Assatanata | Racconto etero di IRIS

ASSATANATA
di Iris
Dorian conobbe Eva durante un improvviso temporale estivo che li obbligò a ripararsi sotto un porticato del centro storico.
Lui notò quanto i jeans indossati dalla ragazza le sagomassero i glutei in modo perfetto. Con la coda dell’occhio le osservò il viso. Aveva i capelli biondi che le calavano sulla schiena ad ampi boccoli e coronavano un volto dai lineamenti aggraziati. Nella sua espressione notò un che di romantico e il nasino alla francese le donava un’aria sbarazzina e sensuale assieme. La sua t-shirt color malva era tesa da procaci seni. Sebbene calzasse ballerine, era alta quasi quanto lui. «Che spettacolo di femmina» pensò. «Sicuramente non ha più di venticinque anni, se avesse calzato scarpe con tacco dieci e indossato una gonna corta sul ginocchio, avrebbe avuto un aspetto sexi irresistibile»
Quando Eva si rese conto quanto fosse figo quel ragazzo, dagli occhi e i capelli bruni, che le lanciava guardinghe occhiate, le inviò un furtivo sorriso e sollevò lo sguardo al cielo, come per dirgli quanto diluviasse. Maliziosa come tutte le giovani donne, consce della loro avvenenza, si augurò che le proferisse parola. Incoraggiò i suoi sguardi assumendo atteggiamenti quasi leziosi. Le piaceva quel ragazzo, mamma mia se le piaceva! «Lo farei mio complice senza indugio.» Notò che lui seguitava a occhieggiarla senza provare a buttare lì qualche frase, magari riferendosi all’inclemenza del tempo. Forse perché era uno di quei tipi che attaccare bottone iniziando a parlare del tempo, la trovava una banalità? Forse! Dopo qualche minuto cominciò a trovare irritante la barriera di silenzio che perdurava tra loro. Gettò al ragazzo un altro furtivo sguardo, ma lo fece nel momento in cui pure lui si voltava per sbirciarla. Vide che le sorrideva, poi rimanere impacciato, come si fosse vergognato per essersi fatto prendere in castagna. «Dimmi qualcosa, diamine!» Vide che agitava nervosamente le gambe, come se con quel movimento volesse aiutarsi a parlare ma senza riuscirci.
Intanto la piaggia era aumentata d’intensità, raffiche di vento la spingevano sotto il porticato, tanto che i due ragazzi furono costretti ad arretrare fino a giungere quasi a ridosso dell’ingresso di un bar pasticceria.
Quella situazione diede a lei l’opportunità di esclamare:
«Caspita», erano anni che non vedevo un temporale così forte»
«Già!» rispose lui sorridendole. Notando un che di apprensione nei suoi begli occhi di acquamarina, aggiunse:
«Paura, signorina?»
«No, se non tuona», rispose lei augurandosi che la conversazione non finisse lì. Un vivido lampo, seguito da un altro tuono fragoroso, la fece accostare istintivamente a lui. Si scusò dicendogli:
«Mi perdoni ma il fragore mi fa paura.»
« Signorina, rispose lui «non è il tuono che deve temere, ma il lampo, comunque ci avrebbe abbrustolito prima ancora di vederlo se ci avesse colpito.»
La ragazza gli rivolse uno sguardo stupito prima di rispondergli:
«Una battuta tanto funesta, quanto spiritosa, non avrebbe potuto tirarla fuori. E mi ha fatto pure scoprire che lei è capace di conversare.»
«In che senso, signorina?» le chiese lui.
«Beh, è da un quarto d’ora che ci siamo riparati qui sotto e sebbene ci dividesse mezzo metro di distanza, lei non mi ha rivolto una sola parola, nemmeno uno striminzito “buona sera Signorina”. Le sono antipatica a pelle?»
«Tutt’altro», rispose lui «anzi mi perdoni se… sì insomma se mi ha sorpreso a osservarla, ma lei è proprio carina, sa? Anzi è molto bella.»
Lei lo fissò intensamente, poi gli rispose:
«Da muto a troppo galante?» le rivolse uno sguardo malizioso.
Lui allargò le braccia in un gesto platealmente sconsolato e rispose:
«È il mio carattere, signorina. Trovo difficoltà ad attaccare bottone ma quando il ghiaccio si rompe, divento un fiume conversatore.»
«Insomma» seguitò lei «sarei stata io ad aprire le cateratte della sua loquacità, come si sono aperte le cateratte del cielo?»
Lui annui e gli disse:
«Probabilmente avremmo atteso che spiovesse e ce ne saremmo andati ognuno per i fatti nostri, se quel forte tuono non le avesse dato l’occasione di rompere il ghiaccio. In una città di seicentomila abitanti come la nostra, sarebbe stato improbabile incontraci di nuovo. Adesso credo sia cortese mi presenti. Mi chiamo Dorian» disse allungandole la mano.
Lei ricambiò il gesto e rispose:
«Piacere di averti conosciuto, Dorian. Mi chiamo Eva.»
Le mani dei due ragazzi si strinsero e lui poté costatare quanto avesse le dita affusolate e tenesse le mani curate.
«Dorian», disse all’improvviso Eva «non sono fidanzata se è questo che t’interessa. Frequento una persona perché… »
«Perché?» gli domandò Dorian incuriosito.
«Perché…beh niente di particolare» si riprese Eva. «È un ragazzo simpatico.»
«Eva» rispose lui senza riuscire a mascherare lo stupore che gli fece arrossare il viso «ti ringrazio per avere iniziato a darmi del tu ma non occorreva che mi dicessi se frequentassi qualcuno.»
«Neghi di avermi guardato la mano sinistra per accertarti se ci fossero fedine inserite sull’anulare che evidenziassero un fidanzamento in casa?» reagì lei rivolgendogli un sorrisetto sbarazzino.
«Eva» replicò lui distaccando le braccia dal busto in un gesto di resa «ebbene sì, lo ammetto. Ti ho guardato la mano sinistra per quel motivo.»
«Immagino che adesso ti stia domandando se lo sia mai stata veramente.»
«Affatto!» esclamò lui tentando di assumere un’espressione sincera.
«La bugia che hai detto ti è entrata nel naso» rispose lei.
