In bicicletta | Racconto gay di Aramis

Da ragazzo ero solito andare in esplorazione con la mia bici, in estate portavo pantaloncini e magliette, vecchi pantaloncini di jeans troppo stretti, corti e sfilacciati ma li adoravo.
Nel parco mi piaceva vedere uomini che mi guardavano passare, fissando il mio inguine e non me, le mie palle divise dalla sella ed il contorno del mio cazzo morbido appoggiato di lato, che spesso si induriva sotto i loro sguardi.
Iniziai a non indossare mutande ed adoravo la sensazione audace che questo mi dava. Diventai un appassionato di ciclismo.
Poi un giorno pedalai davanti ad un ragazzo sdraiato al sole in una zona isolata del parco. Penso avesse vent’anni, indossava solo i pantaloncini e il suo corpo era muscoloso. Mi sorrise mentre passavo e mi chiese se volevo da bere.
Girai la bici e mi fermai di fronte a lui, con una gamba sul pedale più alto in modo che la gamba dei pantaloncini restasse aperta.
Lo vidi dare una rapida occhiata e, da come potevo sentire l’aria fresca sulla punta del mio uccello, sapevo che poteva vederlo.
“Vuoi una coca cola?”
“Sì, perché no?”
Gettai la bici a terra e mi avvicinai.
Mi porse la bibita, da dove mi trovavo avrebbe potuto facilmente alzarmi i pantaloncini. E lo fece!
Guardò con attenzione, il mio cuore iniziò a battere per l’eccitazione.
“Bello!”
“Che cosa?”
“Una bella giornata.”
Disse spostando gli occhi sui miei e sorridendo.
“Vieni e siediti un po’.”
Mi sedetti e mi rilassai appoggiato ad un fianco, sorseggiando la coca cola.
Lui si alzò a sedere e frugò nel suo zaino per un’altra coca, poi si girò e si rilassò di nuovo, questa volta appoggiando la testa su una mano.
I suoi occhi guardavano direttamente verso l’alto nei miei shorts.
Il mio cuore sussultò e sentii il mio pene gonfiarsi sotto il suo sguardo. Lo sentivo allungarsi, la cappella si spingeva lungo la gamba dei pantaloncini e poi fuori all’aria aperta.
Sentivo la mia faccia diventare calda e rossa di eccitazione e paura. Girai la testa e mi ritrovai a fissare un enorme palo che tendeva i suoi pantaloncini a pochi centimetri dalla mia faccia. Sapevo cos’era. La mia bocca divenne molto secca.
“Hai un brutto livido lì.”
Disse sedendosi ed esaminando la mia coscia.
“Quale livido?”
Dissi, sorpreso mentre la sua mano si appoggiava sulla carne nuda della coscia appena sotto i pantaloncini.
La sua mano accarezzò e strinse, le dita strisciarono lentamente verso l’alto.
“Oh, ho sbagliato, si tratta solo di un’ombra…”
Ma la sua mano continuò a muoversi più in alto.
Io la fissai scivolare sempre più in alto fino a quando le sue dita non scivolarono sotto i pantaloncini e poi sfiorarono la punta dell’uccello.
Sussultai a quel tocco elettrico e poi di nuovo mentre le sue dita si spostavano piano sopra la cappella sensibile.
Era sdraiato su di un fianco come me, uno di fronte all’altro appoggiati sui gomiti.
Da come eravamo posizionati nessuno avrebbe potuto vedere cosa stesse accadendo. Ma invece la sua mano era appoggiata alla cappella e stava segretamente esplorando dentro i miei pantaloncini. Le sue dita ora erano indaffarate a avvolgere il mio cazzo, testandone la durezza e tirandolo oltre il confine degli shorts.
Era troppo. In pochi secondi rabbrividii e spinsi nel palmo della sua mano. I miei fianchi si spinsero in avanti a colpi, spingendo il mio uccello vergine nella sua mano ad ogni spruzzo di succo e, mentre sparavo, lui stringeva e spremeva.
