io mi faccio trovare in cucina.”
Quella notte avevo fatto l’amore con mio marito in modo sublime.
Le cose che avevo fatto con mio figlio mi avevano lasciato in corpo e nella mente un’incredibile eccitazione.
Mi sarebbe piaciuto fare anche a lui un pompino con ingoio ma essendo una cosa che non avevamo mai fatto mi sono trattenuta limitandomi a leccarglielo stando bene attenta a che non mi venisse in bocca.
Con lui comunque è sempre bellissimo lo stesso perché mi accarezza,mi bacia e mi lecca con tale delicatezza che a volte mi fa godere con la sola lingua prima di penetrarmi.
E poi mi parla…mi dice parole dolcissime…decanta la mia bellezza ed i miei profumi.
Con lui era(ed in parte lo è tutt’oggi)un corteggiamento infinito ed anche se il sesso è contenuto nei limiti imposti dalla religione cattolica con la sola eccezione dei giochi di lingua e l’uso della pillola,per me è ugualmente appagante.
D’altra parte,erano passati solo 2 giorni da quando avevo fatto il mio primo pompino e l’avevo fatto proprio a mio figlio che di li a poco sarebbe diventato il mio mentore sessuale ed il mio maestro verso le più incredibili trasgressioni.
Per tutta la settimana,come una ritualità antica,non appena restavamo soli la domanda di mio figlio era sempre la stessa:
“Mamma…mi fai un pompino.”
Io eseguivo e negli ultimi giorni avevo anche imparato a baciarlo con la bocca ancora impastata di sperma.
“Così puoi sentire anche tu il sapore della crema che ti abbiamo fornito io e tuo padre!”
Gli dicevo e lui rideva felice.
La settimana successiva come spesso accadeva,il padre sarebbe stato in viaggio per lavoro e sarebbe tornato solo dopo 5/6 giorni.
Stranamente il mattino in cui il padre era partito,mentre faceva colazione mio figlio era particolarmente euforico e stranamente non mi aveva chiesto la solita prestazione di bocca.
Per tutto il tempo della colazione e poi mentre si preparava per uscire,ci eravamo comportati come una normale coppia madre/figlio ed anche se io ero molto incuriosita dal suo strano comportamento,non gli avevo chiesto niente.
L’arcano era stato svelato nel momento in cui stava per uscire.
Mentre mi abbracciava,avvicinando la bocca al mio orecchio,mi aveva bisbigliato:
“Mamma…stanotte dormiamo insieme nel lettone come marito e moglie?”
Mi stringeva e mi faceva sentire sulla pancia la pressione della sua verga che non essendosi scaricata,gli scoppiava dentro i pantaloni.
“Vai…vai…via porco che arrivi tardi a scuola e poi…non so proprio come farai a camminare con quel coso così gonfio!
Ti si stritoleranno le palle e finirai in ospedale!”
Ridendo l’avevo spinto fuori dalla porta e corsa sul letto per distendermi e dare tregua con un furioso ditalino alla mia fica che colando reclamava il suo momento di piacere.
Rientrando in casa la sera si era presentato con un mazzolino di fiori coloratissimi e porgendomeli aveva detto:
“Tiene…questi sono per la mia mammina porcellina.”
Chissà perché ma quelle paroline così vezzose,mi avevano rallegrata stemperando la tensione che per tutto il giorno mi aveva attanagliata nell’attesa di quel momento.
Dopo cena ci siamo seduti sul divano a conversare di cose di cui non ricordo nulla tanto era la mia agitazione.
Lui mi stringeva e mi parlava e percependo il lieve tremore che scuoteva il mio corpo,mi accarezzava e forse,mi diceva parole rassicuranti.
“Mamma vai a letto ed aspettami che io vado in bagno e ti raggiungo.”
Mi aveva detto alzandosi.
Io ero sotto le lenzuola già nuda quando lui mi aveva raggiunta.
Avevo lasciato la stanza in penombra e quando la porta si era aperta,la sua figura nuda mi appariva come quella di un guerriero nel controluce del corridoio illumitato.
Un guerriero pronto per la sua prima battaglia!
Tutto quello che era accaduto dopo si era svolto nel modo più dolce,sensuale e trasgressivo che la situazione imponeva.