«Eva» soggiunse lui «hai un modo di esprimerti così pungente che non lasci scampo. Ebbene sì, me lo sono chiesto e vuoi sapere il perché? Sei una bellissima ragazza e immagino tu abbia avuto molti corteggiatori, sebbene lei non dimostri più di ventidue, ventitré anni.»
«È un modo singolare il tuo» rispose lei «di chiedere a una ragazza quanti anni abbia.»
«Mamma mia Eva, vuoi vedermi imbarazzato a tutti costi?»
«Dorian, sto scherzando» rispose lei. In quanto a corteggiatori, non nego di averne avuti molti… »
In quel momento un altro forte tuono fece stringere a entrambi le spalle. Una raffica di vento spinse l’acqua tanto dentro il portico che giunse a bagnare loro le scarpe.
«Eva» le suggerì lui «sarebbe meglio se entrassimo entrassi nel bar.»
La conversazione tra i due giovani riprese davanti a due tazze di tè; lei gli disse di avere ventuno anni e di lavorare come impiegata aziendale. Lui contraccambiò riferendole, un po’ scherzosamente, di essere un ventottenne in cerca di una fidanzata stabile, di svolgere la sua attività come agente di commercio, che era un appassionato di fotografia e che, sovente, si recava in campagna a fotografare fiori e insetti. Non fece caso a Eva che aveva sollevato le sopracciglia nel momento un cui lui aveva detto di essere appassionato di fotografia.
«Lo sapevi, Eva, che nelle nostre campagne crescono orchidee?»
Lei bevve un sorso di tè, poi sul suo viso apparve un’espressione stupita. «Davvero? Chi se lo immaginava. Ero convinta che le orchidee fossero fiori tropicali.»
«Invece» precisò lui «crescono anche nei nostri climi. Non sono grandi come quelle dei tropici, però hanno colori molto intensi e … »
Seguitarono colloquiare affabilmente sino a che, mezzora dopo, cessò di piovere. Si scambiarono i numeri dei loro cellulari e due settimane dopo, lui la invitò a fare una scampagnata per tentare di fotografare un’esemplare di scarabeo rinoceronte che mancava alla sua collezione.
Quel giorno Eva si era vestita in modo tanto attraente (t-shir semitrasparente di un azzurrino chiaro e gonna a pieghe ampie corta sul ginocchio) che l’oggetto fotografato da Dorian era stato soprattutto lei, scoprendo pure quanto quella creatura tanto bella da non sfigurare a confronto delle dive cinematografiche, fosse un’ esibizionista e… ma narriamo per gradi le vicende che li portarono a capire quanto le loro libido si compenetrassero.
Fu lei a chiederle di scattarle qualche foto. Alan le suggerì di mettersi seduta su una pietra e rivolgere gli occhi al cielo, come osservasse un aereo e di pronunciare la solita parola “Kiss” perché sorridesse il più spontaneamente possibile. Poi altre ancora con lei seduta tra l’erba.
«Adesso» gli suggerì lei «vorrei me ne facessi una un po’ sexi. Mi solleverò la gonna, soltanto un po’. Non vorrei ti eccitassi troppo in questo luogo solitario», aggiunse scherzosamente.
«Tranquilla, Eva» rispose lui «non rischierai che ti stupri, sono un gentiluomo.» Dorian attese che si tirasse la gonna fino a metà cosce e scattò. Con sorpresa vide che sollevò ancor di più l’indumento. Il messaggio era chiaro. Intendeva farsi riprendere in pose sempre più ardite. Mai avrebbe immaginato che quel viso d’angelo, dai modi garbati e cortesi, celasse un’indole tanto osé. Seguitò a fotografarla mentre lei si scopriva sempre più le gambe. Che belle cosce stava immortalando! Erano tornite, sode e lisce come seta. Il cazzo gli s’induriva. «Eva» la avvisò con un tono tra lo scherzoso e il serio», se proseguirai a scoprirti le cosce, non risponderò più delle mie azioni.»
Lei, per tutta risposta, gli fece un sorrisetto sensuale, poi sollevò ancora di più la gonna.
Dorian, sempre più arrapato, tornò a scattare. «Sembra che tu voglia fare di tutto per provocarmi», le disse.
Lei non rispose, come se quel silenzio lo considerasse più intrigante di una frase e contasse più di un assenso. Cambiò posa. Gli si sdraiò di fronte, trasse la gonna fino ai fianchi e allargò le cosce esponendogli una visione che rasentava l’oscenità.
Adesso Dorian poteva vederle i peli della fica fuoriuscire dai bordi di mutandine, troppo strette perché li celasse tutti. Tornò a inquadrare e cliccare.
Eva, come presa da un’irresistibile brama di farsi riprendere in posizioni sempre più scandalose, si sfilò le mutandine, sollevò le caviglie e spalancò le cosce.
Dorian avvertì un brulichio tra i capelli, un brivido gli corse lungo la schiena e la bocca gli divenne arida per l’emozione. Gli sembrava incredibile che la ragazza gioviale, conosciuta sotto il porticato, fosse la medesima che si faceva fotografare esponendosi in modi sempre più arditi e senza pudore, anzi dimostrando di esserne compiaciuta. Adesso gli vedeva tutta la fica. Le piccole labbra che facevano capolino dalla folta peluria gli apparivano come valve di un grosso mitile che fuoriusciva dal guscio. Scattò ancora trattenendo persino il respiro. A un tratto lei gli disse:
«La tua fotocamera è adatta per le foto molto ravvicinate?
Lui rispose con la voce tremante:
«Sì, certo…»
«Allora riprendimi la fica in modo che il clitoride si veda molto ravvicinato e ogni piega delle piccole labbra, con l’accesso della vagina.» Detto questo allargò la fica scostando con le dita le grandi labbra in modo da esporre quelle piccole in tutta la loro rosea carnalità. Tenne dilatata la sua intimità in modo da essere sicura che si vedesse anche la misteriosa, buia apertura della vagina lacerata.»