Abbassai lo sguardo sulla cappella che sporgeva dalla gamba degli shorts e vidi la sua mano coperta della mia crema di ragazzo.
All’improvviso mi vergognai, imbarazzato e spaventato. Saltai in piedi, afferrai la mia bici e me ne andai il più velocemente possibile. Mi guardai dietro le spalle e lo vidi leccare il mio sperma dal palmo della mano e sorridere.
Tornai a casa e corsi in camera mia chiudendo la porta. La testa mi ronzava, ero venuto veramente nella mano di un uomo! Non riuscivo a credere quanto fosse emozionante avere il cazzo accarezzato da quello sconosciuto e la sensazione intensa mentre il mio uccello pompava senza che lo volessi nella sua mano.
L’immagine dei suoi pantaloncini tesi così vicini al mio viso con qualcosa all’interno, era ovviamente molto più grosso del mio ma altrettanto duro, me lo fece diventare di nuovo rigido.
Mi sdraiai sul letto ed iniziai ad accarezzarmi. Il mio pene era dritto e orgoglioso come una freccia, la testa solo un po’ più larga dell’albero ed era perfetta a forma di casco.
I cazzi che ero riuscito ad intravedere su Internet erano massicci ed enormemente interessanti! Ora desideravo aver avuto il coraggio di afferrare quel pene dall’aspetto enorme nascosto nei pantaloncini di quello sconosciuto.
Sarebbe stato nel parco anche il giorno dopo?
I miei pensieri tornarono alla prima volta che avevo stretto un cazzo adulto. Ero sempre stato io ad iniziare. Potreste pensare che non sia possibile, ma nel mio caso lo fu. Le mie esperienze non sono mai state contro la mia volontà. La mia curiosità non aveva limiti per ciò che era morbido e talvolta duro, nascosto nei pantaloni di un uomo. Penso che gli uomini lo percepissero.
La prima esperienza fu con un babysitter, feci ogni sforzo per arrampicarsi sulle sue ginocchia e ‘accidentalmente’ premere le mani su quell’area segreta.
Poi una sera decise di indossare un accappatoio (col senno di poi era stato un porco!) e mentre facevamo la lotta sul mio letto, accade l’inevitabile, l’accappatoio si aprì. Finse di non accorgersene ma mentre si inginocchiava sul letto i miei occhi erano spalancati sul bastone di carne che sporgeva tra le sue gambe.
Allungai una mano e l’afferrai.
Lui si appoggiò alle braccia, spinse i fianchi in avanti in modo che il suo uccello si sollevasse, io lo presi con entrambe le mani e ci giocai. Le mie dita non riuscivano ad abbracciarne la circonferenza.
Ricordo quanto fosse calda e setosa la pelle mentre scivolava sull’affascinante durezza sottostante. Ricordo di aver riso mentre lo tiravo verso di me per poi lasciarlo ricadere a schiaffeggiare il suo stomaco.
Lo feci poche volte prima che mi fermasse, mise le sue mani sopra le mie e mi mostrò come strofinare su e giù la lunghezza.
“In questo modo, così.”
Sussurrò.
Era una cosa sconcia ma mi piacque ed imparai rapidamente. Quando tiravo la pelle
verso il basso, la cappella si rivelava, tutta luccicante e bagnata, per essere poi nuovamente coperta dalla pelle flaccida durante la risalita.
Presto cominciai a masturbarlo con entrambe le mani inginocchiato tra le sue gambe aperte, le sue palle che rimbalzavano selvaggiamente.
Non ricordo di aver giocato con i suoi coglioni.
Poi successe. Sussultò e ricordo che le mie dita furono forzate ad aprirsi mentre il suo uccello improvvisamente pulsava sotto di loro con lo sperma che lo risaliva. Un istante dopo una fontana stava spruzzando in aria davanti a me.
