Il sacrificio della professoressa Francesca | Racconto tradimenti di Francesca E.

-Ma cosa sta succedendo qui? – questo era il pensiero che aveva attraversato, per un momento, la testa della giovane e sexy professoressa mentre stava camminando per il corridoio della sua scuola una volta che aveva terminato il suo “sportello pomeridiano” (che come sempre era stato disertato) dopoché un tonfo, che sulle prime non era stata in grado di identificare, l’aveva spaventata e poi incuriosita.
Si era guardata intorno spalancando i suoi occhi color nocciola, velati da un’espressione di stupore ed aveva inarcato le sopracciglia nere quando quel rumore si era ripetuto.
Questa volta non aveva avuto dubbi: era il rumore di un banco che veniva spostato, anzi strusciato: di per sé non ci sarebbe nulla di strano dato che si trovava all’interno di una scuola (per l’esattezza di un Liceo classico e scientifico tra i più prestigiosi di Roma), probabilmente uno dei bidelli stava facendo le pulizie, o al più qualche alunno che si era attardato ed ora stava abbandonando l’aula per tornare a casa.
Non era così e lei lo sapeva bene: le lezioni erano finite da tre ore, bidelli ed alunni sarebbero dovuti già tornare a casa da parecchio, per questo quel rumore era assolutamente ingiustificato.
La sua innata curiosità l’aveva portata a seguire quel rumore, per capire da dove venisse e di conseguenza, capire cosa stesse succedendo inoltre, più si avvicinava alla stanza e più sentiva rumori strani, quasi lamenti sommessi e soffocati.
Arrivata dirimpetto alla stanza che aveva designato come quella da cui avrebbero potuto arrivare quei rumori si era costretta a correggersi, infatti sentì uno strillo acutissimo, subito soffocato da una minaccia (se nun te stai zitto t’ammazzo!) che veniva da due stanze più in là: la sala professori.
Ciò l’aveva gettata in uno stato ancor più profondo di curiosità, perché se era già molto strano che due o più persone si trovassero in un’aula a quell’ora, sembrava addirittura inconcepibile che potessero stare in sala professori.
Un sorriso di curiosità stava illuminando il viso di Francesca, d’altronde si sa la curiosità è femmina! E femmina, lei, lo era di sicuro: alta un metro e cinquantacinque ad un occhio disattento poteva far tenerezza per le sue espressioni e comportamenti estremamente dolci ma a chi sapeva guardarla bene appariva come una giovane donna di 35 anni molto passionale con un fuoco che le ardeva dentro sotto la cenere del perbenismo dovuto dal suo ruolo e dalla sua timidezza.
Inoltre le piaceva vestirsi provocante, sempre, anche a scuola e quel giorno (dato che l’Estate stava bussando timidamente alle porte della Primavera) se ne era approfittata: indossava una gonnellina di tulle nera molto corta, che arrivava a scoprirle le cosce fin quasi alla loro metà, una camicetta dello stesso colore, con due bottoncini aperti quel tanto che basta per non mostrare nulla ma per far immaginare tutto, autoreggenti blu, scarpe molto leggere, simili alle ballerine e poi un meraviglioso perizoma blu trasparente da dove si sarebbe vista perfettamente la sua fighetta pelosa e niente reggiseno.
Quando faceva caldo lo trovava molto scomodo.
L’ennesimo rumore sordo, che proveniva dalla stanza davanti a lei, l’aveva convinta ad andare fino in fondo, anche se un sesto senso le diceva di fare attenzione.
Forse è per questo che anziché entrare nella stanza (e ne avrebbe avuto l’autorità) aveva deciso di chinarsi per guardare prima dal buco della serratura; riconobbe subito Giovanni: uno dei suoi alunni, uno che veniva considerato da tutti “sfigato” i suoi compagni lo disprezzavano perché era timido, chiuso, brillante negli studi ed in sovrappeso; inoltre (e questo non deponeva a suo favore) ogni tanto emanava un odore poco gradevole.
Francesca provava pena per lui e segretamente lo disprezzava anche lei perché ha sempre odiato gli uomini incapaci di farsi rispettare e, forse, era proprio per quello che era solita mettere una marea di corna al suo uomo.
Ma questa è un’altra storia.
Pochi secondi dopo aveva visto avventarsi sul povero Giovanni, Ivan: era un pluriripetente di origini croate che godeva nel trattare male chiunque gli capitasse a tiro, soprattutto se si trattava di secchioni che si rifiutavano di farlo copiare durante i compiti in classe.
