Io e la mamma Incesto infinito 15 – prendo la verginità anale della mamma- | Racconto incesti di coccoduro

PREMESSA:
Mi scuso con i lettori per la mia assenza, purtroppo dopo il mio ultimo racconto si sono verificati tristi eventi, la mamma, ultrasettantenne si è ammalata, ho ritenuto opportuno interrompere i miei racconti, per starle vicino e per pudore verso di lei, ma su insistenza della stessa, che era d’accordo sin dal primo racconto, riprendo la narrazione, altri racconti li avevamo scritti insieme e quindi mi ha esortato a continuare……
Capitolo 15
Dopo essere entrato in cucina e aver scambiato due chiacchiere parlando del più e del meno, presi una rivista che era sul tavolo e mi misi a leggere, la mamma che era ai fornelli girò la testa guardandomi con n sorriso ammiccante.
“Tutto bene Angelo? La nonna sta bene?”
“Si tutto bene, anche la nonna tutto bene; perchè questa domanda?”
“Visto che sei entrato e non sei venuto a salutarmi con un bacio, facendomi sentire il tuo arnese sul culo, pensavo che, o stai male o la nonna ti ha svuotato completamente”
“Scusa mamma sono un po scarico, se vuoi vengo ad appoggiartelo sul tuo bel culo, ma è un po moscio”
“Fa niente amore, però peccato, avremmo potuto farci una sveltina, sai che sono sempre in calore, quando mi stai vicino sono sempre bagnata, vuol dire che ci rifaremo nel pomeriggio, tanto tuo padre torna tardi, poi fra due giorni parte e, allora, avremo tutto il tempo che vogliamo, adesso poi che la nonna è del giro manderemo spesso i tuoi fratelli da lei e noi dormiremo, tra una scopata e l’altra, insieme faremo cose turche”
“Sei scatenata, che fortuna per me averti per mamma, ma sopratutto averti come amante, ti scoperò sempre, farò di te una grandissima troia”
“Lo sono già, una troia, la tua troia”
Sentendola parlare in quel modo mi alzai dalla sedia e la raggiunsi, poggiai il mio inguine sul suo culo e, con le mani, raggiunsi la sua figa, era un lago, cominciando a toccargli il clitoride, gli misi quattro dita nella figa, lei si piegò aprendo le gambe e cominciò a gemere.
“Cavolo mamma hai proprio voglia, peccato non avercelo duro, ti scoperei volentieri, però, visto che lo avanzi; ti do il mattarello?”
“No no il mattarello oggi no, fammi venire con le mani”
Così continuai a scoparla con le dita e facendola piegare cominciai a leccarle la figa, lei dopo qualche minuto cominciò a tremare e ebbe un orgasmo.
“Grazie amore, adesso ricomponiamoci tra un po arriveranno i tuoi fratelli e pranziamo”
Dopo pranzo mia mamma affidò i miei fratelli alla Giovanna e, così, restammo nuovamente soli, ci ritrovammo in sala a guardare la televisione e chiacchierare, io che nel frattempo, avevo ricaricato le batterie, le misi una mano sulle cosce cominciando ad accarezzarla, lei si godette per qualche minuto quel trattamento, poi blocco la mia mano e disse:
“Aspetta, c’è tempo, debbo dirti una cosa”
“Dimmi mamma, ti ascolto”
“Forse ho trovato la soluzione per un lavoro, qui al paese, così non devi andare lontano privandomi del tuo cazzo e tu non ti priverai delle nostre fighe, ho parlato con Nicola, mio cugino, forse c’è la possibilità che tu possa lavorare con lui”
“Grande mamma, quando ti ci metti, sei un genio”
“Dopo la partenza di tuo padre definiremo le cose, adesso riprendiamo il nostro discorso e, me lo merito, scopami bene fammi fare una scorpacciata di cazzo”
Senza ulteriori indugi ci abbracciammo cominciando limonare come due assatanati le nostre lingue cominciarono ad attorcigliarsi l’una con l’altra, mentre le mani correvano sui nostri corpi ad accentuarne il possesso, il mio cazzo venne artigliato dalla mano di mia madre che comincio a scapperlarlo con veemenza, mentre la mia mano prendeva possesso della sua figa facendo vibrare il suo clitoride, in breve ci ritrovammo sul pavimento impegnati in un sessantanove, lei imboccò la mia cappella fino a farsela arrivare alle tonsille, io infilai la mia lingua nella sua figa alla ricerca di ogni suo umore.