Dorian, emozionato, inghiottì a vuoto, poi prese a scattare foto sempre più ravvicinate dei dettagli anatomici di quella stupenda fica che aveva l’accesso vaginale molto largo e tanto scuro da sembrare un misterioso antro. Fotografò i particolari perimetrali dell’imene lacerato e frastagliato. Adesso avvertiva il cazzo duro come una mazza da baseball e il suo glande bagnarsi di liquido preseminale. Notò pure quanto s’infradiciasse la fica di Eva. Volle dedicare cinque o sei scatti al clitoride tumido e gonfio come un grosso pisello che sovrastava la vulva. Mai avrebbe immaginato che la sua collezione fotografica di maggiolini, cervi volanti, bombi, giunchiglie, viole e papaveri, avrebbe contenuto anche quella di una “orchidea” gigante di carne delicata, pulsante e ardente. A un tratto Eva gli disse quanto fosse divenuto rosso in viso.
– Lo credo bene!» esclamò lui. «Non avrei mai pensato che fossi così tr… priva di inibizioni.»
«Ebbene lo sono! Adesso dimmelo ad alta voce, Dorian, che stai scoprendo quanto io sia troia. Stavi per dirlo, non negarlo, poi hai usato un’espressione meno scurrile.»
Lui era talmente interdetto da quel comportamento che la sua mente era divenuta un foglio bianco: non riusciva a trovare una risposta adatta alla circostanza.»
«Dimmi che sono una troia, Dorian!» lo sollecitò mentre abbassava la mano destra verso la fica. Vedendo che rimaneva in silenzio, glielo ripete a voce alta.»
«Dimmi quanto mi trovi maiala, Dorian»
«Sei una… una maiala, Eva.»
«Sii più deciso, Dorian.»
«Sei una maiala, una troia!» esclamò lui con voce più ferma.
«Sono pure una gran vacca, sai? E tu continua a scattare immagini ed a oltraggiarmi» lo sollecitò lei iniziando a titillarsi il clitoride.
«Sei una porca, una puttana, una troia, una vacca!» Dorian liberatosi dagli orpelli dell’imbarazzo seguitò a denigrarla, senza soluzione di continuità mentre la riprendeva, finché non la vide raggiungere un orgasmo tanto intenso da sentirla mugolare come una gatta in calore, divincolandosi come la coda di una lucertola staccatasi dal resto del corpo. Quando infine vide che si rilassava, le disse approssimandosi a lei:
«Non avrei mai pensato di incontrare una femmina dotata di una carnalità tanto oscena ed esibizionista.»
«Deciderai di non rivedermi più adesso che hai scoperto la mia vera natura, Dorian?» gli domandò lei ostentando un’espressione crucciata.
«Non lo so, certo è che tu mi spiazzi. Hai un comportamento tanto conturbante che provo imbarazzo a… non so come posso spiegartelo», fu la risposta a caldo di Dorian.
«Ti capisco, Dorian, ma dimmi: vorresti chiavarmi?» lo tentò Eva inviandogli in sorrisetto lezioso. «Guarda com’è rosea la mia fica: rosea e bagnata. Eva allargò maggiormente le sue grandi labbra per esporre meglio alla visione di Dorian quelle piccole e il buio orifizio vaginale che si apriva oltre l’imene lacerato.
«Come potrei dirti di no Eva? Mi stai eccitando come mai mi ero eccitato in vita mia, al punto di temere di non soddisfarti perché potrei avere un’eiaculazione precoce.»
«Non preoccuparti», rispose lei facendogli spallucce. «Verranno tempi migliori, ma prima fotografami ancora.» Eva si denudò completamente e gli disse:
«Ti piacciono, Dorian, le mie mammelle?»
«Eva», rispose lui con un tono fremente per l’emozione «il tuo corpo è tutto uno schianto. Campo più di cent’anni se oggi non mi prende un attacco cardiaco.» Le fissò i floridi seni eretti come ogive di proiettile e resi conturbanti da grandi aureole scure e sporgenti capezzoli polposi. Glieli fotografò nell’insieme e nel dettaglio: il monticello di un capezzolo in primo piano. Dal mirino della fotocamera la vide cambiare posizione. Si era messa inginocchiata e aveva sporto i glutei per mostrare oscenamente gli orifizi del culo e della fica. Che scena impudica gli mostrava! Si sentiva l’uccello duro come alabastro e avvertiva che dal forellino della sua uretra, fuoriusciva, abbondante come mai gli era capitato, il lubrificante liquido preseminale che gli bagnava i boxer Si rese conto di quanto somigliassero a vacche le femmine umane, in quella posizione anche se, viste in piedi e dal davanti, possedevano la più aggraziata silhouette del mondo animale. Le fotografò in modo ravvicinato l’orifizio anale così che l’immagine potesse esaltare ogni dettaglio, ogni grinza estesa verso i glutei che conferiva all’accesso addominale un’allettante forma stellare.
A Eva piaceva indugiare in quella posizione ed essere consapevole delle sue indecenze. Ne traeva un tale godimento mentale che la sua carnalità la spingeva a porsi le mani sui glutei per allargarli e mettere ancor più in evidenza le sue oscenità. «Adesso posa la fotocamera e chiavami Dorian e sborrami dentro la fica senza timore che rimanga incinta.»
Lui si stava slacciando gli Jeans, quando dalla vicina strada di campagna avvertirono entrambi dei rumori.»
In sella alla sua mountain bike scendeva un uomo sulla quarantina. Notando con la coda dell’occhio che cosa accadesse sul piccolo spiazzo erboso a una decina di metri dalla mulattiera, frenò bruscamente sollevando polvere e sassolini. Incredulo, gli venne di stropicciarsi gli occhi ma lo scenario rimase lo stesso. Una giovane donna, avvenente e nuda, si cimentava nell’assumere pose scurrili mentre un partner, si stava togliendo i pantaloni per fare ciò che era naturale facesse: montarla! Passata la sorpresa, il suo cazzo ebbe un’impennata repentina. «Forse stanno girando un video porno» si domandò. Poggiò la bici sul cavalletto, e si avvicinò cautamente fino a giungere presso i due e quando notò che la ragazza invece di ricomporsi le sorrideva, si sentì coinvolto nella tresca. “Sicuramente è una di quelle coppie disinibite che cercano le ammucchiate”
Dorian, che nel frattempo si era tratto in alto i pantaloni, vide l’intruso fissare con occhi bramosi Eva e carezzarsi la tuta sportiva sopra le parti intime. Si sentì il viso avvampare. Gli venne di pensare quanto fossero stati imprudenti a non addentrarsi di più nel bosco.
«È la tua ragazza?» gli chiese l’uomo con un sorrisetto teso per l’eccitazione.