Francesca provava un’attrazione fortissima verso questo ragazzo, ne era completamente rapita: amava i ragazzi rozzi e ignoranti perché erano l’esatto opposto di lei.
Amava il maschio che si faceva rispettare con la decisione e la violenza e lei stessa amava essere presa con la forza.
Usciva di testa quando, come in quel momento, vedeva esercitare la sua autorità sugli altri ed anche quando, in un’occasione lo aveva fatto con lei.
Una mattina, durante un’interrogazione, la costrinse a mettergli sei nonostante avesse fatto scena muta: Francesca, col viso rosso e le mutandine bagnate, aveva ceduto e gli aveva messo la sufficienza.
Proprio mentre aveva l’occhio nella serratura, stava ricordando quella scena ed a quel ricordo si stava inumidendo e senza quasi accorgersene, aveva portato una mano su una coscia per accarezzarla.
Sapeva perfettamente che nessuno l’avrebbe scoperta ma si vergognava molto per questo suo status: era una professoressa che si stava eccitando davanti ad un bullo che picchiava gli altri alunni e maltrattava anche lei, sul quale avrebbe dovuto esercitare la sua autorità.
Non ci poteva fare niente, Ivan la faceva bagnare e le faceva perdere la testa completamente: ad esempio era già da qualche mese che ogni volta che faceva sesso col proprio ragazzo, per raggiungere l’orgasmo, doveva pensare a lui.
Immaginava di essere presa con forza, nel suo letto, mentre il cornuto era a lavoro e godeva di quella scopata dura, inoltre aveva saputo (carpendo per sbaglio una chiacchierata di due sue alunne) che il matto era piuttosto dotato, anzi, a quanto dicevano le ragazze (molto divertite mentre si confessavano quest’esperienza, ignare che la professoressa le stava ascoltando) aveva un pisello lungo e duro, largo e molto, molto prepotente.
Francesca, mentre ripensava a tutte queste cose, stava continuando a guardare dal buco della serratura e si trovava in piena confusione, tanto che la sua mano dalla coscia si era spostata nelle mutandine.
Era stato soltanto per un momento, poi la giovane e sexy professoressa, si era ripresa subito ed anzi aveva avuto un moto di orgoglio che l’aveva portata a decidere di entrare per porre fine a quella violenza che si stava perpetrando.
-Ma cosa succede qui! – disse la bella insegnate, dopo aver aperto la porta, cercando di mantenere un tono di voce più autoritario e duro possibile
-È possibile che devi sempre farti riconosce? È possibile che te la devi prendere sempre con quelli più deboli di te? Falla finita! –
Ivan non rimase per nulla impressionato dall’entrata, che avrebbe dovuto essere ad effetto della sua professoressa, la guardava con aria di sufficienza, mentre Giovanni che era ancora a terra dolorante per via delle botte ricevute vide in lei la sua ancora di salvezza.
-Oh, professoressa menomale che è arrivata… – aveva detto quasi sottovoce, Francesca non lo aveva degnato neanche di uno sguardo (come abbiamo detto non sopportava gli uomini che non sapevano difendersi da soli) ma si pose davanti a lui per fargli da scudo e senza staccare i suoi occhi da quelli di Ivan aveva insistito:
-Allora? Te ne vai o no? – il ragazzo aveva scosso la testa e poi le aveva detto:
-Ma statte zitta nana! Qua dentro comanno io e dovresti averlo già capito! –
-Ma cosa dici? Cosa comandi? Cosa! – gli aveva urlato la professoressa, che si era sentita toccata nel vivo e gli aveva risposto giustamente inviperita.
-Non dirmi che te sei scordata quanno me so fatto mette la sufficienza e tu nun volevi…- gli aveva risposto Ivan mentre si avvicinava, minaccioso, e le sorrideva con un ghigno che inquietava non poco la giovane insegnate che dal canto suo indietreggiava lentamente, fino a incastrarsi con le spalle sulla grande libreria di mogano che adornava la sala professori.
-Senti Ivan… io… io non ce l’ho con te – aveva provato a balbettare Francesca che intanto si era liberata da quella posizione piuttosto scomoda mentre Giovanni, codardo fino al midollo, si stava riparando dietro l’esile corpicino dell’insegnate senza dire o fare nulla per aiutarla.