“Dai mamma succhiami tutto, che calda la tua bocca”
“Si voglio mangiartelo tutto, si così leccami la figa che bella la tua lingua che mi scava dentro, dai adesso scopami dammi il tuo cazzo, riempimi la figa”
Lei si stese sulle spalle aprendo le gambe, io le fui subito sopra e cominciai a scoparla, mentre le nostre bocche si unirono in un bacio interminabile, fu una scopata lenta e dolcissima, da innamorati, tutta l’irruenza con la quale eravamo partiti sembrava svanita, invece, si era soltanto assopita, dopo circa un quarto d’ora che stavamo facendo l’amore, lei come svegliatasi da un torpore disse:
“Adesso fammi girare che mi appoggio al divano e, tu, fottimi con tutta la tua irruenza fammelo sentire tutto questo bel cazzone, fammelo arrivare fin nello stomaco, voglio essere scopata come una cagna fammi ululare, adesso non sono più la tua dolce mammina, ma una troia e come tale devi trattarmi”
Lei si mise in ginochio e si stese con le sue tettone sul divano, io le andai dietro e infilai, in un sol colpo il cazzo super eccitato nella sua figona, cominciando a scoparla con veemenza, mentre lei cominciava ad ansimare dicendomi di sfondargliela, dandogliene sempre di più, solo i coglioni restavano fuori, mi ritrovai, mentre la scopavo, a guardargli il buco del culo e, subito, cominciai a far paragoni con quello della nonna, era molto più piccolo e, sopratutto chiuso, prensai che non sarebbe stato possibile entrargli dentro con il mio cazzone, pensai, ma anche la nonna, una volta, avrà avuto il buco del culo stretto come la mamma, adesso, invece, ha una caverna,con la mano scivolai verso il centro delle sue natiche e, con un dito cominciai a toccarlo, lei strinse un attimo le chiappe e quindi si rilassò, non proferì alcuna parola, allora portaai la mano alla bocca e umettai con la saliva un dito, poi ripresi il contatto col suo buchino e cominciai a spingere il dito contro il suo ano, lentamente riusci ad inserirle la punta dentro, da parte della mamma non vi furono reazione, ebbi l’impressione di una maggiore partecipazione e ricettività del mio cazzo nella sua figa, persi ogni freno e sentii di essere pronto a sborrare.
“Ecco mamma ci sono ti sborro nella figona, ti riempio tutta”
“No aspetta vienimi in bocca, voglio ingoiare i tuoi spermatozoi”
Lei si girò e ingoiò il mio cazzo cominciando a succhiarmi, ormai al massimo del piacere e col cervello in fiamme, vedendo il suo accanimento nel succhiarmi, venni preso da un raptus, le sfili il cazzo dalla bocca, lei restò sorpresa e mi guardò.
“Mamma voglio sborrarti in faccia, farti una maschera di sperma, chiudi le labbra”
Iniziai a irrorarle la faccia, le guance, le labbra, il naso, gli occhi e la fronte di sperma, poi le forzai le labbra e, lei era ad occhi chiusi, glielo cacciai in bocca.
“Ecco finisci di svuotarmi bevilo fino all’ultima goccia”
La mamma comincio a succhiarmi ingoiando gli ultimi residui di sborra, poi tolsi il cazzo dalla sua bocca e, usandolo a mo di pennello, cominciai a spalmargliela su tutta la faccia impiastricandola tutta, quindi esausto mi misi in ginocchio e l’abbracciai.
“Cazzo Angelo, sei un maiale, mi hai sporcato tutta la faccia”
Quindi, ridendo, inizio a massaggiarsi le guance completando la stesura.
“Mamma questo è un assaggio di quello che faremo, adesso che il papà va via”
“Hai ragione amore, toccheremo il massimo della libidine, faremo di tutto, che bello, finalmente mi sento me stessa, una grandissima vacca”
Recatasi in bagno dove si tolse ogni residuo di sborra dal corpo, tornò da me e mi disse:
“Adesso vatti a rimettere in ordine, riprendiamo la vita normale, per oggi abbiamo fatto anche troppo, stasera e domani sera sarò di tuo padre, tu starai a secco, se avrai qualche voglia prova con la Giovanna o con quella vacca di tua nonna”
Su quelle ultime parole calcò il tono della voce, avrei scoperto dopo qualche giorno perchè.