Immediatamente balzai indietro e contemplai la scena. Quel cazzo enorme (per me) si sollevò in aria, le palle si strinsero contro la base mentre si contraeva e soffiava in aria il seme.
I primi spruzzi rapidamente diminuirono di intensità, il fluido bianco gocciolò sopra la testa e giù per il grosso gambo prima di un altro zampillo, non così alto questa volta.
Penso che abbia sporcato dappertutto sul letto, dopo deve aver dovuto ripulire dannatamente, o forse si sentì in colpa, non so, comunque non fece altro con me, non mi ricordo di averlo più visto e subito dopo semplicemente mi dimenticai dell’incidente.
Ma la mia curiosità sarebbe riemersa qualche anno dopo, con un altro uomo che mi portò al cinema.
Ricordare tutto ciò mi fece venire, il mio pene schizzò sulla mia pancia. Ricordando come il ragazzo si era leccata la mano, feci lo stesso. Non aveva molto sapore e mi chiedevo se lo sperma di un uomo sarebbe stato diverso. Volevo scoprirlo.
Il mio coraggio, o meglio il mio desiderio, mi portò presto ancora in sella,indossando jeans attillati, corti e senza mutande ovviamente!
Pedalai per il parco e poi mi diressi più in profondità nella zona boschiva dove di solito non c’era gente a cui non piaceva camminare così lontano.
Mi parve di notare lo stesso ragazzo che avevo incontrato il giorno prima. Il mio cuore iniziò subito a martellare!
Era seduto su un pendio sotto un albero e quasi completamente nascosto nell’ombra. Se non avessi saputo dove cercare, sarebbe stato invisibile.
Pedalai avvicinandomi fino a quando non mi ebbe notato.
Mi fissò per un minuto, poi mi fece segno di avvicinarmi.
Fermai la bici, restando in sella con un piede a terra. Feci in modo, anche questa volta,che i pantaloncini si aprissero per permettere una vista.
Lui li fissò.
Il mio cazzo iniziò immediatamente a gonfiarsi, spingendo la cappella più in basso nella gamba fino a sentire l’aria fresca carezzarne la punta.
Il sorriso del ragazzo si allargò. Indossava una camicia aperta e pantaloncini larghi, inoltre, cosa che non avevo notato prima, c’era una piccola tenda per due persone dietro l’albero.
Vide che osservavo la tenda e disse che era sua e se volevo darci un’occhiata dentro. Il modo in cui ha guardava i miei shorts spalancati mi diceva tutto ciò che era necessario sapere.
Entrò per primo e si sdraiò con i piedi rivolti verso l’entrata.
Certo si era assicurato che i suoi pantaloncini fossero abbastanza larghi, quindi anch’io non potevo fare a meno di dare uno sguardo allo spesso serpente nascosto dentro.
Mi disse di chiudere la zip dell’estremità aperta della tenda, quindi mi girai per farlo. Dovetti inginocchiarmi perché non c’era spazio per stare in piedi e non appena la cerniera fu chiusa, lo sentii dietro di me con le mani intorno alla mia vita.
Si era inginocchiato tra le mie gambe mantenendole spalancate.
Mi sollevò la maglietta, me la fece passare dalla testa ed io dovetti afferrare l’asta della tenda per bilanciarmi. Ero alla sua mercé.
Mi stava sfregando il collo, baciandomi mentre una mano mi passava sopra il petto, girando a turno su di un capezzolo mentre l’altra mi massaggiava la pancia, muovendosi verso il basso in piccoli cerchi. Ma non perse molto tempo. Una mano si spostò sulla mia schiena scendendo al culo, l’altra mi si mise sull’inguine. Quindi spinse insieme le mani e mi strinse.
Rimasi senza fiato per la stimolazione simultanea sul culo, sull’uccello e sulle palle. Poi mi lasciò andare, mi circondò con le mani accarezzandomi le gambe, tirandomi indietro contro di lui, mentre mi sollevava le cosce e le dita scorrevano dentro i miei pantaloncini, spingendo le palle e muovendole in quello spazio ristretto.