-Voglio solo che lasci perdere questo poveretto… tutto qui! –
-Hai sentitò Giovà? La tua bella professoressa te considera un poveretto! Ahhaha, beh nun c’ha mica tutti i torti, te stai a nasconde dietro de lei e nun hai mosso n’dito per difenderla… te piace tanto, je dedichi e poesie! – Giovanni era diventato paonazzo e cercava di farsi sempre più piccolo dietro le spalle della sua insegnate.
-Ma no Ivan che dici, stai zitto! Io… io, non è vero non gli ho scritto nessuna poesia! –
-Ma che stai a di! Se te ce stavo a pija per culo fino a prima? Com’è che dicevi? I tuoi capelli come il sole, i tuoi occhi che mi fanno ardere… si te fanno arde er culo! Ahahah –
Francesca a queste parole si era sentita ovviamente lusingata ma poi aveva dovuto faticare non poco per trattenere una risata e per fortuna che il ragazzo, nascondendosi dietro di lei, non la stava guardando in faccia; altrimenti tra il suo rossore incipiente e l’assurdità di quello che le aveva scritto, non ce l’avrebbe assolutamente fatta a trattenere una sonora risata.
-Ah prof. ma che je frega ad una fighetta come lei de difende n’attrezzo simile? Ma che niente, niente lo vorebbe ricambià? –
-Ma no che dici? Come ti viene in mente? Ti pare che possa stare con lui? – aveva risposto in modo concitato Francesca, poi dopo essersi accorta dell’espressione desolata del ragazzo, aveva subito aggiunto: -Con lui o con qualsiasi altro alunno, ovviamente! Ragazzi io sono una vostra insegnante, e benché sia giovane e magari carina, non potete prendervi certe libertà. Inoltre, sarei anche fidanzata! Quindi cercate di stare buoni e rispettate la mia autorità –
-Ma quale autorità professoré? N’classe famo sempre come cazzo ce pare! –
-No Ivan! Solo tu fai come ti pare, gli altri mi rispettano tutti! Quindi cerca di cambiare sennò dovrò sospenderti e bocciarti di nuovo! –
-Ah prof. io n’artro anno co lei me lo farei volentieri… nun so se j’ha farebbe lei! Ahahh – poi aveva aggiunto, quasi con noncuranza:
-Damme er telefona dai! – Francesca, stupita, gli aveva risposto:
-No! Perché vuoi il mio telefono? –
-Vojo vedè na cosa! Daje damme quer cazzo de telefono! – le aveva risposto Ivan, alzando la voce, ed usando un tono che non ammetteva repliche, infatti Francesca, quasi come se fosse un automa, aveva tirato fuori il cellulare dalla sua borsetta e lo aveva consegnato al bullo davanti a lei.
Ivan glielo aveva strappato di mano e mentre apriva la galleria delle foto, ironicamente, aveva aggiunto: – Ammazzà che autorità! –
-Ma si può sapere che cerchi nel mio telefono? –
-Qualche foto da porca! Tanto so sicuro che ce sta! Ahahha – aveva risposto il ragazzo come se fosse la cosa più naturale del mondo.
-Ma che dici? Non c’è nulla! Ridammi quel telefono! – aveva detto, avvampando, la giovane donna
-Calma, calma se nun c’è niente che te n’cazzi a fa? –
-Non puoi infilarti nella mia privacy in questo modo! –
-Ma ringrazia Dio che nun te entro nelle mutande! E questa? – aveva detto il ragazzo mentre gli si illuminavano gli occhi:
-E menomale che nun ce stava niente! – Francesca a sentire queste parole si era irrigidita, sapeva bene a cosa si stesse riferendo.
-A Giovannì vie qua! Guarda a ninfetta tua che foto che se fa! –
Lo sfigato, verme fino infondo, pur di vedere la sua bella prof. un po’ scoperta si avvicina al suo taglieggiatore, stringendoci quasi una sorta di alleanza univoca ed infatti Ivan lo “punisce” subito con un forte scappellotto sul collo che lo fa sobbalzare in avanti:
-Ma che fai vieni davvero? Come è la fatina tua? Va beh dai rifatte l’occhi pure te! – così dicendo gli porge il cellulare di Francesca ed al povero Giovanni escono gli occhi di fuori.