Nei due giorni successivi la mamma si dedicò alla preparazione del bagaglio di mio padre,mentre le volte precedenti, tale operazione la svolgeva in modo mesto, questa volta, pareva quasi allegra, io dal mio canto, tranne un fugace pompino della nonna, non sentii particolare bisogno di fare sesso, nonostante per due sere dovetti ascoltare il cigolio e lo sbattere della testiera del letto dei miei, la cosa non mi creò alcuna fastidio, sapevo che poi la mamma sarebbe stata tutta mia.
Giunto il giorno della partenza di mio padre come al solito ci recammo in piazza, dove si ritrovavano tutti quelli che sarebbero partiti, accompagnati dalle famiglie, Mario e Giovanna compresi, i miei fratei salutarono il papà e andarono a scuola, mentre venivano caricati sulle auto, prese a noleggio, i bagagli.
Quindi dopo i saluti di rito e,qualche lacrima spontanea o indotta, ci fu la partenza, ci ritrovammo tutti i familiari a scambiare qualche chiacchiera, la mamma prese la Giovanna sotto braccio e si incamminarono per il rientro a casa, deviando verso la casa della nonna, alla quale disse di provvedere a prelevare i miei fratelli e tenerli a casa con lei e, ospitandoli anche la notte, avrebbe provveduto a fargli avere l’occorrente per il giorno dopo, la nonna si rese disponibile, capiva benissimo le sue esigenze, raccomandandogli di non esagerare, visto che adesso era incinta, le scrollo le spalle ringraziandola, quindi ci avviammo a casa, dove invitò la Giovanna ad entrare per bere un caffè tutti insieme, la mamma disse alla Giovanna:
“Oggi e, in parte, domani non ci vediamo, ho bisogno di stare da sola con Angelo, poi da domani sera cominciamo a stare in compagnia dividendoci, da buone amiche, il suo cazzone”
“Va bene Clara, solo cerca di non consumarlo troppo”
“Tranquilla Giovanna che il mio cazzo non si consuma, al massimo si potrà ammosciare ma dopo ritorna vitale, ve ne darò a sufficienza a tutte e due, anzi tutte e tre, dovrò accontentare anche la nonna, visto che dopo averlo provato non ci vuole più rinunciare”
“Capisco tua nonna, sembra addirittura ringiovanita, anche se prima mi parevasi muovesse piuttosto lentamente, magari è un po indisposta; Sai niente Clara?”
“So io il perchè; è una troia”
Dopo una risata generale, consumammo il caffè chiacchierando del più e del meno e, palesando una soddisfazione reciproca per la partenza dei cornuti, quindi la Giovanna si congedò dicendo alla mamma che si sarebbero riviste il giorno dopo.