«Non proprio», rispose lui.
«Un’amica intima allora?» gli chiese l’uomo.
«Sì… rispose Dorian con fare incerto.
«Me la fai chiavare?» gli domandò l’uomo senza usare mezzi termini.
«Non so se lei vorrà», rispose Dorian con voce ancora impacciata.
«Certo che voglio essere montata da questo bel signore sposato», rispose lei che aveva già notato la fede sull’anulare sinistro dell’ospite inatteso. «E tu ci fotograferai mentre scoperemo.» Quella frase, Eva l’aveva espressa con tanta libidinosa determinazione che Dorian si sentì obbligato a fare ciò che desiderava.
«Vieni, bello sconosciuto», lo invitò Eva con una tale spontaneità da fare sbalordire l’imprevisto ospite «ma prima fammelo vedere», aggiunse.
Infoiato l’uomo si abbassò la tuta e il suo cazzo, eretto vide la luce del giorno.
Eva guardò il pene del ciclista ed emise un sospiro di delusione riguardo alle sue dimensioni, ma il desiderio di farsi chiavare le pervadeva le membra al punto che si sarebbe fatta montare anche da un pene che in erezione avesse raggiunto a malapena gli otto centimetri di lunghezza.
L’uomo si accostò a quella splendida femmina con un’eccitazione tale che già avvertiva lo stimolo dell’orgasmo accerchiargli il glande. La vide arcuare la schiena e sollevare i glutei per esporgli maggiormente i suoi due tentatori quanto osceni orifizi. S’inginocchiò dietro di lei ma non fece in tempo a introdurle il cazzo nella fica che eiaculò schizzandole lo sperma sui glutei. Preso dalla vergogna, si rivestì, corse a raggiungere la bici e si allontanò pedalando rapidamente.
Eva si voltò a guardare Dorian che aveva assunto un’espressione stupita. Lo vide sorridere come fosse contento che il ciclista non l’avesse penetrata. Gli disse:
«Se ti rallegri perché non sia riuscito a scoparmi, significa che a me ci tieni.»
«Tu sei una splendida donna, conturbante per la tua sensualità ma non so se riuscirei a convivere con una femmina che cela dietro l’aspetto di ragazza riguardosa della moralità, un’indole tanto spregiudicata e dotata di lussuria così sfrenata.»
Eva gli rispose:
«Dorian, credi sia un delitto avere un’indole carnale? Non ho mai rubato, imbrogliato, sono ligia sul lavoro, ho una parola buona per tutti, non ho mai fatto sesso per lucrarci ma soltanto per soddisfare le mie necessità sessuali e donare piacere, non vedo perché tu non debba giudicarmi persona con la quale condividere l’esistenza. Solo perché mi piace il sesso mi giudichi una donnaccia permale e non perbene?»
«Eva, io non intendevo…»
«Certo che lo intendevi, non raccontare frottole Dorian! Puoi giudicarmi una ninfomane, un’assatanata di sesso, un’ingorda di cazzi e… e qualche volta ho pure leccato altre fiche godendone, e me la sono fatta leccare. Ho avuto uomini che mi hanno lasciato quando si sono accorti dei miei appetiti sessuali eccessivi, sebbene abbia giurato che sarei stata loro fedele con i sentimenti ma non con il corpo, anzi che cercavo la loro complicità.» Eva fece una pausa poi aggiunse:
Una compagna sempre in cerca di sfoghi sessuali e che possiede una fantasia erotica sregolata, ti sarebbe troppo d’ingombro? Ti sentiresti un cornuto, ti vergogneresti con gli amici se scoprissero la mia natura?»
Dorian l’aveva ascoltata in silenzio, imbarazzato e confuso.»
«Rispondimi Dorian!» lo sollecitò lei.
«Beh, potresti andare a farti consigliare da uno psicologo e…»
«Dorian, ci ho provato e lo sai che cosa mi ha risposto, lo psicologo? Che la mia è solo una necessità fisica, poi mi ha sdraiato sul lettino e mi ha leccato la fica facendomi venire quattro volte. Mezz’ora dopo, per strada, avevo ancora una gran voglia di sesso. Ho dovuto masturbarmi nel bagno di un bar. Sono andata a casa e mi sono ancora masturbata pensando a scene erotiche. Avverto, però, di avere bisogno di un uomo che io possa amare con il cuore, accarezzare, al quale preparare manicaretti gastronomici, ma che possa essere anche complice nelle mie necessità sessuali.»
«Non so che dirti Eva. Potremmo provare ma senza prometterti che…»
«Ti capisco, Dorian» rispose lei, ma dimmi: hai avuto un’erezione quando hai visto che mi mettevo alla pecorina per farmi chiavare dal quel ciclista?»
«Ammetto di averla avuta, però mi sembra che la mia erezione fosse dovuta a una reazione naturale.»
Lei fissò sottecchi e gli propose:
«Vogliamo andare a fare un’altra verifica per capire se ti piace davvero vedermi fare sesso con altri maschi?»
«Come?» chiese Dorian.
«Per recarci in questo posto abbiamo percorso una strada di campagna poco frequentata, con casolari e villette sparse qua e là. Ebbene potremmo metterci a metà di un rettilineo e…»
Dorian fermò l’auto a metà di un lungo rettifilo, in piccolo spiazzo. «Va bene qui?» domandò a Eva.ۚ»
«Migliore di questo posto non potevamo trovarlo, perché sta per arrivarci l’ombra e rimane dirimpetto a un altro spiazzo assai più largo», approvò lei. Frugò nella borsetta e ne tolse due mascherine nere. «Mettila». gli suggerì.
«Non capisco perché dobbiamo indossare mascherine e nemmeno quali siano i tuoi intenti»,le domandò Dorian.
«Aspetta e vedrai», rispose lei rivolgendogli un sorrisetto intrigante.
Qualche minuto dopo, videro, in lontananza, approssimarsi un’auto.
Lei attese che la vettura fosse a un centinaio di metri e si aprì la camicetta esponendo le mammelle.
Alla guida dell’auto scorsero una donna di mezza età che, distratta dalla guida, forse nemmeno si accorse che la donna nell’auto avesse messo in mostra le mammelle.