La foto che gli appare davanti agli occhi è scioccante, soprattutto per lui che aveva una cotta mostruosa per la sua professoressa: Francesca, in tutta la sua bellezza e sensualità, in autoreggenti rosse, perizoma rosso ma molto, molto trasparente e reggiseno rosso dal quale si intravedevano i capezzoli della ragazza, mentre ammiccava dolcemente e simpaticamente alla fotocamera, con le mani appoggiate sui fianchi, quasi a simulare un gesto di divertito dissenso.
-Allora? Te sei convinto che c’avevo ragione io? La tua cara professoressa è na troia da competizione! –
-Ma no dai… che dici! Sarà col suo ragazzo… sei tu che non dovresti guardare nel suo telefono! – altro schiaffo sul collo di Giovanni che viene spinto in avanti di qualche centimetro…
-Allora smettila de guardà no? –
-No, no… – aveva detto sommessamente Giovanni riavvicinandosi a Ivan ed elemosinando qualche secondo d’immagine che avrebbe voluto vivere in prima persona.
Francesca era basita e non sapeva che dire ed era stato proprio Giovanni a fornirle, inconsapevolmente, una scappatoia:
-Ha ragione Giovanni, stavo col mio ragazzo, che c’è di male? Sei soddisfatto adesso? –
-Se, se… mo vedemo…- aveva risposto Ivan, mentre continuava a scorrere la galleria in cerca di qualcos’altro. E non ci mette tanto a trovare qualcosa di più interessante…
-Ahhhh mo se vedemo pure sto video! –
-No, no fermo il video no! – aveva provato a fermarlo Francesca, avventandoglisi anche addosso, ma la diversa corporatura aveva fatto la differenza ed una lieve spinta era bastata per spegnere qualsiasi velleità della professoressa.
Già dall’anteprima il video sembrava molto interessante: c’era Francesca nuda, solo con un paio di autoreggenti nere, in ginocchio, con un pisello abbastanza lungo (16-17 cm) davanti al suo bel visino.
Se l’anteprima fosse stata così interessante, il video in sé per sé, non avrebbe potuto essere da meno: le immagini che sarebbero partite di lì a poco, avrebbero eccitato e sconvolto i due alunni (si, anche Ivan che faceva tanto il bullo, ma non pensava di trovare un video dove la sua prof. fosse così porca).
Francesca in quel video appariva in ginocchio, con un paio di autoreggenti nere, che stava leccando quel bel pisello davanti a lei.
Durava poco, circa un minuto o poco più, ma sarebbe rimasto impresso nella mente degli alunni per molto tempo.
Guardavano attoniti (sì anche Ivan!) come la loro professoressa facesse sparire quel paletto nella sua bocca, come lo succhiava avidamente e poi lo alzava con le mani per poi leccargli le palle.
-Aho, a te er cazzo te fa morì! Ma fai così co tutti? –
-Ma che cazzo dici? Quello è il mio ragazzo, va bene? Certe cose le faccio solo con lui! – per la prima volta Francesca era scivolata nel volgare, non era nel suo stile, ma il nervosismo (dovuto anche all’eccitazione che stava provando in quella situazione) stava diventando latente.
Il video andava avanti velocemente ed in questo momento si vedeva Francesca che baciava, amorevolmente, la cappella di quel ragazzo (il suo?) e poi lo faceva sparire di nuovo nella sua bocca.
La professoressa assisteva attonita ed imbarazzata a quest’umiliazione: teneva la testa bassa per coprire il rossore e contava i secondi che la dividevano alla fine di quella tortura.
-Mmmm…. Che cazzo che hai! Sei molto meglio del mio fidanzato lo sai? – i due ragazzi sbarrano gli occhi dallo stupore, quando durante il video, la professoressa dice quella frase.
-E menomale che era il suo ragazzo! Oltre che zoccola sei pure bugiarda! Ahhhahahhaha – Ivan la stava taglieggiando e Francesca risentiva di questo atteggiamento, non riusciva a parlare, a far pesare la sua autorità d’insegnate ed abbassava la testa per coprire il viso sempre più rosso e gli occhi lucidi.
-Ok, quella era una scopatina extra… che mi devo giustificare con te? –
-Ma statte zitta! Che se vado avanti mi sa che qui ne trovo tante de scopatine extra! Ohhhh guarda qui! – il video era finito in quel momento, con Francesca che si era fatta sborrare sul viso e poi di sua spontanea volontà aveva ripulito la cappella del fortunato uomo che aveva goduto di quel servizietto con la sua linguetta guizzante.