Uscita la Giovanna, non persi tempo, abbracciai la mamma baciandola,lei dopo un po si sottrasse al mio abbraccio e guardandomi disse:
“No, adesso no, facciamo le cose con calma, così la voglia aumenta e dopo sarà più piacevole, ora parliamo un po, abbiamo un sacco di tempo per scopare”
“Va bene mamma, come dici tu, io pensavo che avessi voglia, anche se, considerando i rumori che provenivano dalla tua stanza, questa notte, papà ti avrà soddisfatta completamente”
“Scemo certo che ho voglia, tuo padre, questa notte mi ha solo eccitata facendomi venire più voglia del tuo cazzone,ho le mutande fradice, anzi adesso le tolgo, cominciano a darmi fastidio, le ho messe solo per uscire, ma da oggi sono abolite, ecco tieni se le strizzi colano i miei umori”
Presi in mano le sue mutande e, effettivamente, constatai che erno pregne dei suoi umori, dopo averle annusate le appallottolai e le misi in tasca dicendogli:
“Cavolo mamma sono fradice ti sarai mica pisciata addosso”
“Sciocco cosa dici, come mai te le sei messe in tasca, vorrai mica farti le seghe usandole come ispirazione”
“Tranquilla mamma ormai le seghe non le faccio più, ho a disposizione la tua figona che mi soddisfa di più”
“Chiudiamo questi discorsi altrimenti tutti i miei proposito vanno a farsi benedire, ti salto addosso e ti violento, parliamo di cose serie, per adesso, ti avevo accennato di aver parlato con mio cugino Nicola, tu sai che ha una falegnameria, siccome la moglie non è del paese, ma di Roma, vorrebbe trasferirvisi, avendo i genitori malati, per stargli vicino, quindi mio cugino sta valutando di andare a avorare lì, in un mobilificio, non volendo chiudere del tutto la falegnameria sta cercando qualcuno che lo sostituisca, tu saresti la persona ideale, considerando che hai una buona tendenza per i lavori manuali, per un periodo ti prenderebbe affiancato a lui, cosi da poterti avviare al mestiere poi, una volta trasferitosi, tornerebbe periodicamente per non lasciare tutto sulle tue spalle e per aiutarti a migliorare; cosa ne pensi, ti andrebbe? Tieni presente che così facendo non correresti il rischio che tuo padre ti porti con lui e, sopratutto staremo sempre insieme”
“Grande mamma, sono d’accordo, fare il falegname mi piace, anche perchè come tu sai sono un esperto in fatto di seghe”
“Eri esperto, adesso sei esperto in chiavate, tanto per restare in tema”
“Allora mamma è deciso, di pure a Nicola che sono d’accordo, adesso per premiarti ti scopo sul tavolo”
“No niente scopate, se vuoi ti faccio un bocchino”
“Ma così tu non godi mamma”
“Vero però, tu ti svuoti i coglioni, potremo al massimo mentre te lo succhio provare il mattarello, visto che ci tieni tanto”
“Lo prendo subito, vedrai che ti piacerà”
“Si lo so che mi piacerà, come mi è piaciuta la zucchina, ma mi raccomando non mettermene troppo dentro, altrimenti mi sfondi, dai voglio fare tutto quello che non ho fatto quando c’era tuo padre, mettiamoci a sessantanove qui sul pavimento della cucina”
Fu una partita di sesso molto appagante, la mamma ricevette il mattarello nella figa senza nessun problema,anzi ne fu entusiasta, quanto a me ricevetti un pompino magistrale coronato da un ingoio super, non venne dispersa nemmeno una goccia del mio sperma, fin’ tutto nel suo stomaco.
“Adesso che ci siamo rilassati pensiamo come organizzare la giornata, adesso sistemiamo la casa e mettiamo tutto in ordine, dopo andrai dalla nonna a portare l’occorrente per domani dei tuoi fratelli, se trovi la nonna da sola non sprecare energie, al massimo un bocchino o una sveltina, dopo torni a casa cosi pranziamo, e dopo, vai a consolare la Giovanna, sarà triste per la partenza di Mario, starà piangendo sopratutto sotto, troverai anche lei con le mutande fradice, vedo che la cosa ti stimola il tuo pisello comincia a rialzare la testa, comunque dalla Giovanna stai pure tranquillo, torna a casa verso le sedici, dopo cominceremo la nostra seconda luna di miele, forza diamoci da fare”