«Adesso, Dorian, hai capito perché abbiamo messo le mascherine? La nostra città è piuttosto grande, ma è meglio rimanere anonimi. Poi trovo c he mettere la mascherina sia intrigante.»
Lui si limitò ad annuire. Pensò che il temporale lo avesse indirizzato a fare la conoscenza di una ragazza dalla fantasia erotica al calor bianco.
Lei si riaccostò i lembi della camicetta e si mise in attesa che passasse qualche altro veicolo.
Dalla curva, che distava forse non più di trecento metri da loro, apparve un grosso fuoristrada.
Eva attese che il veicolo si approssimasse e aprì ancora una volta la camicetta. Notarono alla guida un uomo che poteva essere sulla cinquantina. Lo videro sgranare gli occhi, poi imprimere alla vettura una brusca frenata che non fu tuttavia sufficiente a impedire che si fermasse oltrepassandoli di una ventina di metri. Lo videro mettere la retromarcia, fermarsi dalla parte opposta della strada e guardare verso di loro, lo sguardo stupito e allo stesso tempo guardingo.
«Puoi scendere», le disse dopo avere abbassato il finestrino e rivolgendogli un sorrisetto ammiccante. «Ho una gran voglia leccarti là dove non batte mai il sole e lo faccio gratis Non sono una battona.»
Videro l’uomo aprire lo sportello, accennare a scendere, poi rimanere indeciso su cosa fosse meglio fare.
Eva,m per essere più libera nei movimenti, si sfilò la camicetta, poi allungò la mano verso di lui e mosse l’indice della mano sinistra avanti e indietro per sollecitarlo a scendere, ma l’uomo rimise in moto il fuoristrada e si allontanò.
«Beh, non sempre capita di trovare persone disposte a prestarsi, sebbene ciò che vedono le arrapi: temono un inganno.»
Lui non rispose; era letteralmente sconcertato dalla spregiudicatezza della ragazza. Anzi pensava di essere divenuto sbianco in viso, piuttosto che rosso per l’imbarazzo.
Qualche minuto dopo, scorsero una persona che si approssimava montando uno scooter.
Si trattava di un tale piuttosto anzianotto, sulla settantina, che quando fu tanto vicino da potere scorgere le mammelle della giovane donna, in tutta la loro procacità, rallentò fino a fermarsi. Mise i piedi a terra e pose il motorino sul cavalletto. La sua espressione mostrava lo stupore di chi non credeva a ciò che vedevano i suoi occhi. La giovane donna, seduta in un’auto, parcheggiata sul lato opposto della strada, seguitava a mostrargli il petto nudo e gli sorrideva seducente. Ma era accompagnata da un uomo ed entrambi avevano sugli occhi delle mascherine nere. Ciò lo mise sul chi va là.
Eva, leggendo incertezza sul viso dell’anziano, lo invitò ad attraversare la strada e approssimarsi al suo finestrino.
«Volete tendermi una trappola per derubarmi?» disse l’uomo. «Vi avverto», aggiunse «che non ho con me un solo centesimo.»
«Non si preoccupi», rispose Eva «non sono una battona ma una ragazza che ha sempre voglia di fare sesso con gli sconosciuti.»
«L’uomo che si trova al posto di guida,chi è?» volle sapere l’anziano.
«È il mio il mio ragazzo e ci fotograferà mentre a lei succhierò quel posto in cui non batte mai il sole.»
«Insomma», volle sapere l’uomo «dovrei aspettarmi che lei mi faccia un pompino qui dove qualcuno potrebbe vederci?»
«Certo, mi piace il rischio ma lei avrebbe tutto il tempo di ricomporsi perché avvertiremmo il rumore del veicolo in avvicinamento. Il rettilineo è lungo…»
L’anziano si stropicciò il mento, poi le rispose:
«Il pompino me lo fa con l’ingoio, nel senso che posso venirle in bocca?»
«Certo», rispose Eva usando un termine ancora più scurrile «potrà sborrarmi sulla lingua e non sputerò il suo sperma ma lo inghiottirò. Spero che non si sia masturbato ieri altrimenti avrebbe il serbatoio un po’ scarico ed io in fatto di quantità sono molto esigente.»
L’anziano guardò la donna con un’espressione stupefatta. In vita sua, mai gli era capitata una situazione tanto “particolare” tuttavia esitava ad attraversare la strada. Vide la donna mettersi un dito in bocca e simulare il movimento del pompino. Istintivamente si toccò la patta muovendo la mano sopra essa. Sentì la donna che gli diceva:
«Da quanto tempo non scarica le sue riserve?»
«Da una ventina di giorni», rispose. «Mia moglie, purtroppo, non è più portata al sesso ed io non ho più un gran che voglia di masturbarmi.»
«Ma io non sono sua moglie e ho sempre voglia di sentire un cazzo in bocca e se ha problemi di erezione, le assicuro che le mie labbra funzionano meglio del viagra.»
L’anziano si stava muovendo per attraversare la strada, quando, in lontananza, scorse un gruppo di ciclisti amatoriali avvicinarsi. Fece un gesto di stizza e s’immobilizzò. Vide l’accompagnatore della donna parlarle e lei rispondergli, ma non riuscì a capire quel che si dicessero, sebbene il finestrino della donna fosse aperto.
Dorian osservò il gruppo di ciclisti approssimarsi. Notò che uno di loro precedeva altri quattro di una trentina di metri. Disse sottovoce a Eva:
«Copriti! Questo posto sta divenendo troppo affollato. Sarebbe meglio che ce ne andassimo.»
«Perché mai?» rispose lei esponendo le sue mammelle ai nuovi arrivati. «Non sono che dei ciclisti amatoriali. Oggi non mi sarei aspettata tanta fortuna. Prepara la fotocamera, Dorian.»
Il ciclista che precedeva gli altri, un ragazzo sui venticinque anni, scorse l’auto parcheggiata sulla piazzola. All’interno vide scorse una bella ragazza, che esponeva un seno un seno opulento e sodo. Frenò bruscamente, ma non fece in tempo a chiedere all’anziano che cosa accadesse, quando i suoi compagni lo raggiunsero.
«Porca puttana», esclamò uno del gruppo «quella bella gnocca con la mascherina chi è?» «Una che si era prestata a farmi un pompino, prima che arrivaste voi. Adesso non so se sarà sempre disposta perché qui comincia ad esserci troppa gente», rispose l’anziano.