C’era stato qualche secondo di silenzio, poi era stata Francesca a parlare: -Ok, hai visto quello che volevi, ora lasci in pace Giovanni e te ne vai? –
-A prof, non ha capito n’cazzo! Ora, se voi che lascio perde sto codardo, me devi fa lo stesso servizietto! – e così dicendo si era tirato fuori quel dardo enorme dai pantaloni, tirandosi giù la zip con foga e voglia.
-Ma che sei scemo? Falla finita! Ricordati sempre che sono una tua insegnate! –
-Si un’insegnante che sul telefono ha i video dove fa i pompini! E per di più neanche al su regazzo! Pensa che direbbe se lo vedesse! –
-Sei uno stronzo! Non puoi approfittartene così! –
-Ma dai che sarà mai… devi famme un pompino e ripulimmelo… chissà quante vorte l’avrai fatto! – mentre diceva queste cose si stava avvicinando lentamente a lei, col cazzo di fuori, duro e dritto e la professoressa Francesca non riusciva proprio a staccare lo sguardo da lì.
Ormai era ad un passo da lei, tanto che sentiva strusciare sulla sua cappella violacea, la stoffa della gonna nera che si muoveva nervosamente, assecondando, i movimenti scattosi del corpo della professoressa.
Senza alcuna delicatezza, Ivan, poggia la sua mano destra sulla spalla sinistra di Francesca e dopo averla guardata per un momento, che alla ragazza era sembrato lunghissimo, la spinge verso il basso.
Francesca docilmente, ed infondo era quello che desiderava, cade in ginocchio davanti al suo alunno; per un momento provo ancora a dissuaderlo:
-Ti prego… non farmi questo! – mentre parlava era così vicina all’imperioso cazzo di Ivan che la punta del labbro superiore, per un momento, aveva sfiorato la punta della cappella enorme del ragazzo.
Questo contatto appena accennato, forse solo sognato, le aveva provocato un brivido di eccitazione che dal cervello era arrivato dritto alla sua figa che ormai era un lago.
Non c’era stato bisogno di dire altro: Ivan le aveva portato la mano dalla spalla alla nuca e, senza forzare il movimento, l’aveva spinta verso il suo pene che in quel momento era drittissimo; Francesca aveva chiuso gli occhi e, finalmente, aveva potuto godersi quel pisello che desiderava da molti mesi.
Sentire in bocca quel sapore che fino a quel momento aveva potuto solo immaginare l’aveva eccitata ancora di più e dopo le prime succhiatine, piene di vergogna e timidezza, aveva iniziato a fargli uno dei suoi leggendari bocchini.
Sotto gli occhi attoniti di Giovanni e quelli eccitati di Ivan, Francesca, si stava godendo veramente quel cazzo: lo leccava per tutta l’asta, lo baciava e se lo rinfilava in bocca.
-Oh se voi te ne poi pure annà! Ringrazia la prof e sparisci! – Giovanni, che non aveva ancora capito bene la situazione, si era voltato verso la professoressa e pieno di speranza le aveva detto:
-Non si preoccupi prof. adesso vado a chiamare subito aiuto! – Francesca aveva scosso impercettibilmente la testa poi, senza togliersi il cazzo dalla gola, gli aveva detto:
-No, no Giovanni, sei matto? Non voglio che questa storia si sappia in giro… adesso gli faccio questo bocchino e la finiamo qui… – poi, senza degnarlo di sprezzo, riprese a succhiare avidamente il cazzo di quel ripetente.
-Ahahhahaha ma te credevi davero che la professoressa era santa e martire e se sacrificava pe te? Alla prof. er cazzo mio je piace e pure tanto…. Mo vattene prima che ce ripenso ahahahhaha – così dicendo Ivan aveva smesso di guardare Giovanni e si era dedicato a dettare il ritmo alla bella insegnante.
Era durato poco, Francesca era esperta e sapeva perfettamente i ritmi che doveva tenere, così Ivan l’aveva lasciata fare, sicuro che non se ne sarebbe pentito.
Francesca aveva continuato a succhiarlo ancora per qualche minuto, gli aveva leccato e baciato le palle ed in quel momento era veramente scatenata: era come se la sua parte più intima e segreta era venuta fuori tutta insieme in un’eruzione violenta e sensuale che al momento era impossibile da fermare.