Così fu, svolgemmo diligentemente, senza nessuna divagazione, le nostre mansioni, riassettare, pulire, riporre ogni indumento che riguardasse mio padre quando tutto fu in ordine, come già programmato dalla mamma andai dalla nonna, trovandola sola, ne approfittai strusciandogli il cazzo duro sul culo, lei ancora dolorante mi allontano, messasi in ginocchio tiro fuori dalla patta il mio pisellone e lo imbocco,cominciando a succhiarmelo fino al completo indurimento, poi a feci sollevare facendola girare e chinare sul tavolo, lei allora disse:
“Aspetta, qui no, andiamo alla finestra, il nonno potrebbe tornare,cosi lo vediamo arrivare, comunque mi raccomando scopami la figa, nel culo ho ancora dolore”
Le piantai il cazzo nella figa facendola ansimare
“Nonna ti sfondo, adesso ti riempio la figa di sborra, faccio fare un figlio anche a te”
“Si dai riempimi tutta, magari potessi te lo farei volentieri un figlio”
Dopo quella scopata selvaggia ci ricomponemmo e chiacchierammo un po, quindi rientrai a casa dove trovai la mamma che apparecchiata la tavola si apprestava a servire il pranzo, mangiammo seduti sullo stesso lato del tavolo strusciandoci a vicenda con le gambe, finito il pranzo la mamma disse:
“Dammi una mano a sparecchiare, dopo sparisci, vai dalla Giovanna, ci vediamo più tardi, mi raccomando lascia qualcosa anche per me”
Raggiunsi la Giovanna che, sicuramente già informata del mio arrivo, mi accolse con addosso il solo intimo in calze e giarrettiera, volle offrirmi, con decisione, il caffè, dandomi il modo di ammirarla, mentre si muoveva tra il tavolo e i fornelli, in quella arrapante mise, io le guardai con ingordigia il culo pensando che mi sarebbe piaciuto romperglielo, consumato il caffè, ci recammo in camera da letto, tenendoci abbracciati, le misi una mano sul culo saggiandone la consistenza, giunti in camera notai come tutto fosse in ordine, lei mi disse:
“Ho sistemato tutto e cambiato il letto, federe, cuscini, lenzuola e coperte, questo deve essere il nostro nido, non voglio sentire l’odore di mio marito, si dovrà imporporare solo del nostro, vieni stendiamoci”
Ci stendemmo sul letto abbracciandoci, cominciammo a baciarci e toccarci, io le misi le mani sul sedere e feci scivolare le dita sotto le mutande, con un dito cominciai a toccarle il foro anale, lei guardandomi con un sorriso disse:
“Cosa fai porcello? Cosa tocchi?”
“Niente maialona, mi piace il tuo culo”
“Vorresti farmelo, vero?”
“Si vorrei scoparti il culo”
“No oggi no, non e possibile”
“Perchè hai le mestruazioni al culo”
“Scemo, oggi solo figa, per il culo c’è tempo”
“Allora oggi ti distruggerò la figa, ti scoperò fino a farti dire basta”
“No adesso scoperemo con calma, devi conservare la energie per tua madre, dopo la vostra luna di miele ci daremo sotto come degli assatanati, vieni baciami”
Così iniziammo a scopare senza eccessi, gli sborrai in figa e volle pulirmi il cazzo con la sua lingua, succhiando i residui del mio sperma, voleva conservare in bocca il mio sapore fino al giorno dopo, disse ingoiando il mio nettare.
Tornai a casa e trovai la mamma con indosso una piccolissima sottoveste, con calze e reggicalze, il tutto rigorosamente rosso, dopo esserci salutati con un lungo e appassionato lingua in bocca disse:
“Amore adesso ceniamo, anche se è un po presto, così ti rimetti in forze, dopo sbarriamo porte e finestre e ce ne andiamo a letto”
Cenammo in una atmosfera irreale, l’aria era pregna di eccitazione, senza che ci sfiorassimo, finita la cena mi disse:
“Vai in camera da letto e aspettami, mi sistemo e arrivo, mi raccomando non toccarti”
Ridendo usci dalla cucina, io mi recai in camera e spogliatomi mi stesi sul letto,dopo qualche minuto la mamma fece il suo ingresso, completamente nuda fatta eccezione per le calze e il reggicalze, aveva in mano un barattolino che poso sul comodino, io guardai il barattolino e lessi l’etichetta,”VASELINA”, in quel momento il mio cervello andò in confusione, mentre il cazzo si rizzò come un palo della luce, già si vedeva tra le chiappe della mamma, nel suo culo.
Lei guardandomi e notando la mia erezione, con un ammaliante sorriso mi disse:
“Cavolo, che bestia; Come mai sei così eccitato?”
“Non lo so, quando ti guardo mi arrapi da morire”
“Maiale bugiardo, hai capito che la mamma ti vuole dare il culo e non vedi l’ora”
“Davvero mamma? Ti farai inculare? Però ti avverto, ti farò male, lo hai già fatto? Cioè lo hai già preso nel culo?”