«È una battona?» chiese un altro. Poi aggiunse:
«Ti ha chiesto quanto voglia?»
«A me non ha chiesto niente», rispose l’anziano. «Credo che sia…come si chiamano quelle persone che amano farsi vedere mentre fanno sesso.»
«Esibizioniste», disse un altro al quale giunse la voce della ragazza che diceva, con dolcezza provocante:
«La proposta che ho fatto all’anziano, vale anche per voi: tutti voi! Le mie labbra fremono solo al pensiero di prendervelo in bocca a tutti quanti. Fatevi avanti, uno alla volta. Vi farò un pompino dal finestrino.»
«Bella Signora, perché non vuole scendere?» chiese uno dei ciclisti. «Ha belli solo il petto e il viso ma ha le gambe storte e grassocce? Magari adipose?»
Eva si lasciò andare a una risata cristallina, poi aprì la portiera, scese, si accertò che non sopraggiungessero veicoli da entrambe le direzioni, e si denudò esponendo, agli sguardi di tutti la sua snella siluette, la pelle alabastrina e la folta peluria che le ricopriva il pube.
Ciclisti e anziano rimasero sbigottiti.
«Rimanete pure col casco e posate le biciclette», li sollecitò ancora Eva rientrando in auto. «Fremo dalla voglia di inghiottire lo sperma di tutti voi.» Li vide posare le biciclette da corsa sui margini della strada, togliersi il casco e attendere che la signora chiamasse il primo.
«Tu, con la barbetta da intellettuale, vuoi avere l’onore di inondarmi la bocca con il tuo candido sperma, per primo?»
«Sì…certo», rispose lui titubante. Si voltò verso il compagno che gli stava di fianco e gli sussurrò:
«Massimo, vuoi andarci tu, per primo?»
«No, vieni tu per primo», lo sollecitò ancora Eva. «Oppure devo pensare che la maggior parte dei maschi sono spaccamontagne solo a parole ma diventano agnellini titubanti se presi alla sprovvista?»
Il ciclista si sentì spingere di spalle da un compagno, perché non indugiasse ancora. Attraversò con quel passo da papera che le scarpette da ciclista, senza tacchi. imponevano. Giunto presso la portiera si fermò senza sapere che fare.
«Beh?», lo sollecitò Eva «che aspetti a tirarti giù i calzoncini?»
«Signora, stiamo pedalando da due ore e mezzo. Lo troverà maleodorante di sudore…»
«Mi piace l’odore del cazzo non lavato, non preoccuparti.»
Il ciclista si accertò che nessun veicolo fosse in vista, poi abbassò calzoncini e slip a metà coscia, esponendo a Ilenia un pene di medie dimensioni, semieretto. Sentì la donna dirgli di avvicinarsi ancora di più al finestrino aperto.
«Ecco bravo così! Sei proprio d’altezza giusta perché possa succhiartelo senza problemi di posizione.» Ilenia schiuse le labbra, il cui rossetto era ancora spalmato alla perfezione e dava ad esse lo stesso fascino che ha una nevicata ancora vergine d’impronte. Senti l’uccello del ciclista erigersi completamente nella sua bocca. Le piaceva sentire i cazzi inturgidirsi nella sua bocca. Le dava una sensazione di predominanza. Aveva ragione il ciclista a dirgli che non l’avrebbe trovato profumato, ma lei era talmente famelica di cazzi che la sua mente trasformava in piacevole piacere cerebrale anche esalazioni non proprio odorose. Prese a succhiargli l’uccello con voluttà, socchiudendo gli occhi. Gli leccava il glande facendo strisciare la lingua sul frenulo e soffermandosi a titillarlo. Era esperta dell’anatomia maschile e sapeva quanto quella parte fosse piena di terminazioni nervose, che spesso mandavano in brodo di giuggiole chi provava in quel punto il tocco leggero di una sapiente lingua femminile.
«Arriva un’auto!» disse ad alta voce uno dei presenti.
Il ciclista si ricompose frettolosamente, poggiò una mano sul tettuccio dell’auto, come per far intendere a quello o quelli della vettura, che si era fermato a conversare con persone che conosceva e che i suoi compagni lo attendessero.
Intanto il sole era calato dietro il poggio lasciando in ombra tutta la strada.
Ormai libero dagli orpelli del riguardo, il ciclista tornò ad abbassare gli indumenti e lo cacciò di nuovo in bocca alla bella ragazza che prese a succhiarglielo con sapienza e tocco delicato di lingua, senza fretta ma con affondi tanto improvvisi, seguiti da rapide ma brevi ciucciate da farlo rimanere senza fiato. Quella bella sconosciuta le stava facendo un pompino che nemmeno era da paragonare a quelli che riusciva a farsi fare, non più di una volta al mese, da una moglie volenterosa ma schifiltosa e riluttante. Incominciò ad avvertire lo stimolo dell’orgasmo quando vide la donna prendergli tutto il cazzo in bocca, poi la sentì muovere i muscoli della gola attorno ad esso come per stringerglielo in un irresistibile, morbido, umido abbraccio muscolare della gola. Socchiuse gli occhi e godé quegli istanti che procedono l’orgasmo, quegli attimi in cui la sensazione che il flusso del piacere fisico, moltiplicato per lui dalla situazione ambientale, pare si stacchi dal cervello come una meteora, per inondare il glande. È solo durante l’orgasmo, prima dell’esplosione dell’acme, in cui sovviene il pensiero “dopo ciò mi colga pure la grande signora in nero.” Ma a quella bella signora in carne ed ossa, che gli succhiava il cazzo con maestria ineguagliabile, non glielo avrebbe tolto di bocca nemmeno se fosse passata una processione di suore.. Disse in uno spasmo di goduria:
«Sto per venirti in bocca, mia bella sconosciuta. Con la coda dell’occhio scorse l’uomo che l’accompagnava maneggiare la fotocamera per riprendere l’estasi. Che fosse suo marito consenziente? Un voyeur raffinato che con la moglie condivideva certe vocazioni sessuali? L’orgasmo gli esplose nel glande come una miriade di fuochi artificiali multicolori. Abbassò gli occhi per godersi quel capolavoro di succhiata. Sentiva la sequenza degli zampilli spermatici uscirgli dall’uretra per straripare nella bocca della signora. Vide sul suo viso generarsi due fossette nelle guance, segno evidente che non si limitava a succhiargli il cazzo ma addirittura glielo mungeva, come volesse prelevare dal suo corpo fino all’ultima stilla di sperma. Non ce la fece a trattenere un prolungato gemito di goduria. Mugolò, rimase senza fiato, gemette mentre dal suo glande avvertiva che lo zampillio seguitava, come se volesse durare per sempre, unici istanti in cui è dato percepire l’eternità. Avvertì il fiotto scemare. Pensò di averle affogato la lingua nella sborra. A un tratto, come per incanto, una rimonta dello stimolo orgasmico. Mai gli era capitato di avere una rimonta del piacere fisico. Disse alla donna, quasi gridando:
«Succhi ancora mia generosa signora, succhi, succhi, succhiii, ahhh sììì cosììì. Il secondo orgasmo non lo avvertì intenso come il primo e l’espulsione dello sperma fu molto inferiore, ma per la prima volta aveva sperimentato ciò che gli era sempre parsa una leggenda metropolitana cioè che i maschi potessero avere due orgasmi consecutivi. Fece in tempo a vedere la donna inghiottire il suo sperma. Notò che le sue mammelle erano lucide di sudore, segno evidente dello sforzo mentale e fisico che le era stato necessario per porre termine al doppio orgasmo. Appoggiò la testa sul tettuccio dell’auto e chiuse gli occhi. Avvertì sull’asta del cazzo rimasto ancora eretto, una sorta di frescura. Segno evidente che la signora se l’era tolto di bocca, e adesso, ancora bagnato di saliva, percepiva, in contrasto con la calda bocca femminile, la fresca carezza dell’aria. Gli giunse un vocio proveniente dalla parte opposta della strada. C’era chi diceva
“Porca vacca che roba!”