Infatti, si era alzata in piedi ed ora era lei che prendeva in mano la situazione: aveva spinto Ivan verso il grande tavolo dove i professori si siedono durante le riunioni e gli aveva infilato la lingua in bocca mentre, con entrambe le mani, gli stava accarezzando il petto e gli alzava la maglietta per infilargliele sotto e sentire il contatto con la sua pelle.
Il ragazzo, naturalmente estasiato, aveva ricambiato il bacio e gli stava infilando le mani sotto la gonnellina per stringere quel culetto che desiderava da parecchi mesi.
Dopo qualche altro istante, Francesca, si stacca da lui e sorridendo maliziosamente e piena di voglia si va a sedere sul bordo del tavolo, mentre si sfilava velocemente le ballerine per essere più comoda e perché no? Più sexy.
Gli sorride ed apre leggermente le cosce:
-Da quant’è che volevi scoparti la tua professoressa? –
-Da quant’è che tu volevi scoparti il tuo alunno? – gli aveva risposto Ivan, in modo sarcastico, mentre gli si avventava addosso per rinfilargli la lingua in bocca e le mani nel vestito.
La ragazza stava impazzendo ad essere presa in quel modo, con la gonna che veniva tolta con una certa forza ed i bottini della camicetta che, uno dopo l’altro, cedevano alle dita sicure del ragazzo.
Una che Ivan l’aveva lasciata in perizoma ed autoreggenti, aveva iniziato a baciarle il collo mentre le stuzzicava i capezzoli pizzicandoli, fin quando non si era spostato a leccarglieli e mordicchiarli ed allo stesso tempo le aveva sfilato, con un colpo secco, il perizoma.
Ivan era riemerso dal seno della bella professoressa e dopo aver notato la sua espressione estasiata le aveva sorriso, per poi tuffarsi tra le sue cosce, per leccarle la figa.
Francesca stava impazzendo nel sentire la lingua del ragazzo entrare dentro di lei, mugolava era fradicia:
-Mmmmm Ivan sì, sì, dai continua, ti prego non ti fermare! – il ragazzo, esaltato e divertito dalla situazione, smette per un momento di leccargliela e le dice:
-Mmmm, mi sa che da domani dovrò lascià perde quello sfigato… visto il tuo sacrificio ahahahahahah –
-ahh, mmmm… ma che dici? Puoi fare quello che ti pare! Mmmm… ahhh… sì! Ahhh basta che… mmmm… non ti fai vedere, sennò devooooo difenderlo per forza, mmm… sììì è il mio ruoloooooo ahhhh – Ivan non le stava dando tregua, continuava a leccargliela, mentre ogni tanto si accarezzava il cazzo per sfogare, almeno in parte, l’eccitazione che lo stava quasi sovrastando.
-Ahhh, ahhh…nche, anche con me puoi fare quello che vuoi! Mmmm… sei bravissimo! Pu… puoiiii toglierti tutti gli sfizi che vuoiiii, oggi ti dico si a tuttooooo! –
– nun c’avè paura prof! er cazzo te lo do! Ma prima te vojo fa godé così! Anzi girete va! – ed aveva accompagnato queste parole con un lieve schiaffetto sulla coscia destra, quasi a incitarla, come si fa con i cavalli.
-Mettite a pecora daje! – Francesca, eccitatissima, esegue subito mentre Ivan si rituffa tra le sue cosce per riprendere a leccargliela in quella posizione, finché a sorpresa, gli aveva infilato due dita nel culo. Francesca era sobbalzata:
-Ahhh, mmmm… sì che bello! Continua! – Ivan non aveva certo bisogno di essere incitato e, cosa che faceva impazzire Francesca, ogni tanto alternava leccandole il culetto e masturbandole la figa; infondo la pecorina era perfetta per quell’intento.
-Ahhh, sììì daiiii, mi stai facendo venire sììì mmmm daiii ti prego daiiiiiii!!!!! – Francesca ormai era partita di testa ed aveva iniziato a schizzare tutto il suo piacere sul viso di Ivan, che dal canto suo, non aveva fatto una piega ed aveva continuato a far godere la sua bella e sexy professoressa.