La sua testa era sopra la mia spalla a guardare mentre mi accarezzava.
Il mio cazzo era colpito da una dolorosa durezza.
Mi sbottonò ed aprì i pantaloncini.
Liberato, il mio pene balzò in su e fuori, schiaffeggiandomi lo stomaco, lo sentii gemere di lussuria nel mio orecchio.
Mi tirò giù gli shorts in modo che si agganciassero sotto le mie palle, spingendole verso l’alto ed avvolse il pugno attorno all’asta, tirandola e mettendolo orizzontale. Strinse ed io gemetti.
Strinse di nuovo sentendo l’acciaio del mio albero.
L’altra mano mi prese le palle facendole rotolare mentre iniziava a sollevarmi lentamente, caddi indietro contro di lui, miei fianchi contro le sue mani che lentamente cominciarono a lavorare la mia carne.
Spinse i pantaloncini sul sedere e sentii il calore del suo grosso cazzo scivolare tra le mie cosce.
Abbassai lo sguardo e vidi la grossa cappella muoversi avanti ed indietro, spingendo verso l’alto le mie palle ad ogni colpo.
Si spostò indietro lasciandomi andare e anch’io caddi indietro.
All’improvviso la mia testa era tra le sue cosce, contro le sue palle e guardava il suo pene massiccio.
Mi fece allungare e mi tolse i pantaloncini in un colpo solo, prima di tirarmi su e lanciare le mie gambe sopra le sue spalle.
Ero sottosopra!
Mi sollevò più in alto e poi mi calò sulla sua bocca, inghiottendo uccello e palle contemporaneamente.
Le sue braccia mi circondarono la vita mentre lui mi succhiava con forza. La mia testa era all’altezza del suo cazzo così afferrai il grosso gambo quasi per sostenermi. Mi spinse il suo uccello in faccia.
Ansimai e sentii il mio sperma muoversi nelle palle.
Contemporaneamente la sua cappella si fece strada nella mia bocca. Una volta che fu dentro mi sollevò su e giù sul suo membro mentre mi succhiava.
La cappella era enorme e mi riempiva la bocca. Spinse più in profondità, improvvisamente si gonfiò e sentii uno schizzare caldo riempirmi la bocca.
Non pensai al sapore o al fatto di soffocare per la quantità di sperma mentre ero sottosopra e venivo anche svuotato della mia sborra.
Rabbrividii e sussultai mentre lui continuava a succhiare il mio succo.
Mi sollevò un po’ più in alto, la mia bocca si liberò del suo pene e lo vidi coperto di sperma sgonfiarsi tra le mie mani.
Questo non lo fermò! Continuò a succhiarmi. Andò sempre più velocemente, chiedendo un’altra eiaculazione.
Mi dimenavo per le sensazioni quasi troppo dolorose ma non potevo scappare!
Sentivo le mie palle dolere, il mio cazzo si irrigidì e l’ennesimo scoppio di sperma esplose, costretto ad uscire, letteralmente risucchiato dal mio corpo.
Lo bevve affamato poi finalmente mi fece sdraiare su di lui, completamente prosciugato. Ero venuto due volte in pochi minuti! Non l’avevo mai fatto! Ma comunque non ero mai stato succhiato, o avevo succhiato un cazzo. Un cazzo di uomo. Qualsiasi cazzo!
Era stato sorprendente. Ma ora non riuscivo a muovermi. Ero steso là, sopra di lui, fremendo, contorcendomi per le sensazioni incredibili.
Mi aggrappai al suo cazzo ormai molle, pulsava, stava crescendo di nuovo, allargandomi le dita.
Le sue mani mi massaggiarono il culo, le dita scivolarono nella fessura, toccarono il mio buco.
La mia esperienza non era finita…

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