“Puttana Eva che pompino!”
“Adesso vado io!”
“No, facciamo la conta!” Oppure:
La signora è una maiala irriducibile, una ninfomane del pompino. Avete visto, ragazzi, come pompava con enfasi l’uccello di Pietro? Gli ha ingollato lo sperma fino all’ultima goccia ma adesso attendiamo che riprenda fiato.”
Eva rassicurò tutti dicendo loro che la sua bocca avrebbe soddisfatto tutti. Disse però che il suo secondo ospite doveva essere l’anziano. «Precedenza ai vecchietti decretò facendo cenno all’anziano di approssimarsi all’auto.
L’anziano fece un risolino sfottente nei confronti dei ciclisti, per essere stato scelto prima di loro, ma prima di attraversare la strada si sentì dire dalla signora che si sarebbe dovuto abbassare fino a metà cosce calzoni e mutande, poi approssimarsi all’auto procedendo a pantaloni calati.
Una risata corale accompagnò l’anziano mentre in modo goffo e barcollante, si approssimava all’auto.
«Signora», disse uno dei ciclisti «le occorrerà almeno mezz’ora per farglielo drizzare, e un’altra mezzora per farlo venire. Non vogliamo fare notte!»
Eva fece loro un sorriso malizioso, attese che l’anziano si fosse approssimato al finestrino, gli osservò il cazzo moscio e i peli pubici schiariti dall’età. Gli chiese quanti anni avesse.
«Se…settantaquattro», rispose l’uomo, la voce tremolante per la tensione e l’emozione.
«Hai un bel cazzo» gli disse la donna «Sono convinta che se avessi avuto trent’anni meno avresti attraversato la strada a cazzo in resta.»
«Insomma…beh…sì.»
«Sei emozionato?»
«Un pochino.»
«Si sbrighi signora», disse un ciclista. «Non si perda nei preamboli, o al vecchietto prenderà un malore.»
Eva ignorò il sollecito e, per attenuare la tensione emotiva che leggeva nel volto dell’anziano, gli domandò come si chiamasse.
«Quinto», rispose lui con un tono tremolante.
«Vedo che sei sposato», disse Eva ammiccando la fede nuziale nell’anulare sinistro dell’uomo. «Tua moglie te l’ha mai preso in bocca!»
«Qualche volta, quando eravamo più giovani, ma non mi ha mai consentito di…»
«Ho compreso, quel che intendi dire, ma adesso calmati, Quinto e approssimati di più alla macchina, così che possa succhiartelo meglio.» Eva prese in mano il cazzo moscio dell’uomo e soppesò i testicoli. Poi lo scappellò tirandogli giù la pelle del prepuzio. «Lo sai, Quinto, che hai un bel cazzo fornito da due testicoli belli grossi? Sono convinta che sborravi come una fontana quando avevi vent’anni.» Alla sua domanda l’anziano rispose solo con un cenno affermativo. Notò che non era particolarmente pulito, ma a lei piaceva se il cazzo incominciava a emanare l’odore acre del sesso che non aveva avuto un incontro ravvicinato col sapone da almeno tre giorni. Glielo prese in bocca, completamente scappellato. Poi incominciò a succhiarglielo. Trovava fosse mentalmente arrapante prendere in bocca un cazzo moscio e sentirselo crescere tra lingua e palato. Succhiò l’uccello dell’anziano per alcuni minuti di seguito senza ottenere il benché minino accenno di erezione. Provò allora a cambiare “tattica”. Incominciò a dargli rapidi tocchi di lingua sul frenulo. Toccate, fughe e linguate. Incominciava ad avvertire la fronte imperlata di sudore quando colse i primi risultati: l’uccello incominciò ad avere i primi segnali d’erezione.
Il cazzo dell’uomo aveva raggiunto una semierezione, quando un ciclista avvisò che una vettura aveva imboccato il rettilineo.
L’anziano si rimise i pantaloni e, su suggerimento della signora, chinò la testa all’altezza del finestrino per dare a intendere a chi transitava che fosse lì per conversare.
La vettura era il SUV già transitato. L’uomo che lo guidava, vedendo il gruppetto di gente, rallentò fino a fermarsi. Domandò se fosse successo qualcosa. Un ciclista gli spiegò che cosa accedesse. L’uomo, stavolta, rassicurato dalla presenza di altre persone, parcheggiò il grosso SUV nell’ultimo spazio vuoto rimasto sulla piazzola e attese il suo turno.