-Mmmm… ahhhh… sìììì daiiii.. mmmm…. Scusa, scusami! Ahhh… ti sto schizzando tutta la faccia! Mmmm… sìììì, ahhh… lo vedi come sono fatta? Quando godo non mi fermo piùùùùù e tu mi stai facendo godere tanto, tantissimo sìììì!!!! – Francesca era venuta copiosamente ed ora, per qualche secondo, stava riprendendo fiato, poi gira la testa verso Ivan e con uno sguardo pieno di vergogna e piacere gli aveva detto, quasi umilmente:
-Mi perdoni? Hai visto cosa ho fatto? Poverino… ti ho sporcato tutto… non volevo ma quando godo così tanto non riesco a fermarmi – Ivan aveva sorriso a queste parole e dopo averle poggiato una mano su un fianco per farle riprendere la posizione precedente, supina sul tavolo, le aveva risposto:
-Ma che problema c’è? Prima m’hai sporcato tu, mo magari te sporco io, no? – intanto si era abbassato nuovamente su di lei per baciarla e Francesca lo aveva accolto dentro di sé, aprendo le gambe e stringendole dietro la sua schiena, poi mugolando di piacere gli aveva sussurrato:
-Certo, puoi sborrare dove vuoi: sul mio viso, sui piedini oppure anche dentro… puoi fare quello che vuoi… – Ivan, galvanizzato da queste parole e dal piacere che ormai non poteva più trattenere, inizia a spingere più forte che poteva e la ragazza si stava lasciando andare sempre di più.
Ormai era esperta sapeva quando un uomo stava per sborrare ed Ivan era veramente al limite, anzi, era stato fin troppo bravo a trattenersi così aveva cercato di liberare la sua mente il più possibile per raggiungere un altro orgasmo prima che il ragazzo la riempisse del suo sperma.
-Ahhh sì Ivan, dai fammi godere ancora! Ancora, dai ancora! Scopami, scopami più forte, dai! – il ragazzo la stava veramente scopando con tutto sé stesso e Francesca impazziva di quel cazzo duro e prepotente che la stava aprendo in due.
-Dai! scopami più forte dai! Mmm… fammi godere ancora, dai! Ahhhh sììì, mmm… dai! Il mio ragazzo non me li ha mai dati due orgasmi consecutivi sìììì!!! –
-Ohhh sì prof! sei una porca, sei una maiala! Mmm… non pensavo che fossi così troia! –
-Mmmm… daiiiii voglio spruzzare ancora sìììììì!!!! – i colpi con cui Ivan la faceva godere erano duri ed implacabili ed avevano portato la ragazza sull’orlo di un nuovo orgasmo:
-Ahhh sììì sto venendo, sto venendo di nuovo sììììì! – non appena Francesca era venuta per la seconda volta, Ivan la fa scendere dal tavolo e la fa inginocchiare, mentre lui si siede sulla sedia che trova più vicino.
-Famme venì con na spagnola daje! – Francesca non ci pensa due volte si mette quel meraviglioso esemplare di cazzo tra le sue tettine sode ed inizia a masturbarlo velocemente.
-Allora? Ti piacciono le tettine della tua professoressa? – aveva chiesto con finta ingenuità Francesca, che amava quando gli uomini evidenziassero a parole la sua bellezza.
-Oh sì prof. me fai morì. Cazzo c’hai du tette fantastiche! Continua cazzo, continua! –
Può sembrare strano ma Francesca si sentiva veramente lusingata da quei complimenti, rozzi e fuori luogo, che le stava riservando il ragazzo ed anche per questo era invogliata a farlo venire come nessun’altra aveva fatto.
Non c’era voluto tanto, anzi, erano bastati appena due minuti perché il ragazzo esplodesse sul suo seno e sul suo bel visino da dolce bambolina perversa.
Non solo, questo a Francesca non bastava, così senza “liberarlo” dalla morsa del suo seno aveva iniziato a pulirgli la cappella a colpi di lingua.
Poi, dopo essersi asciugata lo sperma con la camicetta si stava rivestendo e mentre si stava rinfilando il perizoma…
-Ti va di venirmi a trovare domani pomeriggio? Sai il mio moroso lavora tutto il giorno… e io mi sento tanto sola… –
Ivan aveva sorriso e annuendo, già immaginava la prossima scopata con la prof.
Ciao a tutti, anche questo racconto di fantasia è terminato. So che spesso scrivo tanto, forse anche troppo ma spero che questo non renda noiosi i miei racconti.
Se vi va di scrivere qualcosa con me scrivetemi a [email protected]

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