“No non lo ho mai preso nel culo, sono vergine e, voglio sia tu a sverginarmi il culo, anche se so già che mi farai male”
“Mamma il mio cazzo è molto grosso ti farà molto male ti uscira sangue dal culo, mi dispiace farti soffrire, non era meglio che te lo facessi rompere da papà che ha il cazzo più piccolo”
“No voglio che sia tu a prenderti la mia verginità anale, lui ha già preso quella vaginale, voglio che sia tu a rompermi il culo, pensa che tuo padre voleva incularmi quanto è arrivato, difatti e lui che ha portato la Vaselina, stronzo il mio culo sarà solo tuo, magari qualche volta glielo darò, se non ci cade dentro, visto il palo che mi ci metterai dentro tu, adesso basta ho troppa voglia di farmi inculare,peccato che non sarò la prima alla quale lo metterai nel culo”
Io la guardai sorpreso, lei continuò.
“Porcellino; Ti ti sei già inculato la nonna, vero?
“Ma…. tu come fai a saperlo?”
“Chi ti lava le mutande? Io, quel giorno che sei tornato, dopo essere stato dalla nonna e, ti sei cambiato, ho visto le tue mutande sporche di sperma sangue e cacca, non c’è voluta molta fantasia per capire cosa avevi fatto; Almeno glielo hai rotto? Penso di si visto che per qualche giorno stentava a camminare”
“Si mamma ho rotto il culo alla nonna gridava come un’ossessa e piangeva, per questo ho paura ad incularti, non voglio farti soffrire”
“Io invece no, non ho paura, voglio essere inculata da te e, se devo soffrire pazienza, vuol dire che soffrirò per amor tuo, per te farei di tutto anche, appunto, farmi rompere il culo, col temo mi abituerò e, con piacere, mi fotterai in culo sempre più spesso, dai adesso mi metto a pecorina, ungimi bene il culo, anche dentro, con la Vaselina, vai tranquillo mi sono fatta tre clisteri per essere pulita, ungiti bene il cazzo, dai infilamelo dentro, non perdiamo ancora tempo”
Così lei si mise a quattro zampe io, preso il barattolo, tirai fuori una buona dose di vaselina e cominciai a spalmargliela sul suo buchetto del culo; Riuscirò ad entrarci? Sicuramente faticherò ma alla fine, vista la sua ferma intenzione ad essere inculata, sarò tutto nel suo culo, con un dito spinsi il lubrificante all’interno del suo ano, poi aggiunsi un secondo dito e cominciai il movimento dentro e fuori, lei cominciava a rilassarsi, con l’altra mano mi unsi il cazzo, poi ritirato le dita puntai la cappella sul suo forellino cominciando a premere, dopo un’iniziale resistenza la punta del mio membro varco la rosetta de suo ano, posizionatomi al centro diedi una spinta decisa e, la cappella venne ingoiata dal suo culo, lei emise un urlo e disse:
“Fermo, non entrare più”
“Mamma, vuoi che lo tolga?”
“No non toglierlo, stai fermo, lasciami abituare, fa un male del diavolo, ma non preoccuparti, vedrai che entrerai tutto”
“Io mi preoccupo per te, non voglio tu soffra”
Lei girò leggermente la testa e mi fece segno di tacere, ebbi modo di vedere i suoi occhi lucidi e le lacrime che gli bagnavano le guance, mentre cominciava a singhiozzare e piangere.
Passato qualche minuto lei disse:
“Dai amore comincia a spingere, entra un poi e poi fermati un attimo, poi ricomincia d’accapo fino a quando mi entri per intero nel culo, non preoccuparti se mi senti lamentare e piangere, queste lacrime le verso con piacere, per te amore mio, spingilo fino in fondo, poi fermati, prima di cominciare a scoparmi il culo fammi riprendere, dai amore rompi il culo alla mamma”
Così feci spingevo e mi fermavo, spingevo e mi fermavo, fino a far unire le mie palle con le sue natiche, lei allora emise un urlo di liberazione e intensifico i singhiozzi e il pianto.
“Fermo amore, non muoverti, cristo mi hai sfondata, lo sento nello stomaco, aspetta, aspetta, lasciami riprendere e abituare altrimenti grido che sveglio tutto il paese”
“Mamma vuoi che lo tolga?”
“No lascialo dentro, se lo toglio non te lo faccio più mettere”
Lei cominciò ad abbassarsi, fino a stendersi sul materasso, io sempre ben piantato nel suo culo la segui stendendomi su di lei abbracciandola.
……… continua

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