Eva, intanto, si era impegnata al massimo per portare il cazzo dell’anziano in piena erezione. «Hai un cazzo bello grosso, Quinto», gli disse durante un attimo di pausa che gli servì per aggiustarsi la mascherina sul volto. Seguitò a succhiarglielo, leccarglielo, prendergli in bocca i testicoli, ora uno, ora l’altro, alternando l’atto ad una masturbazione manuale. Vedeva il glande dell’uomo divenire sempre più paonazzo per il turgore cagionato dal sangue che in esso stagnava, ma lui non dava segnali di essere prossimo all’eiaculazione. Dalla parte opposta della strada le giunse la voce di un ciclista che gli disse:
«Signora, si liberi di quel vecchietto e prenda in bocca il mio randello prima che le s’indolenziscano le mascelle.»
Il sole era tramontato e ancora Eva non voleva arrendersi. Si sentiva la bocca asciutta dal gran ciucciare ma l’anziano non dava ancora segnali di sborrare. Decise allora di giocare la carta della masturbazione rapida manuale Incominciò a fargli una sega con un ritmo velocissimo. Dopo un lungo minuto durante il quale Eva sentì rivoli di sudore colarle giù per la schiena, l’anziano incominciò a respirare come lo facesse con affanno. Era certa di essere riuscita a fargli avere gli stimoli dell’orgasmo. Moltiplicò la rapidità della masturbazione. Sentì l’uomo emettere un gemito, poi un altro. Era sicura che di lì a qualche secondo, avrebbe eiaculato.
«Sto per sborrare…!»
Eva cessò immediatamente di masturbarlo e riprese a spompinarlo. Avvertì lo sperma dell’anziano riversarsi nella sua bocca. Succhiò il cazzo fino a che il suo proprietario non le sfilò l’uccello, già mezzo moscio, dalla bocca. Assaggiò la consistenza dello sperma come avrebbe fatto un assaggiatore di vini. Giudicò quel seme piuttosto inconsistente nella densità e poco aspro, ma che cosa poteva aspettarsi da un anziano di settantasei anni, che lo avesse denso e cremoso come quello di un venticinquenne? Era già molto se era riuscita a farlo eiaculare. Solo allora si accorse che il sudore le traspirava anche dagli avambracci.
Si appoggiò alla spalliera del sedile, trasse un lungo sospiro e, spossata, per quell’interminabile fellatio quasi over settanta, appoggiò la schiena al sedile ma aveva gli occhi che luccicavano dal desiderio che aveva ancora di cazzo. Fece cenno alla congrega di avere bisogno di cinque minuti di pausa, dopodiché chiamò il successivo ciclista. Vide che fecero di conto per scegliere ci dovesse andare. La conta favorì quello che probabilmente era il più giovane della combriccola: un ragazzo di poco sopra la ventina, biondo e con un pinzetto che gli ricopriva il mento. Trasse coglioni e cazzo fuori dei calzoncini attillati e attraversò la strada inseguito da un vocio che lo sollecitava a fare presto.
«Come ti chiami», gli domandò Eva sorridendogli con uno sguardo seducente.
«Sauro», rispose il giovane.
«Sei un gran bel ragazzo ed io adoro lo sperma dei bei ragazzi. Mi ci faccio i gargarismi, prima di inghiottirlo.»
«Quelle parole accesero tanto la libido al ragazzo, che eiaculò nel momento il cui diresse il cazzo verso la bocca di Eva.
Lei fu pronta a spalancare le labbra e succhiare l’uccello di Sauro spremendoglielo tra lingua e palato. Poi come aveva promesso, trasformò il denso sperma giovanile in una sorta di colluttorio e con esso fece dei gargarismi prima di inghiottirlo.
«Bravo il nostro Speedy Gonzales del pompino», disse un altro ciclista mentre, con il cazzo in mano, duro come il granito, si accingeva ad attraversare la strada.
Cominciava a imbrunire, quando Eva terminò di inghiottire l’ultima sorsata di sperma, quella dell’uomo che guidava il SUV.
«Chi vuole urinarmi in bocca», domandò ancora Eva al gruppetto che si preparava ad andarsene. «Hoi bisogno di sciacquarmela.»
Risposero tutti “IO” all’unisono.
«Venite tutti presso il finestrino», li sollecitò Eva «Il signore più anziano mi piscerà in bocca per ultimo, intanto stia attento che non arrivi gente.» Sporse il viso dal finestrino e a uno le riversarono in bocca, chi più, chi meno, la loro pioggia dorata che gorgogliò, spumosa come birra alla spina, nella sua bocca per poi fuoriuscirne, ruscellare sulla fiancata dello sportello e formare una larga chiazza grigia sulla ghiaia dello spiazzo.
Era calata la sera, quando Dorian mise in moto. Allibito per quel che aveva visto, iniziò a guidare senza rivolgere una sola parola a Eva.
«Beh?» disse lei «ti sei impermalito perché ancora non ho ciucciato il tuo?»
«No», riuscì a dire Dorian «ma devi ammettere che…»
«Che desidero andare in un luogo boscoso in cui delle belle signore, con il consenso dei loro mariti si fanno fare culo e fica da gruppi di sconosciuti?»
«Non sarebbe meglio che cenassimo, invece?» rispose Dorian, allibito per il famelico appetito sessuale di quella bella ragazza, con un visetto da educanda.
«Dopo», rispose Eva, inviandogli un sorrisetto sornione, poi aggiunse: «Voglio arrivare nel luogo prima di altre possibili concorrenti. A te farò un pompino per ultimo e c’è una ragione: se te lo facessi adesso, potresti decidere di tornare a casa, invece voglio che la tua libido non perda il filo perché ti attendono ancora almeno tre ore di eccitante sesso all’aperto. Se mi giudicassi una ninfomane, sbaglieresti perche quelle cercano in continuazione sesso per raggiungere l’orgasmo agognato senza riuscire a provarlo. Invece io sono venuta cinque volte mentre leccavo i cazzi di quella gente e voglio arrivare almeno a dieci. Adesso ti indico il luogo in cui dovrai portarmi: torna al bivio con la statale, volta a destra e prosegui per…
IRIS
L’uomo aprì la portiera, accennò a scendere, poi rimanere indeciso su cosa fosse meglio fare.
Poi aggiunse
Una mogli in cerca di un cazzo enorme

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