Mi aveva leccata come mai aveva fatto mio marito.
L’ho leccato come mai avevo fatto a mio marito.
Mi ha chiavata più volte quella notte ma la prima volta che mi ha goduto dentro non potrò mai dimenticarla per tutta la vita.
Mi stava cavalvando da sopra con le mie gambe appoggiate sulle sue spalle in una postura che non avevo mai provato.
In quella posizione ero apertissima e potevo sentire il membro di mio figlio che riempiva ogni spazio disponibile del mio sesso.
Sentivo la sua cappella quando sfiorava la mia cervice uterina accarezzandola e facendomi sciogliere in un piacere pieno e sublime.
Mai con mio marito avevo provato nulla di simile e questo certamente a causa della sua minore dotazione ma soprattutto dovuto al fatto che mio marito mi prendeva con “rispetto” mentre mio figlio mi chiavava con foga.
Gli sforzi di mio figlio di farmi godere mentre mi montava erano accentuati dal fatto che seppure sbuffando e ansimando come se fosse sul punto di sciogliersi,si bloccava rimanendomi dentro sino a che non poteva riprendere a stantuffarmi.
Era stupendo sentirlo scorrere dentro di me e altrettanto godurioso era sentire le contrazioni del suo cazzo nel momento in cui rimaneva inchiodato in attesa che scampasse il pericolo.
Io avevo goduto già due volte quando lui col la voce rotta in gola mi aveva rantolato:
“Mamma….sto per venire…cosa faccio….esco?”
“No…no….bambino mio…no…vienimi dentro…sono protetta e voglio sentirti.”
Mentre si scaricava gli tenevo la testa tra le mani e guardandolo negli occhi condividevo con lui quell’irripetibile momento.
I suoi potenti fiotti spruzzavano sulla mia cervice dalla quale il calore del suo sperma si irradiava per tutte le superfici della mia fica e,attraverso i miei centri nervosi,per tutto il corpo sino al cervello.
Mentre lui sborrandomi dentro emetteva grugniti che mai gli avevo sentito,anch’io mi agitavo e urlavo il mio piacere mentre tutto il mio corpo era scosso da brividi di freddo e di struggente godimento.
Entrambi sfiniti,ci siamo addormentati abbracciati alle tre.
Quando ho aperto gli occhi al mattino,mio figlio era inginocchiato tra le mie gambe intento a leccarmi la fica ancora piena del suo stesso seme e succhiarmi la clitoride.
Poi mi ha fatta girare e mi ha montata da dietro mentre con la mano mi stimolava il grilletto.
All’esplodere del mio piacere anche lui si è lasciato andare aggiungendo una nuova carica di sperma a quella che ancora conservavo in me.
Abbiamo chiavato incessantemente per tutti quei cinque giorni e mio figlio mi aveva insegnato cose che non avrei mai immaginato.
Mi aveva anche chiesto di non indossare più le mutande in maniera di essere sempre pronta per le nostre voglie.
Persino l’ultimo giorno,proprio nelle ore in cui sarebbe rientato mio marito,aveva voluto chiavarmi ed io timorosa di essere colti sul fatto gli avevo detto di fare come quella volta del pompino:
“Ve bene…va bene….facciamolo anche adesso ma almeno mettiamoci davanti al bagno che se arriva tuo padre,tu ti fiondi sotto la doccia ed io abbassando la gonna e tirando su le mutande(Per quella circostanza era necessario indossarle)gli vado incontro come se nulla fosse.”
Ed infatti la cosa era andata esattamente così.
Mentre mio figlio mi stava sborrando dentro,abbiamo sentito girare la chiave della porta d’ingresso.
Lui si è subito chiuso in bagno dove aveva già lasciato i suoi vestiti mentre io sono corsa colla sborra tamponata dalle mutande ad abbracciare mio marito.
-Che ipocrisia!- Diranno i benpensanti bacchettoni.
Hanno ragione!?
Forse si.
Ma quella è gente che mai proverà nella vita le forti sensazioni che un rapporto così trasgressivo ti può dare.
Amo mio figlio e tutto quello che abbiamo fatto insieme senza togliere nulla a nessuno e senza far del male a nessuno.
E’ una cosa nostra…è un nostro segreto!
Segue

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